Brexit, adesso quel ‘genio’ di Cameron fa resistenza

Prima si è atteggiato a genio della politica, con il bel risultato che al referendum il suo elettorato gli ha detto: signor Cameron basta, torni a casa a curar il suo giardino. Adesso quel gran furbone sta facendo resistenza. Invece di dar seguito alle procedure di fuoriuscita dall’Unione europea sta lì a dire: un attimo, vediamo a ottobre col nuovo premier e via cincischiando. Atteggiamento puerile, che rischia di creare ulteriori danni. Perché  se gli altri Paesi che restano a tirar la carretta europea si accorgono che sopra c’è ancora la ciccia di Cameron, beh, è facile che scoppi la rivolta. Bene fanno quindi i leader ad insistere che Cameron si affretti a toglier le tende, a ritirare tutte le sue numerose truppe di funzionari e portaborse che a Bruxelles ora pesano sulle nostre tasche. Il suo popolo ha deciso, Cameron s’attacchi al popolo. Quanto a noi, abbiamo una buona occasione per riformare il carrozzone europeo che nel corso degli anni si è fatto sempre più costoso. Per salvare l’Europa a Bruxelles non servono più burocrati, che per tenersi le poltrone sfornano norme e cavilli che rendono la vita impossibile. No, servono teste pensanti, che si torni allo spirito iniziale: costruire un luogo sicuro, di pace, dove si creano occasioni di sviluppo per migliorare la vita dei cittadini. Se non sarà così, la Gran Bretagna si ritroverà presto in numerosa compagnia.

Nico Perrone

29 giugno 2016

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