Giovedì 2 Settembre 2010 ore 19:03
Sport
Un pugno al cuore. I 70 anni di Mazzinghi, fra sogni e polemiche

Sandro Mazzinghi
ROMA - "Sono sempre partito dall'idea che se qualcuno spendeva dei soldi per venirmi a vedere io dovevo dare il meglio di me". In questa frase c'è tutto , gloria del pugilato italiano che domani compie 70 anni. Se è possibile aprire dibattiti su chi sia stato il migliore dal punto di vista della tecnica o dello stile, non c'è dubbio che nessuno ha saputo esaltare le folle come il campione toscano. Basta un dato per rendere al meglio la popolarità raggiunta da Mazzinghi: quando nel maggio 1968 si riprese il mondiale dei superwelter, allo stadio di San Siro c'erano 60.000 persone. "Le grandi piazze italiane le ho conquistate soprattutto grazie al mio modo di affrontare gli incontri- ha raccontato all'agenzia Dire- in tanti ancora mi chiedono foto, libri, ricordi. Non ero certo uno che si risparmiava. Ero una persona seria, che prendeva le cose seriamente. Il pugilato è uno sport impegnativo e se non sei preparato al meglio rischi di prendere tante botte. Non come il calcio, che se non sei in giornata puoi passare la palla agli altri. Ho cercato di fare un percorso giusto negli allenamenti. Ero sempre al lavoro, anche la domenica: 5-6 chilometri di footing e poi in palestra. Stare bene fisicamente garantsice che quando sali sul ring tutto girerà bene".

Non sorprende che l'idolo giovanile di Mazzinghi fosse Rocky Graziano, uno dei più grandi combattenti della storia della boxe. "Mi piaceva tanto come pugile e la sua storia era commovente, perché aveva subito tante angherie nella vita. Ero un ragazzo e fantasticavo di ripercorre le sue orme, di diventare anche io campione del mondo. La figura di Graziano mi spingeva a sacrificarmi, a rinunciare anche al cibo per raggiungere i miei obiettivi". Combattente Graziano, combattente Mazzinghi. Quasi inevitabile che per il campione toscano il più bel ricordo della carriera sia legato alla battaglia contro Ki Soo Kim, quella dei 60.000 di San Siro: "Quindici riprese con il fiato sospeso. Ho avuto la fortuna di trovare un avversario leale e tanto forte da potermi resistere, così da rendere immortale quel match. Io mi ero preparato benissimo: ci sarebbe voluta una fucilata per farmi fuori. La riconquista del titolo iridato rimarrà sempre nel mio cuore". Anche perché, dopo l'incidente automobilistico che gli aveva portato via la moglie e la doppia sconfitta con Nino Benvenuti, in pochi ci avrebbero scommesso: "Nessuno pensava che io potessi tornare come prima, tanti non credevano più in me. Nel pugilato quando la strada s'interrompe è difficile riprendersi. Però sia chiaro che i due incontri con Benvenuti io li considero due vittorie: tutti sanno come sono andate realmente le cose. Anche in altre occasioni ho pagato il fatto di non essere diplomatico e, nonostante i risultati raggiunti, altri pugili sono stati considerati più di me. Ma bisognerebbe parlare di questioni politiche e a me non va".

Meglio tornare alla boxe, a quella che ha regalato all'Italia tante medaglie alle Olimpiadi di Pechino, ad esempio: "Ho seguito i ragazzi e alcuni non sono male. Certo, lo stacco tra il pugilato dei miei tempi e quello di oggi è forte: all'epoca c'erano certi figuri... Diciamo che ogni stagione ha i suoi frutti". E di frutti Mazzinghi è un intenditore, visto che dalla sua tenuta esce, fra le altre cose, un vino di cui si parla benissimo: "Mi piace regalarlo, fare contente le persone che mi sono sempre state vicine. Le stesse che saranno con me anche per questo compleanno speciale e alle quali racconterò qualcuna delle mie avventure sportive". Le avventure di un uomo, di un pugile, di un combattente. Auguri campione!

 

2 ottobre 2008