ROMA - "Ho deciso di autosospendermi immediatamente e a tal fine ho conferito al vicepresidente la delega ad assumere la provvisoria responsabilità di governo e di rappresentanza ai sensi della normativa vigente, rinunciando a ogni indennità e beneficio connessi alla carica". Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, getta la spugna. E lo fa spiegando il suo gesto in una nota, dopo la notizia dell'indagine sui quattro carabinieri, arrestati, che lo ricattavano per un video che lo ritraeava in intimità con un trans e le cronache di oggi sulla sua frequentazione con transessuali romani. Circostanze da cui in un primo momento aveva preso le distanze ("è tutta una bufala, non ho poagato nessuno").
"In considerazione degli importanti provvedimenti di governo e legislativi che nell’immediato dovranno essere assunti- prosegue Marrazzo-, in virtù della particolare congiuntura economica e anche in relazione alle funzioni che svolgo in qualità di commissario di Governo, ho deciso di aprire un percorso che porti alle mie dimissioni dalla carica di presidente della Regione".
"DEBOLEZZE PRIVATE" - "Ho detto la verità ai magistrati prima che l’intera vicenda fosse di pubblico dominio. L’inchiesta- sottolinea il governatore- sta procedendo speditamente anche grazie a quelle dichiarazioni, che sono state improntate dall’inizio alla massima trasparenza. Si tratta di una vicenda personale in cui sono entrate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata, e in cui ho sempre agito da solo". "Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari- continua Marrazzo- gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica e di Governo. Sono tuttavia consapevole che la situazione ha ora assunto un rilievo pubblico di tali dimensioni da rendere oggettivamente e soggettivamente inopportuna la mia permanenza alla guida della Regione, anche al fine di evitare nel giudizio dell’opinione pubblica la sovrapposizione tra la valutazione delle vicende personali e quella sull’esperienza politico-amministrativa".
POTERI A MONTINO, VERSO LE PRIMARIE - Sarà Esterino Montino a traghettare la Regione Lazio fino al termine della legislatura. La decisione di Marrazzo di autosospendersi con effetto immediato, infatti, comporta, secondo l'articolo 45 comma 2 dello Statuto regionale, la sostituzione con il vicepresidente che assume la provvisoria responsabilità di governo e di rappresentanza. Restano in carica, dunque, sia la Giunta che il Consiglio regionale. Continuerà a svolgere il proprio lavoro anche tutta la squadra dell'ufficio stampa di presidenza della Regione.
La decisione, scaturita dopo una riunione di maggioranza e dopo aver concordato la soluzione con Marrazzo, evita il commissariamento dell'ente, ma soprattutto scongiura l'ipotesi di sprofondare in campagna elettorale e di votare tra novanta giorni, così come prevede la legge 104. A decidere chi sarà il candidato del centrosinistra per le elezioni regionali di marzo saranno molto probabilmente le primarie, invocate dallo stesso Montino (che sulla scelta di Marrazzo ha parlato di "atto responsabile, non di fuga") e dal segretario regionale del Pd, Roberto Morassut, secondo il quale "a questo punto le primarie sono la soluzione migliore".
I NOMI SPENDIBILI, SOGNANDO ZINGARETTI O VELTRONI - per la corsa al palazzo di via Cristoforo Colombo ad oggi sono sempre gli stessi ma già arrivano i primi rifiuti.
L'ex presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ha ribadito la sua "indisponibilità " a candidarsi. Sulla stessa lunghezza d'onda Rosy Bindi, secondo la quale "le voci sul mio nome sono del tutto prive di fondamento e mi stupisce che possano circolare con tanta facilità ". Anche l'europarlamentare David Sassoli, chiamato in causa, ha smentito "categoricamente" l'ipotesi di una sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio. Lo riferisce una sua stretta collaboratrice a 'L'Altroquotidiano'. C'è chi vorrebbe il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, chi spera che torni in campo Walter Veltroni e chi pensa che si dovrebbe puntare su una donna, come Giovanna Melandri, visto che il centrodestra sembra orientato a schierare Renata Polverini o Luisa Todini. Il toto-candidato è quindi già partito, ma l'ultima parola, senza dubbio, spetterà al neo segretario del Partito democratico.
24 ottobre 2009

Giovedì 2 Settembre 2010 ore 19:15























