AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

Dagli Opg alle Rems, un passaggio che va monitorato senza retrocedere

La legge 81 del 2014 fu salutata come un provvedimento importante e di civiltà: la previsione di fissare al 31 marzo 2015 la chiusura degli
ospedali psichiatrici giudiziari rappresentava allora (e rappresenta
tutt’ora) un traguardo importante. Per la prima volta nel nostro
Paese, infatti, si arrivava a considerare come superato il modello
dell’Opg e a dare maggiore attenzione a quegli internati ritenuti in
grado di proseguire il loro cammino teraupetico-riabilitativo
all’esterno o in nuove strutture, le cosiddette Rems, Residenze per
l’esecuzione delle misure di sicurezza.

La lunga e faticosa chiusura degli Opg è una storia che viene da
lontano e ha le sue radici nel peggior degrado dell’istituzione
manicomiale e di quella carceraria. È la storia dei manicomi
giudiziari che la legge 345/1975 ha denominato ospedali psichiatrici
giudiziari, cambiandone solo il nome, mentre è rimasta la fisionomia
di luoghi di segregazione, strutture spesso fatiscenti, disumane e infernali di custodia, luoghi di punizione e sofferenza con letti di contenzione e violenze, basate sulla filosofia del “sorvegliare e punire”.

Si doveva e si è scelto di cambiare. La chiusura è la fine di una
storia di segregazione disumana, ma deve essere anche l’inizio di
buone pratiche socio-sanitarie, di percorsi individualizzati, di
inclusione sociale e assistenza in famiglia o in gruppi di convivenza,
di collaborazione degli operatori con le reti territoriali di
avvocati, associazioni, garanti dei detenuti, familiari, volontari,
cooperative.

La legge 81/2014 va attuata nel suo spirito autentico. Il che
significa innanzitutto non trasferire semplicemente i malati
psichiatrici dagli Opg alle Rems, trasformandole in neostrutture
manicomiali o più confortevoli, ma ancora improntate alla logica
custodialistica. E soprattutto dopo la chiusura non dobbiamo
dimenticarci di potenziare e monitorare l’effettivo recupero della dignità di queste persone, della libertà e dei diritti di reale cittadinanza sul piano umano, etico, civile e politico.

Qual è la situazione oggi? Allo stato dell’arte le trenta Rems attive
sul territorio nazionale non sembrano, sia per numero sia per
tipologia, rispondere alle necessità rilevate per accogliere pazienti
psichiatrici con misure di sicurezza;

La natura non ospedaliera delle Rems e la necessità che si
costituiscano in maniera efficace rende necessaria una riflessione sul
mandato riabilitativo specifico. Si è evidenziata infatti la necessità
di non far riferimento ad un’unica tipologia generalizzata di Rems
perché ad oggi sono necessari diversi livelli assistenziali che
tengano conto di caratteristiche diverse, dalla possibile
differenziazione delle strutture rispondenti alle tipologie cliniche
alla differenziazione di genere che possa permettere l’attivazione di
spazi adeguati non solo per posti letto ma soprattutto per gli spazi
sociali e riabilitativi.

E’ importante tenere poi conto della differenziazione dei livelli di
sicurezza: è perciò necessario avere strutture con un più alto livello
di sicurezza per pazienti particolarmente “difficili” nella gestibilità, con specifica attenzioe ai livelli assistenziali.

Sono tutti fattori che spingono verso una direzione dove dovrebbero
prevalere le dimensioni della cura e dell’assistenza individualizzata,
con l’obiettivo di superare definitivamente il paradigma
dell’omologazione che era proprio dell’Opg.

Ho presentato due successive interrogazioni al ministro della Giustizia proprio in tal senso: il modello delle Rems deve essere sottoposto oggi a un’attenta e approfondita riflessione. Il movimento StopOpg ha
promosso recentemente un digiuno, iniziato il 12 aprile e conclusosi il
primo giugno, in concomitanza con l’avvio della discussione alla
Camera del disegno di legge 4368, per ottenere lo stralcio della norma
che riporta agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Questa norma, se
approvata, delega il Governo a emanare un decreto che potrebbe
disporre il ricovero di detenuti nelle Residenze per le Misure di
Sicurezza (Rems) come se fossero i vecchi Opg.

La strada da seguire è un’altra e va nella direzione di un potenziamento e di un efficientamento del modello delle Rems. Occorre non retrocedere sulle conquiste dei diritti di civiltà e salvaguardare la dignità umana delle persone con problemi psichiatrici e giudiziari recuperando lo spirito della legge 81/ 2014.

On. Vanna Iori

04 giugno 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988