BOLOGNA- Su un punto i leader concordano: il governo di San Marino arriverà velocemente dopo la vittoria elettorale, e per la sua composizione le preferenze ottenute dai candidati avranno un peso preponderante. Per il resto è 'lite continua' tra Paride Andreoli e Pasquale Valentini, segretari di Psd e Pdcs, le due forze politiche largamente più rappresentative della Repubblica. Il maggior punto di frizione di questa intervista doppia naturalmente il rapporto con l'Italia. Per il democristiano la vittoria del Patto permetterà di formare un esecutivo più omogeneo alla maggioranza di centrodestra che governa a Roma. Per il socialista è stata al contrario la crisi a interrompere il percorso che avrebbe portato alla firma dell'accordo di cooperazione con l'Italia. Accordo che resta comunque a portata di mano grazie al lavoro del governo uscente che ha aumentato il peso del Titano negli organismi comunitari, a partire dal Consiglio d'Europa.
Per vincere il proprio avversario, è importante conoscerlo bene. Qual è il punto di forza che temete di più e quale invece, il tallone d’Achille della coalizione con cui vi confronterete il 9 novembre?
VALENTINI: Il tallone d’Achille della coalizione avversaria sono proprio le elezioni anticipate, che sono l’atto d’accusa più forte dell’inadeguatezza e della inefficienza della maggioranza formata dal Psd, da Su e dai Ddc. È un’inadeguatezza che è stata ripetutamente denunciata da tutte le componenti economiche e sociali del nostro Paese e che rende ambiguo, per non dire grottesco, lo stesso slogan “ora si può” col quale la coalizione “Riforme e Libertà” ha cercato di proporsi agli elettori. Non trovo punti di forza della coalizione in quanto tale se non in un’accentuazione solo formale di un carattere fortemente ideologico, (essere di sinistra) che cerca di mistificare la realtà delle cose definendo a priori come riformista questo schieramento. Ma i cittadini dimostrano di aver capito che questo riformismo è spesso distante, se non addirittura contrario, alle esigenze reali del Paese.
ANDREOLI: La coalizione avversaria ha dimostrato fin dall'inizio della campagna elettorale di non sapersi confrontare su questioni reali, concrete, quelle che tutti i giorni i cittadini toccano con mano. Da parte loro non c'è un progetto concreto ma solo proposte fumose e approssimative. Lo schieramento conservatore è un'ammucchiata di realtà diverse che, in alcuni casi, hanno radici storiche completamente diverse- come Nps-, in altri sono tornate all'ovile dopo aver rotto con la casa madre- come gli Eps, che si presenteranno alla prossima consultazione elettorale addirittura in lista con il Pdcs-. Se questa è coerenza... La coalizione conservatrice non è credibile, non è coesa, non è affidabile e non può garantire stabilità al Paese. Prima di tutto perchè il programma di governo che presenta agli elettori non è altro che un copia incolla di quello della coalizione riformista, peraltro già collaudato in sede di governo. Ma, del resto, non poteva essere altrimenti: se la stesura del programma è l'ultimo passo di un processo che parte, nella costruzione delle alleanze, dalla ricerca del 'nemico' da combattere, ad esso non può essere riservato il tempo che meriterebbe. Per ciò che riguarda i punti di forza, l'unico su cui possono contare è il ritorno al passato: il vecchio si ripresenta.
Dc e Psd sono due ex alleati storici che hanno vissuto il proprio “divorzio”, già nelle elezioni 2006, con perdite in termini percentuali di voti. In questa tornata elettorale, si aggiungono le conseguenze delle scissioni interne (Ddc per il Pdcs, A&l per il Psd) e l'incognita del voto estero, tradizionale bacino elettorale per i principali partiti. Non temete, qualunque sia il vincitore, di veder ridotto il vostro peso nelle rispettive coalizioni? E non rischiano, i grandi partiti, di trovare qualche delusione nelle urne?
ANDREOLI: Innanzi tutto, in termini di scissioni interne, vanno fatte delle distinzioni: i Democratici di centro sono una forza vera, hanno scelto di uscire dalla Dc per divergenze interne con i vertici del partito e hanno portato avanti la loro scelta contrapponendosi al partito dal quale hanno preso le distanze, a differenza degli Eps, per i quali non è così chiara la scelta dell'allontanamento e il successivo riavvicinamento. I Ddc sono un partito, hanno una struttura interne solida che ha permesso loro di avanzare in un percorso, di portare avanti una propria politica, di fare proposte, di essere presenti nelle scelte importanti. Al contrario, i fuoriusciti dal Psd non hanno né spessore né struttura e i sammarinesi conoscono il loro scarso peso politico e numerico. I due fuoriusciti hanno lasciato il Partito da traditori, nel giorno della presentazione del governo dei 31 e hanno cercato rifugio nel Pdcs. Non hanno avuto il coraggio di prendere le distanze in maniera netta- come invece hanno fatto i Ddc-, ma hanno preferito scegliere vie meno trasparenti, sotterfugi e di certo non verranno premiati. In questi anni il Psd ha unito e non diviso e testimonianza di questo sono i Sammarinesi per la libertà che si presentano nella nostra lista per la prossima tornata elettorale. I nostri sondaggi danno non solo la coalizione in vantaggio, ma anche il partito che rappresento in crescita.
