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Il lavoro degli educatori va rispettato. Ecco perché Salvini non può offendere

Non saranno di certo le offese gratuite di Matteo Salvini o i cori ingiuriosi di qualche esponente leghista accorso alla stazione centrale di Milano subito dopo un blitz da parte delle forze dell’ordine a macchiare il lavoro, professionale, prezioso e indispensabile, degli educatori. È bene ricordare quanto è successo: un educatore che lavora nel campo dell’accoglienza dei migranti ha contestato, in modo
legittimo, Salvini e le sue politiche xenofobe sull’immigrazione. La risposta del segretario della Lega è stata alquanto fuori luogo e tutta volta a screditare il lavoro degli educatori.

Nel complesso processo di accoglienza e di integrazione che vivono oggi i migranti che arrivano in Italia, la funzione dell’educatore è essenziale. Forse Salvini farebbe bene ad approfondire le sueconoscenze su questo lavoro piuttosto che dare vita a galleryfotografiche, condite di didascalie ingiuriose, nei centri di accoglienza. L’educatore, infatti, concorre in prima linea a quel processo che porta un migrante a integrarsi nel nostro Paese: fuggito spesso da guerra, povertà o terrorismo, specialmente quando si tratta di un adolescente, è evidente che il suo cammino è pieno di pericoli e
imprevisti. L’educatore accompagna, istruisce, ascolta, insegna a rispettare le regole e fornisce al migrante l’abc della sua nuova 
vita. Screditare il loro lavoro significa non solo gettare fango su un intero sistema di accoglienza, ma sulla professionalità stessa degli educatori.

Il lavoro educativo merita invece rispetto per la straordinaria funzione sociale a cui assolve. Ecco perché bisogna innanzitutto schierarsi con tutti gli educatori che, apprese le parole di Salvini, si sono giustamente indignati in Rete e sui social network. Quella indignazione nasce anche dal fatto che il loro lavoro è stato per troppo tempo relegato in una dimensione ingiustamente sottovalutata. Gli educatori hanno lavorato spesso in una zona d’ombra che non ha tenuto conto del ruolo che ricoprono e dell’eterogeneità degli ambiti in cui intervengono.

Gli educatori, infatti, si trovano nelle case-famiglia, ma anche nelle carceri, negli asili e nelle strutture per l’assistenza di anziani o disabili, nei servizi per la tossicodipendenza o per l’integrazione culturale. Non solo: ci sono ogni giorno anche nelle attività ludiche, animative, nelle comunità territoriali così come nella formazione aziendale e nell’inserimento lavorativo. Si chiamano educatori – e sono oltre centomila in Italia – eppure intorno alla loro figura multiforme e complessa c’è tanta confusione e incertezza.

Quella dell’educatore è una professione che progetta, organizza, coordina e gestisce servizi e interventi di
educazione formale e informale lungo tutto l’arco dalla vita: dai primi passi agli ultimi attimi, nei servizi scolastici ed extrascolastici, con adolescenti, adulti e anziani.

La cura educativa, a tutti i livelli, ricopre oggi un ruolo sempre più essenziale per l’inclusione e la tutela dei soggetti svantaggiati, per la prevenzione del disagio, per la crescita educativa in ambito familiare e della genitorialità, favorendo l’autorealizzazione e la promozione del benessere. I mutamenti sociali ed economici in atto richiedono oggi sempre nuove competenze e, proprio per questo, occorre una solida formazione professionale iniziale e permanente, conferendo una speciale attenzione alla condivisione dell’esperienza. Il tutto unito all’intelligenza emotiva, che è un specifica competenza professionale: non è sentimentalismo, ma qualcosa di concreto che dà senso alle relazioni.

On. Vanna Iori

05 maggio 2017

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