Il coraggio di educare i giovani nell’era del web

Aggressività, violenza, offese, ma anche nuove amicizie e amori che
nascono, sentimenti positivi. L’evoluzione, repentina, della Rete e
del suo sottoinsieme più consistente, quello dei social network,
evidenzia caratteristiche alternanti, a volte opposte, che ben
rappresentano il carattere complesso dell’età giovanile, che con
fatica e non senza contraddizioni prova a farsi largo tra l’infanzia e
la vita adulta. La realtà virtuale, quindi, si configura come specchio
di quella reale, amplificandone i diversi aspetti e allo stesso tempo
creando una seconda dimensione, dove i sentimenti giocano un ruolo
importante, che oggi è sempre più necessario imparare a gestire e a
declinare. Difficile dare qualche
risposta, senza la pretesa di essere esaustivi, ai tanti dubbi che
oggi accompagnano l’educazione dei giovani nell’era del web, provando a
carpirne le tendenze, sempre più in movimento. Il coraggio di educare i giovani nell’era del
web infatti, presuppone  il coraggio delle relazioni autentiche, qualità oggi sempre più rara e
sempre meno diffusa in capo a tutte le agenzie educative che hanno a
che fare con il mondo dei ragazzi e delle ragazze. Coraggio sì, perchè
di fronte all’aggressività che si alimenta sulla Rete, dove gli haters
provano ogni giorno ad attivare e alimentare una spirale di odio e
diffidenza, è necessario intervenire con fermezza. Fermezza che non
equivale a una risposta carica di aggressività o alla proposizione autoritaria
della modalità muro contro muro. Al contrario la fermezza
educativa è capacità di riequilibrare assetti che sono saltati, che non
sono più adattabili a una realtà mutante ed eterogenea come quella
della vita in Rete e fuori. Le regole educative hanno cioè bisogno di
riadattarsi, in alcuni casi di lasciare spazio a nuovi obiettivi, a
nuove forme di educazione, dove un posto importante ricopre
l’educazione ai sentimenti.

Un’ottica che non prende in considerazione il cambiamento, ma che si
propone solo di adattarsi ad esso, è destinata di per sè al
fallimento. Il patto educativo tra genitori e figli, con l’innesto
degli altri motori e contesti dell’educazione, dalla scuola al mondo
dello sport, alle parrocchie, ha bisogno oggi di un nuovo slancio. Le
nuove regole educative devono ripartire innanzitutto dal recupero di
quella dimensione che conosce oggi una lunga stagione di crisi, quella
del dialogo autentico. Dove trovare risposte per giovani sempre più
assorbiti dalla realtà virtuale della Rete, che crea solitudini in cerca
di forme di socializzazioni che si rivelano buchi neri? Nei genitori
sempre più incerti sulle modalità all’aver cura educativo dei
propri figli? Nella scuola, che non riesce a volte a dare il
giusto orientamento nella vita fuori dalle aule?  Nella parrocchia che spesso può contare solo su risorse scarse? Sul mondo
dello sport, dove i valori della competizione sana lasciano sempre più
spazio alla logica della prestazione agonistica, magari falsata
dalle sostanze anabolizzanti?

Concentrarsi sulle singole responsabilità non basta.
Innanzitutto perchè forme di disagio e di devianza sono sempre esistiti. Oggi
sono accentuati e in questo trend la tecnologia gioca purtroppo un
ruolo di amplificazione enorme rispetto al passato, ma è altrettanto
evidente che dare vita a una demonizzazione del web, non focalizzandosi
sulle cause del disagio giovanile, è inutile. Quello che va rinforzato
oggi è il collante che unisce l’azione delle diverse agenzie educative
dove – è bene risottolinearlo – al centro va sempre posto l’interesse
supremo dei giovani. In una
società che tende sempre di più a una visione parcellizzata,
dove i social network hanno creato realtà individuali in conflitto tra
di loro, la creazione di un nuovo patto educativo tra le agenzie
educative può e deve essere la via prioritaria.

Questa considerazione, tuttavia, non può che passare da una messa in
discussione anche dei metodi tradizionali dell’educare. Perchè se
l’educazione è tale lo è perchè capace di plasmarsi intorno alle
caratteristiche dei suoi destinatari do oggi. Ecco che prende vigore
la necessità di dare nuova vita all’educare. In una realtà così
multiforme, variegata, contraddittoria, come cogliere la complessità
della vita emotiva? Come ascoltare la voce di questa “generazione
senza voce”? E come trovare il significato autentico dei sentimenti di
ragazzi e ragazze rappresentati dai media sempre spavaldi,
sorridenti, belli, quando insicurezza e nichilismo insidiano invece la
reale situazione emotiva di tanti di loro, pervasi di vuoto
esistenziale, di infelicità, di rabbia che sfocia in comportamenti
aggressivi e violenti? Quali vissuti portano all’aumento nell’uso di
alcol e sostanze, alle gare di velocità, alle violenze negli stadi, ai
suicidi? L’aver cura e la consapevolezza emotiva sono strumenti
imprescindibili per orientare le giovani generazioni a scelte
responsabili, per fornire loro i giusti strumenti per aprire orizzonti di futuri.

On. Vanna Iori

08 agosto 2017

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