BOLOGNA - Il rientro di Antonella Mularoni in patria dopo sette anni ("Sono in difficoltà e chiamano la Guardia Nazionale", picchia duro il capogruppo Psd) e l'appoggio di Stefania Craxi ai socialisti e democratici ("Vicini al progetto di Unità socialista di mio padre"), liquidato dal coordinatore Ap come l'aiuto del "partito-guida della destra italiana a chi straparla di centrosinistra. Come chiarezza non c'è male...". Non tradiscono le attese Claudio Felici (Psd) e Mario Venturini (Ap), in quest'intervista doppia nella quale ripercorrono anche le tappe della crisi del governo a cui le due forze politiche diedero vita nel 2006. Comune la censura dell'appoggio di Monsignor Negri alla Dc.
FELICI: Anch’io sono dell’opinione che la campagna elettorale debba servire per illustrare agli elettori le diverse opzioni programmatiche e politiche, a maggior ragione ora che i programmi sono programmi di governo e non elettorali. La nostra coalizione, infatti, punta molto su questo e in numerose occasioni ha proposto iniziative e materiale per promuovere il programma che discende da un lungo periodo di confronto e di elaborazione che ci permette di potere sostenere una posizione univoca e coesa. Dall’altra parte, invece, si rifugge in ogni occasione l’approfondimento sui temi, proprio perché, non avendo una coesione di fondo ed un approfondimento condiviso, si espliciterebbero subito le numerosissime contraddizioni, vedi il catasto, il commercio, le residenze, le politiche del territorio… Alleanza Popolare non è un nemico, né tantomeno giurato. E’ un soggetto politico che aveva fatto un patto strategico con noi, patto che si è rimangiato tradendo tutti coloro, me compreso, che ci avevano creduto e che ci avevano lavorato. E che Ap abbia tradito un progetto politico i cittadini l’hanno capito e lo stanno capendo benissimo.
In queste settimane anche alcune “benedizioni”. Da un lato, Monsignor Negri ha sostenuto esplicitamente la Dc. Mentre, dall’altro, Stefania Craxi, attuale sottosegretario italiano agli Esteri e figlia di Bettino, ha indicato nel Psd un partito “vicino” alla realizzazione del progetto di “unità socialista“ del padre, vanificato da Mani Pulite. Cosa ne pensate?
VENTURINI: Cosa ne ho pensato dell’intervento di Mons. Negri, l’ho detto pubblicamente. E’ stato inopportuno. Quello di Stefania Craxi, sollecitato dagli ex socialisti del Psd, deve essere stato imbarazzante per i Democratici e per Sinistra Unita. Credo che la sponsorizzazione di Forza Italia l’avrebbero volentieri evitata. Straparlano di progetto di centro-sinistra e poi il progetto gode dell’appoggio del partito-guida della destra italiana. Come chiarezza e credibilità, non c’è male!
FELICI: Mi sono astenuto dal commentare le posizioni di Monsignor Negri perché è stata sufficiente la reazione diffusa e risentita del mondo cattolico a fare capire che quando si mescola la politica al sentimento religioso, è quest’ultimo a risultarne offeso. E decidere di fare questo in un periodo elettorale non può che essere letto come una iniziativa che non confida sull’unità ma sulla divisione. Le dichiarazioni del sottosegretario Stefania Craxi non fanno altro che associare l’esperienza dell’unificazione del Psd, che ha costruito la casa comune dei Riformisti e di tutte le radici storiche della sinistra, e l’obiettivo dell’Unità Socialista del padre, entrambi progetti relativi all’unità della sinistra che occupa da sempre il dibattito delle forze riformiste. I progetti hanno caratteri comuni ma storie e contesti diversi.
L’addio di Ap alla vecchia maggioranza non ha portato solo la crisi di governo. Ha compromesso il progetto di unificazione del centrosinistra, promosso proprio dal Psd. Nessuno dei due partiti ci ha creduto abbastanza?
FELICI: La domanda non corrisponde alla realtà, perché il Psd ed Ap nel 2006 hanno firmato un accordo politico e non un progetto di unificazione. Ma questo non toglie che la scelta di Ap di cambiare campo, passando con la stessa destra e gli stessi suoi esponenti che sono stati per lunghi anni gli obiettivi di Ap, con tanto di battaglie politiche, dossier, denunce ed inchieste che oggi appaiono istantaneamente dimenticate, sia una scelta totalmente incoerente con la propria storia e con il proprio percorso politico.
