Roma, da via dello Statuto a Campo Marzio: ‘Banchetti sport’ compie 100 anni

ROMA – La carta un po’ ingiallita dal tempo, la calligrafia che sa di antico, i numeri ben scanditi: ‘Incasso 1929, 240.709’. Era l’anno della crisi, quella storica, la prima e la più dura. “Ma all’epoca quei soldi erano una cifra considerevole”. Con i suoi articoli per la caccia, il marchio Banchetti a Roma esisteva già da 11 anni, da quando il capostipite, Galliano, nel 1918 aveva deciso di partire dalla Toscana alla volta della Capitale per cercare fortuna. E ci riuscì. Dal primo negozio di via dello Statuto si spostò presto (nel 1928) in via Principe Eugenio, a due passi dalla nuovissima piazza Vittorio. “Tra Sermoneta e gli altri, i portici ospitavano un centro commerciale di lusso a cielo aperto, niente a che vedete con quello che è oggi”.

Lui, Vittorio, ultimo dei quattro figli, iniziò prestissimo a lavorare nel punto vendita con il papà e i fratelli. “Avevo 13 anni e avevo sviluppato una vera abilità a caricare le cartucce. Eravamo commercianti, ma anche un po’ artigiani”. Classe 1940, oggi Vittorio guida ancora Banchetti sport, il regno dell’abbigliamento sportivo, ma non solo, di via di Campo Marzio, erede di quella bottega aperta esattamente 100 anni fa in via dello Statuto.

Un secolo. Un traguardo, un compleanno che va celebrato come si deve. “L’appuntamento per festeggiare con tutti i nostri clienti è per domani- dice- perché anche se non sappiamo la data precisa, mio padre aprì il negozio tra ottobre e novembre”. Per l’occasione, le vetrine di Banchetti sport sono costellate di ricordi, fotografie, articoli e prodotti che hanno fatto la storia della famiglia. C’è l’incasso del 1929, quello del 1933-34 che con precisione riporta la cifra 220.092 lire, ci sono le foto del primo trofeo di pesca organizzato dai fratelli di Vittorio nel 1961 e quelle del Terminillo, meta sciistica amatissima dai figli di Galliano. “Negli anni Cinquanta organizzavamo dei pullman per andarci la domenica, era una forma di pubblicità”. Riuscita, anche questa, visto che ancora oggi tra i frequentatori degli impianti tutti conoscono la pista Banchetti. Poi le racchette anni Settanta, una collezione di scarponi da neve vintage e anche la prima giacca a vento tecnica prodotta da Colmar e risalente agli anni Cinquanta. Vittorio indica gli scatti in cui appare accanto ai campioni italiani di diverse discipline. “Venivano qui come clienti agli inizi delle carriere, ma una volta per sfuggire alla folla è entrato anche Totti, è allora gli ho fatto firmare la maglietta”.

Del resto, è stato lui il primo in Italia a vendere le maglie da calcio. “Iniziai con quelle dell’Inghilterra- ricorda- perché contrariamente a quelle del nostro campionato, potevano venderle anche i privati. Pensai che potevano essere in tanti a volerle indossare”. Altra intuizione vincente, la stessa che agli inizi degli anni Settanta portò Vittorio a riaprire il negozio di via di Campo Marzio che il padre aveva deciso di chiudere 10 anni dopo l’apertura. “Lo prendemmo nel 1961, io avevo 21 anni. Questa strada era piena di negozi di alimentari, era difficile trovare qualcuno in grado di reggere 400 metri quadrati di superficie”. All’inizio il fatturato legato alla caccia andava forte, tanto da superare le vendite del negozio di via Principe Eugenio. “Ma non bastava, l’abbigliamento che vendevamo era fuori moda. E l’attività era in passivo”. Galliano decise così di chiuderlo. “Ma io stavo male, sapevo che questo posto poteva andare bene. E convinsi mio padre a riaprire”. Vittorio ridipinse il negozio insieme al ragazzo che li aiutava e riaprì con l’idea tutta sua di puntare su un abbigliamento casual, ma di qualità.

Agli articoli scelti presso i fornitori, “che grazie alla nostra reputazione all’inizio mi concedevano pagamenti più facilitati”, Banchetti univa pezzi di produzione propria. “La nostra clientela è sempre stata di un certo tipo, tra politici e professionisti”. A loro la famiglia vende anche capi e strumenti tecnici, che però dovrà in parte abbandonare per via delle chiusure al traffico che hanno coinvolto sempre più strade in centro. “La crisi l’abbiamo sentita, certo- risponde- ma il principio negli anni è sempre stato lo stesso: se compri bene, vendi bene”. Insomma, il segreto è capire prima degli altri come gira il vento della moda. Un talento che Vittorio ha passato anche alle due figlie Elisabetta e Francesca, che con lui e la moglie Paola portano avanti il negozio storico. Dopo quella di Galliano e Vittorio, la terza generazione di Banchetti sport è tutta al femminile.

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31 ottobre 2018
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