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Tu sei diversa. Non puoi venire alla cena di classe

Esclusa dalla cena di classe, con un messaggio via Whatsapp, perché disabile. Meglio di no, hanno pensato le compagne di classe di una studentessa che a Parma si è vista negare la partecipazione a un momento di convivialità tra chi ha diviso i banchi di scuola per tutto l’anno. Un rifiuto veicolato in modo diretto, senza fronzoli, ma anzi amplificato da insulti e messaggi umilianti quando la giovane ha provato a difendersi, assicurando che la presenza di un genitore, imprescindibile per la sua partecipazione alla cena, non sarebbe stata di disturbo perché il padre o la madre si sarebbero messi da parte. Ma le compagne di classe hanno respinto anche quel tentativo disperato per non essere esclusa, per non far diventare realtà quel principio che sottende quei messaggi, cioè tu sei diversa. Tu non puoi venire perché sei handicappata.

Questa storia ci dice molto sui pregiudizi che ancora accompagnano le convinzioni di molte persone, giovani in primis, in riferimento al tema della disabilità. Pregiudizi che si alimentano di informazioni sbagliate e di un retaggio culturale che negli anni, nonostante campagne di informazione e leggi sull’inclusione, hanno continuato a vedere nella figura del disabile uno scarto, qualcuno da tenere ai margini, di cui avere compassione senza essere tuttavia coinvolti in prima persona. Pregiudizi fuorvianti che impongono un cambiamento culturale importante affinché la disabilità venga percepita per quella che è, sicuramente non un limite alla partecipazione a una cena di classe.

Il pregiudizio è negli occhi di chi guarda alla disabilità in modo errato senza comprenderla a fondo. È negli occhi e nei pensieri di chi non riesce a vederla anche come un’occasione anche di crescita, individuale e sociale.

Come uscire da questo cortocircuito? Una risposta prova a darla uno
dei decreti attuativi della legge 1’7 (Buona scuola) che promuove norme volte a
favorire l’inclusione in ambito scolastico. La storia che arriva da
Parma, infatti, nasce e si alimenta in un contesto, quello scolastico,
che dovrebbe contribuire ad abbattere i pregiudizi, attraverso
l’educazione, non di certo a farli sviluppare senza argini.

Le misure previste mirano a garantire una scuola sempre più
accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il
ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e
coinvolgendo tutte le componenti del personale scolastico. È un
aspetto, quello della collegialità dell’intervento a sostegno
dell’inclusione, che non va sottovalutato perché la riuscita di questo obiettivo culturale ed educativo ha bisogno anche della pluralità dei
soggetti coinvolti. Più soggetti, diversi, partecipano, più efficace
può essere il risultato.

In particolare viene rivista la formazione iniziale dei docenti di
sostegno della scuola dell’infanzia e primaria, attraverso
l’istituzione di un corso di specializzazione ad hoc a cui si accede
dopo aver conseguito la laurea in Scienze della formazione primaria. Il provvedimento introduce inoltre l’obbligo di tenere conto della
presenza di alunne e alunni diversamente abili per l’assegnazione del
personale Ata alle scuole. Nel processo di valutazione delle
istituzioni scolastiche viene introdotto il livello di inclusività.
Ogni scuola dovrà predisporre, nell’ambito del Piano triennale
dell’offerta formativa, un Piano specifico per l’inclusione.

Sono misure che dovranno rafforzare una strategia educativa per il rispetto della disabilità
attraverso un cambiamento culturale importante. Perché a quella
ragazza disabile, esclusa dalla cena di classe, possa essere riconosciuto tutto il diritto di
parteciparvi, senza vedersi cucita addosso l’etichetta dello stigma sociale che è ben più difficile da abbattere di ogni barriera architettoniche.

On. Vanna Iori

01 luglio 2017

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