Oltre la separazione. Preservare i figli dai conflitti di fedeltà

La separazione tra due coniugi costituisce un evento di rottura che,
in presenza di figli, catapulta questi ultimi in una nuova dimensione
di vita. Una routine si è spezzata. Tutti devono riorganizzare sul
piano pratico ed emotivo la propria quotidianità, affrontare una serie
di incombenze nuove rispetto alla precedente situazione coniugale. La
frattura nella coppia non è mai simmetrica. Nonostante molti separati
affermino di avere raggiunto la decisione “di comune accordo”, c’è nei
due coniugi un carico di sofferenza diverso, una capacità differente
di prendere le distanze e di assumere un nuovo stile di vita. Questa
asimmetria è all’origine di molte difformità nei comportamenti
educativi dei due genitori.

Anche se è inutile  stabilire colpevoli e vittime, certamente la
solitudine e il vuoto del cuore sono maggiori in chi è stato lasciato.
Il coniuge che eventualmente si costruisca (o si sia già costituito) un nuovo legame affettivo è animato da nuove progettualità esistenziali. Questa diversa sintonizzazione dei vissuti emotivi, nella maggior parte dei casi, si traduce in una diversa proiezione temporale tra chi è proteso verso nuove aspettative e chi rimane attaccato al passato.

I coniugi che strumentalizzano i figli nella competizione reciproca
cercano in questi “alleati” riconoscimento e legittimazione alla
propria posizione: molte contese tra i genitori non sono motivate
dall’amore o dal desiderio di prendersi cura dei figli; più spesso
nascono da uno spirito di rivendicazione di un diritto. In questi casi
i ragazzi non contano, sono usati per altri scopi corrispondenti ad
antichi rancori non sopiti, e perciò vengono risucchiati nel tempo
passato, privati del legittimo diritto al futuro.

Il primo dovere educativo genitoriale, nella fase del post-divorzio, è
quello di preservare i figli dai conflitti di lealtà, cioè dalla
richiesta di alleanza con un genitore a scapito dell’altro e dalla
scelta dilaniante che li obbliga a prendere posizione nel conflitto,
combattuti per il tradimento. Chi ha ragione? Per chi parteggiare? La
scelta del genitore con cui “allearsi” è sempre drammaticamente
angosciante per un figlio, non solo perché accresce i sentimenti di
abbandono, ma anche perché alimenta nuovi sensi di colpa nei confronti del genitore “tradito”.

Per evitare il conflitto di lealtà è necessario (ma quanto difficile!)
che entrambi i genitori incoraggino i figli a riconoscere i pregi
dell’altro, cercando di ricordare quell’amore che un tempo li aveva
uniti in coppia e che li ha generati, affinchè essi possano ora cogliere quegli aspetti positivi che il conflitto ha poi deteriorato o oscurato. Il
post-divorzio può dunque ritrovare serenità se gli ex coniugi sanno
mantenere rapporti di disponibilità in cui il figlio non sia “diviso”
tra due genitori che si detestano, e le responsabilità educative siano
oggetto di negoziazione accettata da entrambi. Proprio per la difficoltà di questi passaggi è sempre utile farsi aiutare da qualcun altro,  in posizione di terzietà, nel percorso di mediazione familiare che aiuti i due ex coniugi a rimanere ancora genitori capaci donare amore e cura educativa.

On. Vanna Iori

29 ottobre 2016

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