ROMA - "Non sempre la nascita è sicura e non sempre è uguale per tutte le donne e per tutti i bambini. Ci sono strutture di serie A e di serie B. Una realtà che può diventare un dramma quando, una volta su dieci, l'evento nascita si trasforma in emergenza". La denuncia viene da Massimo Moscarini, presidente del primo congresso della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (da domani al 7 novembre a Roma). "C'è una grande differenza- spiega- fra una donna che partorisce in una struttura dove si fanno solo 200-300 parti l'anno e una che lo fa in una struttura da più di 1.500 parti". Infatti, prosegue il ginecologo, "la formazione degli operatori sarà diversa, come lo è la struttura, talvolta non convenientemente attrezzata per motivi economici". Spesso, infatti, nei centri dove si nasce meno "manca il terzo livello neo-natologico, quello che permette con la rianimazione un'assistenza idonea e tempestiva" quando nel parto qualcosa va male.
Il 63 per cento delle nascite, spiegano infatti i ginecologi della Fiog durante la conferenza stampa di presentazione del loro congresso, avviene in strutture dove si effettuano più di mille parti l'anno. Al Nord siamo all'84 per cento, mentre al Sud "circa uno su tre si svolge in strutture con meno di 500 parti l'anno".
In Italia, aggiunge Claudio Donadio, primario di ostetricia e ginecologia al San Camillo-Forlanini di Roma e co-presidente del congresso Fiog, ci sono strutture all'avanguardia e strutture diciamo pure di retroguardia: quelle di terzo livello, meglio organizzate, sono in grande maggioranza al Nord e al Centro. Da Roma in giù- sottolinea Donadio- c'è un'altra Italia: nel Meridione non mancano ospedali eccellenti, ma in maggioranza sono di primo o secondo livello".
4 novembre 2008

Giovedì 2 Settembre 2010 ore 19:10























