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Una finestra che si apre alla morte, a 16 anni per pochi grammi di droga, interroga tutto il mondo adulto

E’ arrivata tardi la madre del sedicenne che ha deciso di togliersi la
vita a Lavagna in seguito a una perquisizione per droga. Tardi
rispetto a un disagio che nel figlio aveva raggiunto un limite così
elevato tale da indurlo al suicidio. Le aveva provate tutte la madre di
quel ragazzo e l’ultimo tentativo, quello di avvertire la Guardia di
Finanza, aveva lo scopo opposto rispetto a quello che è poi avvenuto,
cioè salvare la vita di un ragazzo che si era smarrito e che lei
stessa non era riuscita a tenere fuori dal tunnel della dipendenza
dalla droga.

E’ arrivata tardi sì, ma c’è un tempo che quella madre non ha
sbagliato. Quello della denuncia, nel giorno più doloroso per lei,
quello dei funerali del figlio. Ha squarciato il velo della
giustificazione e ha invitato i giovani a non sballarsi, a non
perdersi. Proprio lei che suo figlio l’ha perso per sempre, ha pensato ai figli degli altri, a quelli che sono in vita e che rischiano però
di compiere lo stesso gesto del figlio. Nessuna celebrazione, nessun
eroismo, ma una semplice constatazione di un coraggio che si è fatto
volontà di lasciare ai giovani un’eredità importante, quella della
testimonianza di una madre che è arrivata troppo tardi per suo figlio ma spera, in cuor suo, che altre madri e altri padri arrivino prima. Anche un solo secondo prima del peggio. “Diventate protagonisti della vostra vita”, ha detto questa madre, invitando i ragazzi a “mettere giù il cellulare e parlarsi occhi negli occhi”. 

La vicenda di Lavagna ci lascia molti messaggi, più o meno espliciti. Ma uno più di tutti: la difficoltà dei genitori a condividere con altri genitori la sfida educativa, perchè l’isolamento nella solitudine o nella vergogna non aiuta nessuno e finisce per cercare risposte inadeguate. Come andare a cercare aiuto dalla Guardia di Finanza. Un tentativo estremo e disperato che ha peggiorato la situazione ma che ha mostrato quanta dolorosa inadeguatezza ci sia, oggi, nel comprendere appieno il disagio dei giovani. Sempre più distanze tra genitori e figli,
dove il dialogo autentico, faccia a faccia, è sempre più raro,
sostituito da silenzi e dall’isolamento che ogni componente della
famiglia si crea, spesso attraverso il mondo virtuale della Rete e
degli smartphone. Figli che non parlano quasi più con i genitori e
genitori che non parlano quasi più con i figli. Certo il conflitto e la difficoltà a comunicare tra genitori e figli sono sempre esistiti. E’ vero. Ma è altrettanto vero che i conflitti, oggi, hanno assunto un’accezione
differente, purtroppo più negativa.

Spetta innanzitutto ai genitori recuperare la dimensione dell’ascolto, quello autentico, nei confronti dei figli. Ma anche non tralasciare
la dimensione della responsabilità e il rispetto delle regole. Aver cura del proprio universo emotivo è compito dei figli e dei genitori perché l’analfabetismo dei sentimenti è oggi forse la causa principale dell’incapacità di gestire il proprio vissuto e di scegliere, quindi, i comportamenti in modo responsabile. Il tema della droga ad esempio fa molto meno notizia di qualche anno fa sulle pagine dei giornali e quando se ne parla è per la liberalizzazione o meno. Si tralascia del tutto il tornare ad interrogarsi sul perché della ricerca di evasione, di adrenalina, di esperienze forti, fino all’autodistruzione. La droga è spesso un palliativo per un male che cresce dentro piano piano, come un mostro, e che alla fine ti fagocita.

E allora una riflessione necessaria va fatta sul perché esiste un deficit dei servizi per l’adolescenza. Se nessun altro è riuscito a
intercettare il disagio di quel ragazzo, a indirizzarlo su una strada
differente, la responsabilità non è solo della madre. Sarebbe
riduttivo e ingiusto descriverla come la colpevole di turno. I giovani trascorrono tante ore fuori casa e tutte le agenzie educative, dalla scuola allo sport, sono chiamate a svolgere un ruolo educativo primario: l’insegnamento di valori, il rispetto dell’altro e soprattutto di se stessi. Senza servizi educativi per l’adolescenza queste parole sono retorica vuota. Dobbiamo compiere scelte politiche precise se vogliamo aprire il loro cuore alla vita, perché non si apra una finestra alla morte.

On. Vanna Iori

17 febbraio 2017

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