Giovedì 2 Settembre 2010 ore 18:59
Welfare
Immigrati, sempre più soci nelle cooperative

ROMA - "Se la presenza di immigrati nelle cooperative industriali incide circa per il 5% e nelle cooperative sociali per il 10%, la percentuale sale al 15% in quelle di servizi, per arrivare al 25% nel settore agroalimentare". Ma gli immigrati, oltre a essere dipendenti, spesso sono anche soci delle cooperative stesse. In quelle sociali "succede nel 10% dei casi, nei servizi si arriva all'80%". E nelle cooperative dei servizi aderenti a Legacoop, "si registrano le percentuali piu' alte di soci immigrati (70-80%), come anche le percentuali piu' alte di contratti a tempo indeterminato (75-95%) rispetto alla media (76%) degli altri settori di Legacoop". Numeri che arrivano da Daniele Conti, di Legacoop Servizi (già Ancst - Associazione nazionale delle cooperative di servizi), nei giorni scorsi a Capo Verde per il viaggio di studi promosso dal Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes.

"Concordando con l'organizzazione del Dossier Caritas/Migrantes la presenza di un nostro rappresentante- sottolinea Franco Tumino, al momento della organizzazione del viaggio presidente di Ancst (ora Legacoop servizi)- abbiamo voluto cogliere l'occasione di approfondire noi stessi le dinamiche dell'immigrazione; le presenze di lavoratori immigrati, che spesso divengono soci, sono sempre piu' numerose nelle cooperative di servizi, e la nostra associazione ha voluto sempre piu' supportare le cooperative nelle prassi di ascolto dei bisogni materiali e spirituali dei lavoratori migranti e nella definizione di politiche di integrazione".

"Non esiste un censimento dei lavoratori extracomunitari delle cooperative italiane, ma alcune indagini settoriali della Lega nazionale delle cooperative e mutue (Legacoop), la piu' antica delle organizzazioni cooperative italiane che associa oltre 15 mila imprese cooperative in tutte le regioni italiane e in tutti i settori produttivi, possono dare un'idea della dimensione del fenomeno", sottolinea Conti, mettendo l'accendo "sull'aspetto qualitativo del lavoro di dipendenti e dei soci extracomunitari in cooperativa". Entrando nel dettaglio territoriale, la Legacoop Toscana - "una delle regioni in cui si registra la piu' alta presenza di imprese cooperative aderenti a Legacoop" - ha svolto una ricerca tra i lavoratori immigrati delle cooperative toscane: ben il 40% e' originario di paesi africani; l'85% degli intervistati non cambierebbe lavoro, il 90% ritiene che in cooperativa non ci siano discriminazioni. Altro dato significativo: gli occupati diventano soci effettivi delle cooperative nel 74% dei casi).

"Le cooperative spesso sono anche la migliore risposta ai bisogni locali perche', oltre a creare posti di lavoro, rafforzano la coesione sociale, economica e territoriale, favorendo inoltre lo sviluppo sostenibile e l'innovazione sociale, ambientale e tecnologica", commenta Conti, precisando che "la risposta ai bisogni locali attraverso la nascita di cooperative non si sviluppa solo in Italia, ma spesso le stesse imprese cooperative mettono in atto iniziative collegate qui in Italia e nei Paesi d'origine degli imprenditori". Un esempio concreto? L'esperienza del progetto 'Ghanacoop': "Commercializzando i prodotti del posto, è riuscita a creare occupazione non solo in Italia ma anche nel Paese africano". Partita come associazione di cittadini ghanesi a Modena, oggi importa dal Ghana ananas e frutti esotici, ed esporta lambrusco, parmigiano, pasta e prosciutti. (Dire - Redattore Sociale)

9 marzo 2010