Sabato 11 Settembre 2010 ore 04:56
Welfare
Violenza e legalità, il Manifesto degli studenti
Un progetto promosso dal ministero dell'Istruzione, dall'Istituto comprensivo Baccano di Roma e dall'Istituto di Ortofonologia. Viaggio in 100 scuole di sei regioni italiane, per ascoltare oltre 10 mila ragazzi. Le loro proposte, dal bocciare i 'bulli' all'ora di dialogo

ROMA - Andare direttamente nelle scuole, ascoltare gli studenti, fare parlare ragazzi e ragazze, tirare fuori le loro idee e le loro proposte per combattere la violenza e il bullismo, per far prevalere la legalità. Sono questi gli obiettivi del progetto "Violenza e legalità", attuato nell'anno scolastico 2008/2009 dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con l'Istituto comprensivo Baccano di Roma tramite l'Istituto di Ortofonologia e il portale www.diregiovani.it. Una iniziativa portata avanti di fronte ai continui episodi di bullismo, violenza, spregio delle regole, difficile convivenza, intolleranza verso gli studenti immigrati che si registra nelle aule e nelle strade italiane. Il progetto ha voluto rendere protagonisti attivi i giovani, per renderli consapevoli del loro ruolo, accompagnandoli in un percorso lontano dalle logiche fatte di prevaricazioni e prepotenze, indirizzato a riflessioni e pensieri positivi. Gli operatori dell'Istituto di Ortofonologia si sono recati in oltre 100 scuole di sei regioni italiane (Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Marche), facendo assemblee, discutendo coi ragazzi, mostrando loro filmati e discutendo della quotidianità. Con un traguardo finale, centrato: realizzare un "Manifesto della legalità", con le proposte e gli slogan scelti direttamente dagli studenti.

"Il progetto che abbiamo realizzato- spiega Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva e responsabile dell'Istituto di Ortofonologia di Roma- ha fatto emergere le tante positività dei ragazzi, le loro vulnerabilità più o meno mascherate, e le loro esigenze. Colpisce la loro disponibilità nell'accettare una maggiore sorveglianza, ma sicuramente ciò che mette noi adulti in imbarazzo è la loro semplicità nel trovare soluzioni andando alla radice del problema. Per loro, la prima causa del disagio risiede nel fatto che non vi sia conoscenza da parte dei professori delle dinamiche della classe, del loro cambiare negli anni, e la sensazione (certezza) di non sentirsi assolutamente ascoltati".

"La soluzione proposta- prosegue Castelbianco- consiste in un incontro classe-professore di un'ora a settimana, anche extra-orario, per parlare a turno con i docenti, con lo scopo di conoscersi fuori dall'ambito accademico. I ragazzi affermano giustamente che la conoscenza da parte dei prof consentirebbe di facilitare i rapporti e prevenire fatti e azioni che si perpetuano solo perchè non esiste un canale di comunicazione, vengono facilitate omertà e reticenza che garantiscono l'impunità agli autori di comportamenti inaccettabili".

"Una domanda hanno fatto i giovani: 'Perché non sappiamo mai cosa accade agli autori di vandalismi e bravate, è vero che non succede nulla?. Se ne parla tanto del fatto, quando succede, ma della continuazione della storia siamo tagliati fuori'. Sicuramente- chiude lo psicoterapeuta- questo è un elemento che deve essere conosciuto altrimenti, giustamente, non facciamo altro che aumentare la sensazione di onnipotenza che è parte dell'adolescenza".

IL MANIFESTO DEGLI STUDENTI: BOCCIARE I VIOLENTI, UN'ORA DI DIALOGO - Bocciare i violenti o, addirittura, espellerli. Introdurre tra le materie l'autodifesa o, valida alternativa, un'ora alla settimana dedicata al dialogo tra professori e alunni, da fare anche fuori dall'orario scolastico. Superare definitivamente la cultura dell'impunità. Sono le richieste contenute nel 'Manifesto degli studenti per la legalità e contro la violenza', frutto del progetto "Scuola, violenza e legalità". Cento scuole medie e superiori hanno aderito all'iniziativa e dai ragazzi sembra levarsi un vero e proprio appello al mondo degli adulti: chiedono regole e di essere aiutati a rispettarle. In tutto sono venti le proposte più significative avanzate dagli studenti che chiedono a professori, presidi e genitori di "ascoltare di più" la loro voce di "capire e parlare" con loro. Insomma, di essere più coinvolti e responsabilizzati.

