Giovedì 2 Settembre 2010 ore 18:34
Welfare
Locri, un murales per le vittime dimenticate della 'ndrangheta
Sulla statale 106 jonica, il "muro della vergogna", dove fu ucciso Peppe Tizian, diventa un luogo della memoria grazie al figlio Giovanni, giornalista antimafia, e alla Lunga Marcia di daSud. "Il crimine non paga", lo slogan

LOCRI (RC) - Dal sangue e dall'ingiustizia alla memoria contro la 'ndrangheta. Nasce un nuovo simbolo nella Locride. Con un murales che ricorda il luogo in cui fu ucciso impunemente Peppe Tizian, i giovani calabresi e siciliani dell'associazione 'daSud', tra cui il figlio di Tizian, Giovanni, hanno 'ribattezzato' a presidio dell'antimafia proprio il 'muro della vergogna' sulla statale 106 jonica. Si tratta del luogo in cui il 23 ottobre del 1989 ando' a sbattere con la sua automobile il giovane di Bovalino, impiegato del Monte dei Paschi di Siena, dopo essere stato colpito e sfigurato a colpi di lupara da uomini su una motocicletta. Un delitto rimasto senza colpevoli e senza un perche'. Soprattutto una storia dimenticata per vent'anni. A chiedere giustizia e verita' e' ora Giovanni Tizian, giornalista di "Narcomafie", che ha trasformato il dolore in impegno. Dopo l'omicidio del padre, tutta la sua famiglia si e' trasferita in una regione del Nord Italia.

Il ritorno a Bovalino, nell'ambito della "Lunga Marcia della Memoria" di daSud rientra in un percorso volto a lasciare tracce nuove sui luoghi segnati dalla ferocia delle 'ndrine. Un cammino faticoso e doloroso nella memoria collettiva e individuale. "L'omicidio di mio padre va inserito nel contesto di terrore creato dalle cosche in questo territorio tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta- spiega Giovanni Tizian - chiaramente le modalita' dell'agguato furono mafiose, ma le indagini alla Procura di Locri si arenarono dopo appena un anno e non sono mai andate a fondo, ne' sulla pista bancaria, ne' su quella passionale, mai provata, il cui principale indiziato, ritenuto vicino alle cosche, non fu interrogato".

Tizian ricostruisce quegli anni di violenze ancora impressi nei ricordi di chi allora era solo un bambino. "Prima c'era stato l'incendio della fabbrica di mio nonno, che dopo un anno dal fallimento fu rilevata da una frangia della famiglia dei Barbaro, poi l'omicidio - dice - la perizia balistica aveva dato degli indizi che non furono seguiti. Non capiamo ancora il motivo per cui ci e' stata tolta una persona cara". Parole amare, condivise da altri familiari delle vittime innocenti delle 'ndrine, come la famiglia del fotografo Lollo' Cartisano e Liliana Carbone, madre coraggio di Massimiliano Carbone, ucciso a Locri nel 2004 all'eta' di 30 anni. Tutti hanno testimoniato l'impegno con la presenza durante la realizzazione del murales nel tratto di strada antistante l'area archeologica di Locri Epizefiri. Per l'occasione e' stata organizzata un'apertura straordinaria del museo, solitamente chiuso nel finesettimana. Autori dell'opera sono i writers "Painter & Cayro" di Reggio Calabria, impegnati anche in passato nella realizzazione di murales contro la 'ndrangheta a Riace (Rc). "Il Crimine non paga, la Locride e' anti-'ndrangheta, parola d'onore" e' la frase lasciata impressa ai margini della strada. Si riferisce provocatoriamente al termine con cui gli 'ndranghetisti chiamano il vertice dei locali di 'ndrangheta, il "crimine", da cui prende il nome anche l'ultima operazione investigativa che ha portato all'arresto di 300 persone in tutta Italia. Ad ascoltare le testimonianze c'erano anche venti ragazzi adolescenti venuti da Milano per studiare e fare volontariato con Libera Locride e il centro Don Milani di Gioiosa Jonica. Proponendo 'nuovi linguaggi dell'antimafia' dai murales ai fumetti al teatro, le associazioni hanno promosso anche un incontro serale: "In scena sui beni confiscati" con la partecipazione del cantastorie Nino Racco e la proiezione del documentario "Oltre l'inverno" sul caso Carbone, del regista catanzarese Massimiliano Ferraina.(Dires - Redattore Sociale)

26 luglio 2010

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia Dire» e l'indirizzo «www.dire.it»