Sulla sfiducia alla Boschi Forza Italia si accoda ai 5Stelle e rinnega i suoi principi

Delle venticinque mozioni di sfiducia individuale nei confronti di membri del governo affrontate dal parlamento italiano nella sua storia, solo una, quella contro l’allora Ministro Guardasigilli Filippo Mancuso (era il 1995), giunse a bersaglio. Ma in quel caso fu la sua stessa maggioranza a farlo fuori. La statistica dunque porterebbe a dare ragione ad Altero Matteoli, vox clamantis in deserto, che sommessamente ha ricordato al suo partito che le mozioni di sfiducia rafforzano i bersagli che si prefiggono di abbattere. La questione però non è questa. È di tutta evidenza che la scelta di Forza Italia di inseguire il Movimento 5 Stelle è la riprova che quel partito ha cancellato, per ansia da prestazione, ogni residuo legame con una visione garantista e liberale della società. Quella visione che portò Forza Italia a votare contro la mozione di sfiducia individuale ai ministri Fornero e Cancellieri, prima ancora che al ministro Alfano. Le parole che Brunetta pronunciò in quest’ultimo caso furono nette: “Non abbiamo mai creduto allo strumento della mozione di sfiducia individuale, nemmeno alla sua piena costituzionalità”. E ancora Elio Vito nel corso del dibattito alla Camera: “la mozione di sfiducia individuale è un rito di una politica di altri tempi che Forza Italia ha sempre contestato non riconoscendo la natura dello strumento come una natura anche dignitosa per il Parlamento”. Ecco. Adesso ci si accoda ai 5Stelle: per un ministro che dovrebbe pagare per eventuali colpe del padre. Il quale allo stato – sia detto per inciso perché la cosa non dovrebbe fare la differenza per un garantista –non è neppure indagato. Se qualcuno pensa che questa sia la cura per l’emorragia dei voti, dovrebbe valutarne anche le controindicazioni. Spero che qualche ex collega del mio partito abbia un rigurgito di coerenza e garantismo.

On. Massimo Parisi

15 dicembre 2015

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