AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

Quegli incendi bruciano l’etica del bene comune

Brucia l’Italia. E brucia l’Italia più bella, dalla Costiera
amalfitana al Parco nazionale del Cilento, da Posillipo a Castiglione
della Pescaia. Ettari di terra arsi dalle fiamme, distrutti,
destinati, in molti casi, a non avere più la possibilità di ritornare
alla loro bellezza originaria, quella che rende unico il nostro Paese. Gli incendi che stanno divampando in questi giorni sono frutto di mani scellerate, di piromani assoldati dalle organizzazioni criminali.

Le prime e complesse indagini portate avanti dalle autorità competenti hanno messo in luce l’origine dolosa dei roghi. Niente incidenti, nessuna sfortuna, ma un disegno studiato e messo a punto con precisione e con codardia perché i piromani agiscono di nascosto, spesso di notte, incuranti di tutto ciò che esiste al di fuori del proprio giardino di casa.

Dietro questo omicidio ambientale, che tra metà giugno e metà luglio
ha registrato la distruzione di tanti ettari di boschi e terreni
quanti nell’intero 2016, c’è la totale assenza dell’etica del bene comune.

Perché distruggere parte del nostro territorio, con modalità così diffuse e premeditate , è distruggere il futuro del bene più prezioso del nostro paese. E’ quando l’etica del bene comune vacilla che emergono i comportamenti più violenti e autolesionistici. Chi pensa, infatti, che i roghi possono arrecare danni solo a terzi sbaglia perché non si rende conto che in realtà crea un danno anche a se stesso. Ciò che brucia non può rinascere se non dopo decenni o forse mai e la distruzione è il simbolo di un passo azzardato e violento dal quale non si può tornare indietro.

Il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico va difeso da questa
deriva che, puntualmente, prova a imporsi ogni estate, arrecando danni a cose e persone, un patrimonio, fatto di luoghi collettivi e sociali.

Le sanzioni nei confronti dei piromani vanno inasprite così come
importante è l’azione di sorveglianza che va messa in campo a tutela
del nostro patrimonio paesaggistico. Il lavoro svolto in questi giorni dalle squadre di intervento e di soccorso ha funzionato alla
perfezione, ma è evidente che occorre potenziare anche l’attività di
prevenzione. E la prevenzione, in questo caso, passa per un’assunzione di responsabilità collettiva che rimetta al centro proprio l’etica del bene comune. E’ la stessa prospettiva che si adottò, ad esempio, a metà degli anni Novanta, quando il tema del buco dell’ozono e, più in generale, dell’inquinamento climatico, sviluppò, anche in Italia, una coscienza critica collettiva che si tradusse anche in comportamenti virtuosi.

La stessa prospettiva va recuperata ora perché non possiamo essere
solo il Paese degli angeli e dei salvatori, ma anche quello di chi è
capace di fermare in tempo la furia distruttiva degli sciacalli, di chi crede che distruggendo il nostro patrimonio paesaggistico può
ottenere un vantaggio personale superiore all’interesse collettivo.

On. Vanna Iori

19 luglio 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988