Tra le priorità del Manifesto, la fine del clima di impunità contro i bulli. Anche se non bisogna abbandonarli o isolarli, piuttosto aiutarli a non reiterare certi atteggiamenti. La scuola deve farsi carico di loro. Ma i ragazzi chiedono più sorveglianza da parte dei prof e pene più severe per i violenti. Tra le proposte anche l'installazione di telecamere nei luoghi pubblici. E la richiesta ai grandi di dare il buon esempio. Insieme a quella di sportelli ad hoc e di uno psicologo a supporto di chi è in difficoltà. E per i virtuosi, per chi si comporta sempre bene, ci vogliono "premi e gratificazioni".

Assieme al Manifesto, gli studenti coinvolti hanno prodotto anche dieci slogan contro il bullismo. "La peggior violenza è non occuparsi di essa", "Viola la violenza", "La violenza è come un maglione di lana ad agosto: inutile!", "La legalità crea, la violenza distrugge", sono quelli più significativi. I giovani coinvolti dal progetto sono stati oltre 10 mila residenti in Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Marche e Sicilia a cui si sono aggiunti quelli che hanno portato il loro contributo attraverso il sito www.diregiovani.it. Tutti uniti dal motto "Come la mela... Niente e nessuno nasce marcio".

BULLISMO, IL 45% RAGAZZI SI DIFENDEREBBE AGGREDENDO - Violenza per rispondere alla violenza. In caso di aggressione da parte di un "bullo", il 45% degli studenti si difenderebbe aggredendo a sua volta. Solo il 16% parlerebbe con i genitori dell'accaduto, l'11% si rivolgerebbe ad un insegnante, un altro 11% farebbe finta di niente, il 3% scoppierebbe a piangere. Sono i dati che emergono dall'indagine condotta su più di 10 mila ragazzi delle 100 scuole italiane nell'ambito del progetto "Scuola, violenza e legalità".

In base ai questionari diffusi dall'IdO, dunque, la maggior parte dei ragazzi risponderebbe alla violenza con la violenza ed è evidente la carenza di fiducia verso il mondo degli adulti. Un dato che trova riscontro anche nelle risposte date dai docenti: per il 43% dei prof, un alunno se aggredito risponde con la violenza, per il 31% fa finta di niente, solo per il 7% chiama l'insegnante e per il 6% ne parla con genitori. Per il 5% dei professori il ragazzo chiederebbe aiuto ai compagni. La violenza, dunque, resta la risposta principale tanto che il dato emerge da un altro punto del questionario: per il 22% degli studenti sentiti, "può servire per difendere se stesso, un amico o un familiare", per il 19% "può servire a rispondere alla violenza", per il 10% può essere utile per "vendicare un sopruso".

Fortunatamente per il 39% degli studenti i problemi non si risolvono ricorrendo a risposte violente, ma, in totale, ben il 61% le ritiene in qualche modo utili.

Ma veniamo al rapporto con gli adulti: come reagiscono questi ultimi di fronte ad episodi di bullismo e sopruso? Solo per il 28% dei ragazzi gli adulti reagiscono con ragionevolezza. Mentre per il 21% lo fanno con rabbia, per il 19% con indifferenza, per il 12% con la violenza. Non a caso, spiegano gli esperti, nella costituzione del 'Manifesto per la legalità' (che era l'obiettivo del progetto) "una delle proposte più gettonate dai ragazzi è proprio quella di educare famiglie e adulti all'ascolto dei giovani e dei loro problemi, ma, soprattutto (è quasi un appello, ndr) a dare il buon esempio".

28 marzo 2009