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Imparare ad ascoltare per squarciare il velo che copre gli abusi sui minori

Ascoltare. Azione solo in apparenza facile, tutt’altro che scontata. E
che pure diventa determinante quando bisogna apprendere quelle parole che fanno fatica a essere pronunciate perché coperte da vergogna, come nel caso degli abusi che subiscono i minori. Abusi che non si fermano, come attestano i numeri. Un minore su 100 fra la popolazione residente risulta vittima di maltrattamento, ben il 6,36% dei minori residenti in Italia viene assistito dai servizi sociali dei comuni, fra questi lo 0,98 per cento, ossia 1 su 6, è seguito a causa di violenza ed abusi.

Il dramma del maltrattamento e della violenza sessuale sui minorenni
rimane silenzioso e continua a diffondersi, in gran parte sconosciuto
nelle sue molteplici manifestazioni, in tutti i contesti, non solo nelle aree culturali degradate, ma trasversalmente alle classi sociali, all’età, alla cultura. Ed è un dolore che si consuma nella solitudine delle vittime. La maggior parte degli abusi non vengono mai denunciati. Perché riguardano adulti nei quali i bambini e le bambine ripongono fiducia, abbassando così le difese e trovandosi in condizione di maggiore “fragilità” affettiva. E anche per questo tacciono, per paura, o per vergogna di colpe non loro. Sentimenti che non trovano parole per essere detti.

I principali dati esistenti confermano che, oltre ad una condotta
repressiva nei confronti degli adulti che usano violenza, è fondamentale prevenire il fenomeno e iniziare a dotare i soggetti che
hanno regolari contatti con bambini e ragazzi (nei settori dell’istruzione, della sanità, della protezione sociale, della giustizia, della sicurezza e della cultura) di un’adeguata conoscenza e formazione sulle violenze e sui mezzi per individuarle e segnalarle,
come previsto all’articolo 5 della convenzione di Lanzarote. Ai bambini piace disegnare. Il disegno è l’immagine dei pensieri e delle emozioni. Positive e negative. Eppure quei messaggi restano spesso inascoltati o in quel limbo tra disattenzione e sottovalutazione da parte degli adulti che è propedeutico alla chiusura, alla violenza, all’abuso reiterato. A volte anche alla morte.


Il tema decisivo rimane infatti quello dell’ascolto che, tuttavia, è ancora poco esplorato. La confusione affettiva è uno degli aspetti più
rilevanti dell’esperienza di abuso sessuale che si traduce in blocco
delle emozioni, del pensiero, della consapevolezza di sé. Oggi troppi
adulti frettolosi non sanno ascoltare. Precipitano nell’angoscia
momentanea al pensiero che potrebbe accadere ai loro piccoli, ma sono subito pronti a riprendere la vita di sempre, convinti che gli orrori riguardino altri. Perché se un figlio si isola o diventa
improvvisamente taciturno o rifiuta di andare in palestra o in
parrocchia, se smette di fare i compiti, se cambia i suoi disegni che
diventano “strani”, se con le bambole racconta strane storie
“inventate”, se scoppia a piangere per nulla, se riprende a fare pipì
a letto, se la notte non dorme, è più facile pensare che “gli
passerà”, piuttosto che accorgersi della sua “bestia nel cuore”.

Un ascolto autentico è invece rispettoso dei tempi dei bambini per
rielaborare le ferite, sa cogliere il significato dei loro silenzi, dei loro sguardi, ed è il primo strumento che abbiamo per prevenire gli abusi o il loro reiterarsi. Sono tante le bambine che in Italia e nel mondo non hanno avuto la fortuna di sopravvivere a questi drammi o che, al contrario, devono convivere ogni giorno con l’orco, nella solitudine. Molti minorenni sono abbandonati anche, talvolta, dalle madri, che diventano complici del padre carnefice perché incapaci di denunciare.

Ma il deficit di ascolto prosegue spesso anche quando gli abusi
vengono a galla. Pochi, ancora, gli avvocati che hanno competenze
specifiche per l’ascolto del minore durante la delicatissima fase di
assunzione di dichiarazioni nello svolgimento delle indagini
preliminari, nonostante nella Carta di Noto del 1996, si dettino i
principi sulle corrette modalità di ascolto del minore abusato, tra
cui la necessità di avvalersi di professionisti specificamente
formati, che devono utilizzare metodologie e criteri ritenuti
affidabili dalla comunità scientifica e un setting adeguato, tale da
garantire la serenità del minore. Come e quando ascoltare è quindi
decisivo. Dalla famiglia agli educatori, dagli insegnanti alla
parrocchia allo sport: l’ascolto è fondamentale per prevenire e
aiutare i bambini e le bambine.

On. Vanna Iori

11 gennaio 2017

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