VALENTINI: E’ un aspetto che non ci preoccupa perché riteniamo prioritario il successo della coalizione a conferma di un percorso di grande condivisione e quindi di coesione che è quello che ha caratterizzato la nascita del Patto per San Marino. Ci rassicura inoltre come Pdcs il riconoscimento che tale cammino di aggregazione ha avuto in questi ultimi mesi con la grande adesione al tesseramento 2008 e la straordinaria partecipazione registrata durante la Festa dell’Amicizia, fatti che testimoniano che sta crescendo un popolo capace di discernere con determinazione chi può difendere gli interessi di tutti.
I due programmi sembrano assomigliarsi molto. Tra le priorità individuano entrambi i rapporti con l’Italia. Quali allora le differenze principali?
Sul tema particolare del rapporto con l’Italia, poi, per il Patto per San Marino c’è la possibilità di mettere in campo una prospettiva politica molto vicina alla direzione intrapresa dal Governo Italiano, sostenuta da uomini in grado di dare credibilità a questa ipotesi e ad impegnarsi per ricostruire un rapporto di collaborazione e di fiducia con l’Italia, superando così la situazione di incertezza che condiziona lo sviluppo della nostra economia. Per Riforme e Libertà, invece, non c’è altro che l’eredità negativa di un’esperienza di governo assolutamente inadeguata e inefficace e la perdita di autorevolezza e di affidabilità proprio nelle nostre relazioni con l’Italia.
ANDREOLI: La politica estera e le relazioni internazionali rappresentano uno dei punti più urgenti del programma di governo della coalizione riformista. Già dei passi in questo senso sono stati fatti: grazie all'operato del governo alla Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa abbiamo raggiunto una maggiore integrazione con l'Europa e, se non fosse intervenuta la crisi, anche l'accordo di cooperazione con l'Italia sarebbe già arrivato ad una sua felice conclusione. E ancora, il settore finanziario: verrà nominato il presidente di Banca centrale, potenziato il lavoro sull'antiriciclaggio- e i quattro decreti attuativi della legge approvati la scorsa settimana rappresentano un altro importante segnale del buon operato del governo-, intensificati i rapporti con gli organismi internazionali come il Fondo monetario internazionale.
La stessa attenzione verrà riservata alle famiglie, attraverso sostegni rivolti a loro e alle fasce più deboli della popolazione. Investiremo sui giovani per superare la precarietà lavorativa, sulle donne affinchè venga garantito loro il diritto alla maternità e previsti periodi di aspettativa per la cura di genitori anziani e parenti disabili; sulla formazione e l'Università, perchè esse rappresentano il motore per il progresso, necessario per rendere le risorse umane di questo Paese qualitativamente competitive. Riserveremo grande attenzione agli anziani, ai malati, alle famiglie con problemi gravi, i principali destinatari delle politiche sociali.
Nell'esecutivo che andrete a formare in caso di vittoria, quanto conteranno le preferenze ottenute in sede di voto tra i candidati? Quali saranno i criteri di scelta e quanto occorrerà aspettare prima di conoscere il nuovo Congresso di Stato?
ANDREOLI: All'indomani della vittoria, non passerà molto tempo prima di conoscere la formazione del nuovo Esecutivo. E' naturale che le preferenze abbiano la loro importanza ma, nello stesso tempo, è necessario sottolineare che il Psd ha sempre ritenuto fondamentale mettere in campo le migliori energie, le quali congiuntamente potranno dare piena attuazione al programma mettendosi al servizio del Paese.
VALENTINI: Le preferenze sono importanti ma non saranno l’unico criterio per la formazione del Governo. Non credo che tale formazione richiederà molto tempo perché alla base c’è il lavoro comune e quindi la condivisione del programma che è il punto di riferimento del governo che dovrà nascere. La preoccupazione principale che guiderà la composizione dell’esecutivo dovrà essere quella di garantire la massima capacità operativa e contemporaneamente la prospettiva che le istituzioni vivano per servire le esigenze reali di chi vuole operare nel bene di tutti.
