Onestà emotiva per spiegare la separazione ai figli

Come lo dico, ora, ai miei figli? Quante volte questo interrogativo lo abbiamo  sentito risuonare nelle parole di un parente, di un amico o di un conoscente che ha deciso di separarsi dal proprio partner e non sa
quali parole utilizzare per non ferire i propri figli? Eppure questo
interrogativo può trovare una risposta rassicurante nell’onestà emotiva.

Non nascondere il conflitto di coppia ma parlarne, e parlarne insieme, può rappresentare lo strumento concreto per trasformare il dolore della separazione in un’occasione di crescita per i ragazzi. Spesso i genitori non raccontano la verità sui motivi che li hanno condotti alla separazione, perché sono loro stessi troppo confusi e sconvolti, e perché si sentono privi delle capacità di comunicare emozioni e sentimenti che faranno soffrire i figli. I genitori che non parlano per paura di coinvolgere i figli nei loro drammi, ritengono magari di proteggerli, ma, come afferma Françoise Dolto, “rispettare la dignità di un bambino è dirgli la verità tanto su quel che cementa la vita comune dei genitori uniti, quanto su quel che produce la vita disunita dei genitori portati a separarsi”.

Certamente vedere un genitore urlare o piangere è un’esperienza che turba i bambini. Per “onestà emotiva” la coppia in crisi dichiarerà le proprie apprensioni, senza cercare di nascondere o mascherare le difficoltà. Non è facile spiegare che i genitori mitizzati sono semplicemente persone con le loro debolezze emotive, le loro fragilità affettive, le difficoltà relazionali, i loro errori e le loro fallibilità. Ma può e deve essere spiegato che la separazione è un evento solo coniugale, mai genitoriale. Nonostante la mamma e il papà non vivranno più insieme, i figli continueranno a essere il bene più prezioso per entrambi, nessuno dei due ha intenzione di abbandonarlo. Nel timore di fornire risposte sbagliate troppi genitori scelgono il silenzio, preferiscono, per esempio, rinviare il momento in cui annunciare ai figli la loro decisione e, di rinvio in rinvio, finiscono per convincere sé stessi che i ragazzi hanno già capito senza bisogno di
dare delle spiegazioni, oppure che non sono in grado di capire.

Il momento più difficile in assoluto, nella fase che precede la separazione, è l’annuncio ai figli della decisone presa: i ragazzi
provano sempre sofferenza nell’apprendere la separazione dei genitori,
trovandosi di fronte a un evento doloroso e ineluttabile. Persino
quando sembrano desiderare la fine di un clima di violenza e di
tensione insopportabile, l’annuncio della separazione provoca più
turbamento che sollievo e serenità. I genitori, anche se animati dalla
sincera volontà di mantenere il dialogo con i figli e di non sottrarsi
alla responsabilità delle spiegazioni, talvolta non concordano sulle
modalità di comunicazione: quasi sempre discutono a lungo prima di
decidere chi, in che modo e quando dire come stanno le cose, se
parlare separatamente o assieme, se prepararli in anticipo o
informarli nell’imminenza della separazione. Solo talvolta si rivolgono a qualche esperto per chiedere aiuto su come “preparare” i figli,
leggono, si documentano, sforzandosi di ridurre la sofferenza.

Quali possono essere, dunque, le strategie educative più idonee a
questo decisivo momento? Innanzitutto entrambi i genitori, anche se
fortemente esacerbati reciprocamente, dovrebbero comunicare insieme la decisione per evitare che venga colpevolizzato uno dei due per l’assenza dell’altro. Questo è ovviamente molto difficile da
realizzare quando la coppia sta vivendo un conflitto così forte da
rendere impraticabile trovare un accordo su ciò che deve essere detto
ai figli, su come prepararli e come giustificare la scelta.

Quando poi i genitori sono riusciti a trovare le parole adatte per
“l’annuncio”, devono continuare a mantenersi in dialogo, anche se
sarebbero desiderosi di passare oltre, di non tornare più sul
discorso, poiché la situazione comunicativa è stata per loro molto
dolorosa da sostenere. I figli invece non vorrebbero chiudere in
fretta un argomento che continua a mantenere molti punti oscuri e
spesso chiedono di ritornare sulla questione, continuano a porre
domande per molto tempo, anche per anni, persino divenuti adulti.
Altri reagiscono, anziché con le domande, chiudendosi in un muto
rifiuto di parlare della questione, poiché si tratta in ogni caso di
un trauma doloroso che richiede molto tempo per essere accettato.
Magari dopo anni, guardando una lontana fotografia che ritrae la
famiglia originaria, i genitori si sentono domandare “perché vi siete
separati?”. È perciò necessario rimanere disponibili a offrire
risposte anche per lunghi periodi, ad accettare i commenti (talvolta
spiacevoli), per favorire le rielaborazioni dell’abbandono ed evitare
che, in particolare i più piccoli, tendano ad addossarsi la colpa. I
figli devono essere liberi di fare domande, di capire, di conoscere,
anziché rimuginare in solitudine le proprie ansie.

Certamente inopportuno è esortare i figli a essere coraggiosi e a “non
pensarci”: un simile atteggiamento precluderebbe il dialogo educativo.
Piuttosto i ragazzi dovrebbero essere incoraggiati a porre domande e
sentirsi agevolati a esprimere e manifestare il dolore, la rabbia, la
depressione. Ma come offrire ai figli una spiegazione onesta e
plausibile, che abbia un senso per la loro capacità di interpretare e
comprendere la realtà? Una motivazione può essere individuata
nell’infelicità matrimoniale, nonostante la volontà e i tentativi
falliti per cercare di trovare invano un accordo. Ma occorre sempre
avere cura di ricordare che vi sono stati anche momenti di felicità e di
amore tra i genitori, e che in seguito sarà possibile ritrovare ancora
serenità, pur non vivendo più insieme. Ogni autentico ed equilibrato
dialogo educativo presuppone che i genitori siano disponibili a dar
conto delle proprie scelte e dei propri percorsi. La capacità di
dialogare consente alla relazione familiare del “noi” di assumere il
significato della communio e dell’autentico essere-insieme “in un
rapporto che crea nuovi vincoli di fronte al destino”. In questo caso,
un destino di genitorialità che accomunerà gli ex-coniugi per tutto il
resto della vita. I genitori possono accogliere le inquietudini dei
figli lasciandosi interrogare da loro e accettando di mettersi in discussione.

On. Vanna Iori

02 novembre 2016

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988