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In Turchia si rafforza la dittatura di Erdogan e l’Europa sta a guardare

Vinto il referendum sul filo di lana, 51 a 49, il presidente turco Erdogan rafforza la sua posizione e marcia tranquillo verso la trasformazione della Turchia in una moderna dittatura. Erdogan non ha mai nascosto di considerare la democrazia, in questo caso il voto, non un fine ma solo un mezzo. Insomma, una sorta di taxi che uno prende quando vuole e poi buonanotte a tutti. Fa paura sentire le persone comuni, intervistate sui rilievi critici che arrivano dall’Europa sui possibili brogli, considerarli come attacchi al loro amato leader. C’è da dire che Erdogan vince grazie al popolo meno istruito, quello che vive nelle campagne e rimane attaccato ai vecchi riti del tempo che fu. Nelle città, dove circola un po’ di cultura, il No al dittatore ha vinto. Ma non è bastato, e ora Erdogan può metter mano dove vuole e fare quello che gli pare almeno per i prossimi 10 anni. A l’Europa toccherà vigilare e intervenire, magari in maniera più energica di quanto visto finora, per far sì che si rispetti il diritto internazionale, si svuotino le galere piene di oppositori,  si stringano accordi commerciali senza che questi prevalgano sul rispetto della dignità umana.

Nico Perrone

18 aprile 2017

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