VENTURINI: Il Psd è un partito diviso. La componente dei Democratici, la più spendibile, non conta nulla. Il gruppo dirigente socialista non ha voluto realizzare il programma di governo e ha fatto perdere alla maggioranza sei mesi nel tentativo di stravolgerlo. La prima versione della legge obiettivo, lo strumento messo in atto per costruire un nuovo programma in barba agli accordi sottoscritti, è stata redatta- come ha affermato Alessandro Rossi durante lo speciale tv del 28 ottobre- nello studio di un imprenditore, a dimostrazione della contiguità di una parte del Psd con i poteri forti. Una forza politica come Ap non poteva tollerare simili comportamenti. Ma non è tutto. La proposta alla Dc di ricostituire il governo straordinario, nel mese di aprile; le tensioni sul rimpasto di governo che Andreoli voleva a tutti i costi definire entro maggio; i magistrati convocati a Palazzo Begni; le promesse a Casinos Austria per la gestione dei giochi nonostante gli accordi di governo non lo prevedessero, sono le altre situazioni a causa delle quali abbiamo deciso che ne avevamo abbastanza di un partito- il Psd- di cui non potevamo più avere fiducia.
Chi sarà il più penalizzato in queste elezioni: l’elettorato estero o i grandi partiti?
FELICI: Abbiamo in mano elementi per affermare che in queste elezioni verranno penalizzati i traditori, i transfughi e tutti coloro che lavorano per dividere invece che unire.
VENTURINI: Mi auguro sia penalizzato il Psd.
VENTURINI: Se dovesse vincere la coalizione Patto per San Marino, Antonella Mularoni sarà proposta da Ap quale nuovo Segretario di Stato agli Affari Esteri e, sono sicuro, lo diventerà a tutti gli effetti. Sull’altra sponda sono messi male. Stolfi, dopo quindici anni di presenza nel governo, non può rappresentare né il nuovo né il cambiamento. Altre figure di rilievo che possano dare la speranza di superare una fase molto delicata nei rapporti con l’Italia- di cui il Segretario uscente ha precise responsabilità- non ne vedo.
FELICI: Il nostro sistema non prevede né l’indicazione della squadra di governo né il premierato, proprio per mantenere nelle mani degli elettori la possibilità di esprimere con il loro consenso il governo e la sua composizione. Certamente l’arrivo del giudice Mularoni, assente da San Marino per sette anni, per come l’ha motivata Ap, appare come il ricorso alla Guardia Nazionale in una situazione di difficoltà, vista l’incertezza del proprio risultato.
A pochi giorni dalla chiamata alle urne fate un appello agli elettori.
VENTURINI: L’appello a votare Alleanza Popolare è giustificato dal fatto che il mio movimento rappresenta una garanzia di serietà. Di fronte ad una maggioranza litigiosa e inconcludente, in cui qualcuno pretendeva di fare il proprio comodo e di perpetuare i metodi della vecchia politica, Ap non ha esitato, per il bene del Paese, a dichiarare fallita quella esperienza, rinunciando alle poltrone che aveva sotto il sedere e battendosi – alla fine vittoriosamente – perché fossero i cittadini a decidere da chi essere governati. Ap ha cambiato alleati ma non ha imposto alcun nuovo governo sulla testa della gente, non ha realizzato alcun ribaltone. Ha semplicemente deciso che la nuova coalizione di cui fa parte e le scelte compiute (apertura della crisi e accordo con la Dc) fossero giudicate dagli elettori.
FELICI: Gli elettori sanno che questa volta c’è la possibilità di cambiare, che con la nuova legge saranno loro a scegliere il governo, che, se sostenuto da una coalizione coesa, il governo durerà cinque anni. Dall’altra parte i cittadini vedono una coalizione frazionata, contraddittoria, conservatrice e divisa al proprio interno, tutte condizioni che porterebbero presto alla instabilità.
Perciò questa volta è importante pensare bene al proprio voto e votare il Psd. Noi del Psd, noi della coalizione Riforme e Libertà chiediamo un voto per guardare avanti, chiediamo un voto per costruire il futuro, chiediamo un voto per riformare e non per frenare, chiediamo un voto per San Marino nel mondo e non per un paese isolato. Un voto per un paese sereno e sicuro, per un paese che funziona e che migliora. Un voto per San Marino. Ora si può!
5 novembre 2008

Martedì 7 Settembre 2010 ore 07:53
























