AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

Quando il conflitto di coppia diventa odio e violenza

Ha ucciso il compagno con otto coltellate e lo ha anche evirato. E’ successo a Modena e non è stato un caso isolato. Le cronache dei
giornali delle ultime settimane, infatti, sono piene di storie di coppie sfociate in delitti. Storie di femminicidi, ma anche di “maschicidi”. Sempre più frequenti le storie di legami spezzati con un assassinio visto come l’unica soluzione a una situazione di odio, rancore, disprezzo diventata insostenibile.

La cronaca ce li racconta preferendo guardare alla superficie di questi omicidi, cioè al motivo scatenante di un litigio piuttosto che a un conflitto mai risolto e cresciuto in un’ostilità aggressiva che si scarica distruttivamente.

E in questa confusione tra conflitto e violenza la radice dei problemi viene costantemente sottaciuta. In questa escalation lo step successivo alla discussione diventa quello delle violenze, verbali e fisiche. Violenze che piano piano diventano parte della quotidianità della coppia. Non sono poche le storie di coppie dove le donne vivono in una condizione cronica di paura e sottomissione, dove la violenza viene considerata quasi un fattore normale. Molte coppie, dopo furenti litigi e percosse, decidono di andare avanti, senza strumenti di comprensione di quanto accaduto, e senza capacità di negoziazione o di interruzione della relazione. Come se non esistesse una gradazione intermedia nei conflitti capace di evitare di arrivare al peggio.

La dimensione che abitano oggi tante coppie è quella della conflittualità, dove i conflitti non vengono affrontati, ma spesso lasciati assopiti, nascosti, comunque non affrontati fino a quando giungono all’apice della violenza.

É questo un atteggiamento che distrugge l’intero assetto della coppia in conflitto. É l’incapacità di riconoscere, e quindi gestire, i propri sentimenti, a determinare l’accrescersi di quella spirale di odio che pian piano diventa violenza e, in alcuni casi, rompe gli argini. L’odio non più contenibile, espressione di una sofferenza non più sopportabile, si traduce allora nella volontà di uccidere il proprio partner.

L’analfabetismo dei sentimenti trascina le coppie nella rabbia che intrappola e corrode i sentimenti in una conflittualità crescente fatta di una reciprocità di violenza del cuore che la coppia non è più capace di fermare. Questi episodi ribadiscono l’emergenza della conoscenza del mondo emotivo e delle strategie che possiamo mettere in atto nelle relazioni di coppia (ma non solo) prima che un semplice conflitto diventi furia distruttiva. E’ urgente potenziare la dimensione dell’educazione e della prevenzione, che si traduce anche nella capacità di chiedere aiuto a figure specializzate o di condivisione con amici o vicini, perché la dimensione solitaria in cui la coppia affronta i conflitti può essere foriera di pericoli. Perché quando si arriva alla decisione di uccidere il proprio partner è evidente che quel conflitto non è mai stato affrontato, ma solo alimentato di atteggiamenti e azioni tesi a scaricare sull’altro colpe o frustrazioni, aspettative deluse.

Il conflitto è normale nelle coppie, ma se non sappiamo da dove proviene, che senso ha, che cosa ne vogliamo fare, non riusciremo a comprenderlo, modificarlo, appianarlo. Lo lasceremo gestire dagli istinti peggiori presenti in ognuno di noi.

On. Vanna Iori

25 giugno 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988