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Pisapia e Alfano mollano, fuggi fuggi dal Pd. Ma Renzi insiste: avanti con gli altri

Anche l’avvocato Pisapia ha gettato la spugna. Dopo mesi di tira e molla, si è reso conto che la missione di creare un movimento di centrosinistra alleato del Pd a guida Renzi era impossibile. Troppi distinguo, troppi mugugni. Alla fine il colpo mortale, il canto irresistibile del presidente Grasso e dei suoi Liberi e Uguali che gli ha scippato mezzo Campo progressista. Così ha detto basta, se ne tornerà a Milano ad occuparsi di altri sinistri.

   Pure Angelino Alfano, leader di Ap, che abbandonando Silvio Berlusconi con le sue truppe ha salvato più volte i governi a trazione Pd, ha deciso di tornare a casa. Non si candiderà, non farà nessuna alleanza col Pd di Renzi, e pure lui si cercherà un nuovo lavoro. Il Pd, insomma, è più solo. Non trova alleati e quelli che restano, oltre a pochi voti, hanno molte pretese. Pretese che vanno a scontrarsi con quelle dei tanti Dem che rivogliono il loro seggio già sapendo che la metà non ce la farà.

   Futuro complicato, reso ancor più difficile da una legge elettorale che sembra tarata su misura per far vincere tutti tranne il Pd. Una beffa. Perché con tre aree in campo, centrodestra, M5S e Pd, al momento è proprio quella Dem la più debole, quella che rischia di rimanere fuori dalla contesa. Gara che si giocherà, in molti collegi, su pochi punti, ed avere un nemico a sinistra, anche del 5 per cento,  farà male.

   Renzi comunque non demorde, va a testa bassa. Ha chiamato a raccolta i fedelissimi e dettato la nuova linea: si prosegue, con quelli che ci stanno… i Radicali di Emma Bonino, i Verdi di Bonelli, Zedda, Casini e quel che resta del centro, forse Cicchitto e Lorenzin di Ap? ma alla fine si tornerà al punto: garantire posti togliendoli a quelli del Pd. Chi si sacrificherà?

Nico Perrone

07 dicembre 2017

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