Nasce oggi il reddito di inclusione sociale

Esprimo apprezzamento e soddisfazione per l’odierna approvazione del Disegno di legge delega che istituisce anche in Italia il reddito di inclusione sociale. Si tratta di una prima misura importante, che impegna 1 miliardo e 200 milioni di euro. E’ chiaro che, successivamente, bisognerà lavorare per ampliare la platea dei beneficiari perché questa misura oggi ci consente di aggredire tutti coloro che si trovano in condizione di povertà assoluta, quel 6,1% delle famiglie residenti (1 milione e 582 mila famiglie, 4 milioni e 598 mila persone) di persone, purtroppo in aumento, che oggi ci certifica l’ISTAT rispetto al 2015.

Si tratta, quindi di un primo importante passo in avanti, una prima risposta che va nella direzione indicata dai promotori del reddito minimo garantito e che saluto con grande soddisfazione perché elemento centrale del mio impegno parlamentare sin dal 15 aprile 2013, quando, ad inizio legislatura, insieme ad altri colleghi del PD e di SEL, depositammo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. Ecco perché trovo un po’ squallida la polemica sulla primogenitura di una iniziativa che alcune forze politiche, in particolare i 5 stelle, muovono a questo provvedimento.

Il reddito minimo non è il reddito di cittadinanza. Quest’ultimo è una misura assolutamente velleitaria e impraticabile per la mancanza di risorse disponibili e che attualmente esiste solo in Alaska. Il reddito di cittadinanza proposto dai 5 stelle, infatti, potrebbe percepirlo anche un riccone come Donald Trump, mentre il reddito minimo parte dal bisogno e punta all’inclusione sociale di coloro che restano esclusi dal diritto fondamentale ad una esistenza dignitosa.

Con il reddito di inclusione previsto dal DDL che oggi abbiamo votato si interviene soprattutto nei confronti di famiglie con minori, donne in gravidanza e over 55 privi di mezzi. Una platea che, dobbiamo progressivamente ampliare ma che rappresenta comunque un buon inizio.

Altro aspetto fondamentale è il carattere universale di questo provvedimento, che supera il tradizionale carattere “caritatevole” e “una tantum” del passato e definisce la povertà non più come una malattia sociale ma come un diritto negato che si vuole ripristinare, quello cioè ad una vita dignitosa per tutti.

Non deve infine sfuggire la ricaduta positiva che questo provvedimento potrà avere nel Mezzogiorno e in Calabria, soprattutto se ad esso potranno unirsi altre misure finanziate con fondi regionali tendenti appunto ad allargare la platea dei beneficiari e a promuovere non solo l’inclusione sociale ma anche l’implementazione di politiche attive del lavoro.

Oggi, quindi, comincia un cammino, che può e deve essere portato avanti con decisione e con spirito riformista che è quello che risolve i problemi e non si limita ad agitarli soltanto propagandisticamente.

On. Enza Bruno Bossio

14 luglio 2016

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