ROMA - Alcuni membri della commissione Affari sociali della Camera hanno dato la propria disponibilità ad incontrare, il prossimo 22 gennaio, i rappresentanti degli ordini dei medici e degli psicologi, per discutere la controversa questione della diagnosi ai fini della psicoterapia 'convenzionata'.
E' il primo segnale di dialogo dopo la rivolta degli psicologi rispetto all'emendamento, presentato dal relatore Luigi Cancrini (Pdci), alla proposta di legge sulla psicoterapia convenzionata all'esame della commissione di Montecitorio, che prevede che la diagnosi precedente al trattamento in convenzione con il Servizio sanitario nazionale sia affidata solo a medici psichiatri o neuropsichiatri infantili. Gli psicologi, quindi, vengono esclusi.
Il tema verrà affrontato anche in un forum giornalistico organizzato dall'agenzia Dire sempre martedì 22 (alle 14.30): saranno presenti, fra gli altri, Cancrini e Domenico Di Virgilio, entrambi membri della commissione Affari sociali della Camera, e i presidenti degli Ordini nazionali dei medici e degli psicologi.
Il 14 gennaio erano state consegnate, ai membri della commissione, le 11.552 firme raccolte, in nove giorni, con la petizione promossa dall'associazione 'Altra psicologia', per chiedere il "ritiro immediato" dell'emendamento Cancrini. "Purtroppo- sottolinea Luigi D'Elia, psicologo e socio fondatore di 'Altra psicologia'-, temo che la protesta degli psicologi non sia stata interpretata nella giusta dimensione e il presidente ne abbia voluto ravvisare solo l'eccessiva veemenza. Ce ne dispiace- aggiunge-, non era nostra intenzione offendere nessuno, nè dubitare della legittimità e autonomia della commissione. Abbiamo tuttavia ritenuto nostro dovere presentare una questione che riguarda la cittadinanza e il suo diritto di cura, e che vede invece le questioni di ordine psicoterapeutico esclusivamente orientate dal medico".
D'Elia, che assisterà come uditore all'incontro, spiega che "si sta verificando un fenomeno senza precedenti. E la comunità degli psicologi- spiega- si è unita numerosa". Sono sinora ben 12.400 le firme raccolte sul sito www.altrapsicologia.it a favore di questa battaglia. "E' una questione- conclude D'Elia- soprattutto di ordine culturale, più che legislativo o altro. Se passa questo principio verrebbe sancita la precedenza del medico sulle questioni di psicoterapia, laddove la legge prevede che siano i medici insieme agli psicologi, come accade già nella realtà , a svolgere la funzione. E che la diagnosi per la psicoterapia sia fatta solo dal medico è un filtro culturale inaccettabile".
Alla protesta si aggiungono altre voci di psicologi, molto insoddisfatti della gestione della questione da parte dell'Ordine nazionale della categoria. "Riteniamo troppo flebile, da parte loro, cio' che è stato fatto- dice Antonio Santaniello, dirigente psicologo dell'Asl Rmc, ambulatorio di psicobioterapia, e coordinatore nazionale per gli psicologi della Snabi-Sds (sindacato della dirigenza sanitaria)-. La mia proposta è di fare uno 'sciopero bianco', con le migliaia di psicologi del Servizio sanitario che evitano di fare diagnosi, oltre a smettere di fare psicoterapia, effettuando solo colloqui di 'counseling'".
Ma non solo: "Ho proposto che ci si cancelli dall'Ordine degli psicologici- dice ancora Santaniello-, non ci sentiamo tutelati nella nostra autonomia professionale anche alla luce della sentenza della Cassazione del giugno 2007 che rischia di far diventare solo atti medici la diagnosi e la terapia, per cui ci vengono impediti del tutto, come è già successo al distretto 9 Asl Roma C. Se li effettuiamo diventiamo passibili di denuncia".
All'Ordine nazionale degli psicologi, Santaniello chiede di "impugnare subito la sentenza della Cassazione e fare un ricorso al Consiglio di Stato, perchè- conclude lo psicologo- va contro la legge 56/89 che sancisce la nostra autonomia diagnostica e terapeutica. Quella sentenza è quindi contro la legge".
17 gennaio 2008

Giovedì 2 Settembre 2010 ore 18:42























