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Genitorialità tra asimmetria e regole: un equilibrio indispensabile nella cura educativa

Nei rapporti intergenerazionali all’interno della famiglia si sono sempre più affievolite le differenze tra i ruoli, si è dissolto l’universo valoriale condiviso e i genitori oscillano oggi tra atteggiamenti iperprotettivi e una pseudo-parità giovanilistica, sottraendosi, in ogni caso, ai compiti di guida. Nella situazione di incertezza educativa attuale si respira un’ansia da inadeguatezza ai ruoli di accompagnamento, una difficoltà a stabilire regole da proporre, quasi che non si avverta quanto i giovani abbiano invece un bisogno drammatico di punti di riferimento, di orientamento e direzioni di senso.

La maggior parte dei rapporti umani si regge oggi sull’asimmetria complementare di comunicazione, sulla posizione di non specularità tra chi domanda e chi risponde, chi parla e chi ascolta. L’assenza di simmetria nel rapporto educativo non implica quindi s-proporzione, dis-misura o squilibrio; al contrario, è proprio l’asimmetria dei soggetti in relazione che conferisce equilibrio al rapporto e consente la comunicazione. Tant’è vero che, quando i rapporti perdono la loro asimmetria, spesso si instaurano meccanismi che generano squilibrio e disarmonia.

Il problema non è quindi di verificare se e come sarebbe possibile eliminare l’asimmetria per conseguire un rapporto paritario a tutti i livelli, ma perseguire l’obiettivo di una parità a livello esistenziale, umano e sociale, dentro la quale possa, anzi debba, sussistere quella differenza di contenuti e di esperienze che consenta lo scambio.

La relazione educativa è non-paritaria nei suoi elementi, per poter essere armonica nella sua globalità. Cambiamento e duttilità sono requisiti di qualsiasi evento educativo che sappia rimanere “equilibrato” nello “squilibrio” delle posizioni relazionali. Il ruolo educativo del genitore non può pertanto essere né assolutizzato (attraverso imposizioni che ostacolino i processi di autonomizzazione dei figli), né negato (attraverso un malinteso o ingenuo antiautoritarismo che abbandoni a sè stesso l’iter di crescita dei figli).

Riconoscere l’asimmetria non significa richiamarsi al retaggio di vecchie distorsioni interattive a sostegno di uno stile educativo autoritaristico. Che il genitore-educatore si trovi in posizione di più vasta
esperienza esistenziale e culturale nei confronti del figlio-educando è necessario. Che egli non si limiti a trasmettere questa esperienza così come l’ha ricevuta (poiché se così fosse non si accumulerebbero
le conoscenze che fanno la storia), significa che chi educa opera continue scelte per selezionare valori, modelli e nozioni da 
trasmettere. Questa intenzionalità educativa si incontra/scontra necessariamente
con i destinatari, con le loro risposte, i desideri, i bisogni, le aspettative e il progetto di sé.


La disuguaglianza non genera atteggiamenti di imposizione, sopraffazione, discriminazione se la dignità umana è salvaguardata e non si stabiliscono gerarchie (sancendo la superiorità di una persona su di un’altra). Riconoscere e praticare correttamente la differenza consente di rendere più responsabili e consapevoli le scelte nei processi formativi. Queste 
riflessioni sull’asimmetria in ambito genitoriale non possono perciò prescindere dal fondamentale rispetto del figlio (anche neonato o non ancora in grado di decidere), né dall’impegno verso una progressiva attenuazione e dissoluzione dell’asimmetria.

Mentre non vi è educazione senza asimmetria, si può avere invece rapporto asimmetrico, ma non educativo, quando la dinamica evolutiva si fissa nella staticità che blocca e imprigiona le reciproche
posizioni. La facoltà di assumere responsabilità, di scegliere, di prendere decisioni, evolve continuamente, tendendo a raggiungere un piano d’incontro in cui le disparità si intersecano e si sincronizzano dando vita a nuovi livelli o piani di incontro. La capacità di mantenere tensioni e prospettive di crescita, di cambiamento evolutivo conferisce infatti nuovi equilibri al piano d’incontro.

Il genitore che guida e accompagna non inficia, anzi potenzia, la libertà di autodecisione e la capacità di scelta. La consapevolezza della differenza può fondare un’intenzionalità educativa capace di stimolare la ricerca di un codice comune, di un linguaggio più adeguato al dialogo, di un impegno all’ascolto autentico.

On. Vanna Iori

28 aprile 2016

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