L’instabilità politica ha tra i suoi effetti la disaffezione da parte dei cittadini. Sicuramente avrete avuto il polso della situazione partecipando ai comizi elettorali organizzati in questa campagna. Non temete un calo nell’affluenza alle urne e nel caso quale delle due coalizioni ne uscirà più danneggiata?
VALENTINI: Non temo un calo significativo dell’affluenza alle urne proprio perché i cittadini, vedendo le gravi conseguenze prodotte dall’instabilità politica, sentono la responsabilità di un voto che costruisca effettivamente una possibilità radicale di svolta.
ANDREOLI: Oggi i comizi elettoriali rappresentano una piccola parte della campagna elettorale anche se abbiamo rilevato una buona presenza agli stessi. La parte del leone la fanno i mass media: l'informazione oggi entra direttamente nelle case dei cittadini che durante questa campagna elettorale hanno assistito e continuano ad assistere a diverse trasmissioni, confronti, incontri-scontri tra le due coalizioni e, nello stesso tempo, buona parte dell'informazione è veicolata attraverso gli organi di stampa. Per storia e tradizione, i sammarinesi si presentano alle urne in maniera consapevole e responsabile per espletare quello che, oltre che un dovere, è un diritto. Il voto rappresenta la massima espressione di democrazia: sono certo che i sammarinesi non si esimeranno dall'esercitare un loro diritto, anche in questo momento particolare e delicato. In questo senso la nuova legge elettorale, fortemente voluta dal Psd, mette più potere nelle mani dei cittadini, oltre a garantire maggiore stabilità al Paese.
Quanto conterà, alla fine dei giochi, l’intervento del vescovo Negri in favore della Dc?
ANDREOLI: Conterà? I sammarinesi sanno da sempre che fede e politica vanno tenuti separati. Questo è un popolo orgoglioso...
VALENTINI: L’intervento di S.E. Monsignor Negri non è stato un intervento in favore della Dc, ma- come lui stesso ha precisato- l’intendimento del suo messaggio era quello di “favorire un incremento dell’autentica tradizione sammarinese di libertà” in un momento così significativo come quello elettorale. Credo che in questo senso tutti dovrebbero trovare giovamento dalla sua sollecitazione perché dovrebbe essere il desiderio nell’interesse di tutti che il voto sia quanto mai consapevole. Non mi sembra invece che si possano interpretare in questo senso le polemiche strumentali e gli interventi di denigrazione gratuita che sono seguiti.
A poche ore dalla chiamata alle urne fate un appello al voto ai sammarinesi. Perché dovrebbero votare Patto per San Marino o Riforme e Libertà?
VALENTINI: Il 26 ottobre 2007 un editoriale di un importante settimanale economico, di fronte alla prima crisi del Governo uscente, giudicava l’accaduto come il fallimento di un sistema che non sapeva più assicurare governabilità al Paese e chiedeva un cambiamento radicale del modo di fare politica, un modo definito antiquato e paternalistico capace solo di anteporre rissosità, personalismi e mera ricerca del consenso agli interessi di tutti davanti a qualsiasi altro interesse. La prospettiva del Patto per San Marino è quella di chi crede che occorra dare vita a questo cambiamento attraverso l’impegno di persone che amano questo Paese e sono disposte a mettere gli interessi di tutti davanti a qualsiasi altro interesse. Perché siamo certi che questa sia la prospettiva che tutti i sammarinesi desiderano, vi chiediamo di dare forza al progetto del Patto per San Marino.
ANDREOLI: La coalizione riformista è coesa, affidabile, determinata nell'attuare gli obiettivi indicati nel programma di governo, conosciuto ai cittadini prima del voto e vincolante. Abbiamo già dimostrato quello che siamo in grado di fare: abbiamo risanato il bilancio pubblico e quello dell'Iss, migliorati i servizi ospedalieri e varato importanti norme, come la legge antiriciclaggio, la legge elettorale e quella per il giusto processo, ma anche la legge sulla riorganizzazione dei servizi di vigilanza sulle attività economiche e altro ancora. I sammarinesi sanno che è indispensabile per il futuro della Repubblica un governo che basi la sua azione, non sulle chiacchiere, ma sulla politica del fare, recependo le esigenze e le istanze dei cittadini, delle realtà economiche e sociali, attuando le riforme e gli interventi strutturali ormai improcrastinabili e mirati a garantire sviluppo e benessere a San Marino. Con il Psd ora si può.
6 novembre 2008

Sabato 11 Settembre 2010 ore 04:55
























