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Donne imprenditrici, il valore della differenza

Donne e lavoro, un binomio quanto mai complesso in una società dove le discriminazioni sono dure a morire anche nelle realtà cosiddette
evolute. Come educare a una cultura che vede la donna nel ruolo
dell’imprenditrice senza essere oggetto di scherno, mobbing o
discriminazione? Per diventare imprenditrici occorre solo imparare
tecniche e regole del gioco già consolidate dal sapere e dal fare
maschile? Oppure sta nascendo e crescendo una cultura imprenditoriale delle donne?

Obiettivo prioritario oggi per le donne imprenditrici oggi è diventare
sempre più capaci di gestire la propria impresa rispetto alle
competenze sul mondo del lavoro e su di sè. Bisognerà, cioè, acquisire
conoscenze di marketing, pianificazione e controllo di gestione, ma
soprattutto accrescere l’autovalutazione nelle diverse situazioni di
comunicazione aziendale. Potenziare le risorse personali significa non
solo accrescere nelle donne che fanno impresa le competenze, gli
strumenti tecnici ed i saperi irrinunciabili legati all’economia ed
alla gestione tecnica d’impresa, ma anche renderle capaci di
“leggere” questi saperi criticamente, sulla base della propria
consapevolezza identitaria di genere.

In questo senso la valorizzazione delle risorse razionali,
intellettuali, cognitive ed emotive, consolidate nella storia individuale
e collettiva delle donne, diventa fonte di competenze per l’impresa
stessa. E’ infatti importante non separare i saperi tecnici (hard) dai
saperi che riguardano le persone, perché nella vita professionale
reale i due livelli di sapere si intrecciano continuamente.

Ci sono dei presupposti fondamentali per l’imprenditoria femminile.
Innanzitutto il management ha bisogno della differenza.
Mentre il management tradizionale è “monosessuale”, in quanto pensato da uomini, destinato a uomini e gestito da uomini, la
prospettiva femminile può invece arricchire la dimensione manageriale di competenze e saperi nuovi (tradizionalmente ignorati o estromessi), di una capacità organizzativa più flessibile e duttile, più attenta agli aspetti non “oggettivabili”, ma non per questo privi di rigore e di razionalità, ma espressione di una diversa razionalità. La differenza di genere è pertanto una “risorsa” rilevante per l’impresa.

Occorre poi riconoscere questa differenza per valorizzarla. Molto
spesso le donne che diventano imprenditrici assumono modelli di
pensiero e di comportamento desunti dal maschile, ritenendo inadatta o inutile o addirittura dannosa per la propria impresa la loro storia
femminile, le loro competenze ed i loro saperi. Il modello dominante,
la mentalità imprenditoriale, le leggi di mercato sono certamente
l’espressione di un mondo tradizionalmente maschile; non è però
adeguandovisi ed assumendolo come proprio che la donna imprenditrice può sfruttare al meglio le sue risorse, poichè si manterrà in una posizione di estraneità ed imitazione di modelli che non appartengono alla sua storia di genere. Al contrario, riconoscendo la sua specificità e la sua differenza, potrà valorizzarla come un elemento
in più su cui fondare la sua gestione d’impresa.

Le imprenditrici, quindi, devono imparare a pensare come donne in un mondo di uomini. Per valorizzare la propria differenza occorre avere chiara consapevolezza, da un lato, di agire in un mondo dominato da leggi maschili ed anche fisicamente gestito da uomini, dall’altro, occorre non perdere la propria identità di pensiero e soprattutto di valori per potere continuare a pensare “da donne”. Ciò significa imparare a contare su se stesse e sui propri saperi per entrare in modo critico ed attivo nelle regole del gioco del mondo imprenditoriale, e quindi non separare la razionalità dal sentimento,
non dimenticare la realtà della società che vive al di fuori della
nostra impresa, non abdicare l’esistenza all’impresa, non rinunciare
alla solidarietà. Questi atteggiamenti non distolgono dall’impresa,
ma, al contrario, la arricchiscono. La non neutralità dei saperi, la
non neutralità dell’identità professionale, la ‘sessuazione’ del
lavoro sono quindi le prime competenze dalle quali una donna
imprenditrice può avvalersi come risorsa e competenza professionali.

On. Vanna Iori

25 gennaio 2017

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