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Il vescovo di Camerino: “Vivo da sfollato, qui gente stremata”

terremoto_macerataMACERATA –  Città fantasma, vie presidiate e ormai off limits, borghi interamente evacuati. Il quadro generale che si sta prospettando, ora dopo ora, nella diocesi di Camerino-San Severino Marche è a dir poco spettrale, amplificando le situazioni di disagio e le oggettive preoccupazioni già emerse dopo il primo, devastante sisma del 24 agosto scorso. Pur non essendosi registrati né morti, né feriti, ingenti sono i danni che, ad oggi, conta la popolazione del Maceratese. Un’intera provincia, distribuita su tre diocesi diverse, messa in ginocchio e che già, in seguito al terremoto che nel 1997 colpì le Marche e l’Umbria, ha dovuto affrontare i lunghi e faticosi anni della ricostruzione.

Castelsantangelo sul Nera, Pievebovigliana, Visso, Ussita: sono questi i Comuni più colpiti, privati dell’ordinaria quotidianità -quasi tutte le abitazioni risultano inagibili e gran parte degli abitanti, che già dopo le scosse del 26 ottobre, avevano abbandonato i centri storici- sono stati trasferiti lungo la costa, al sicuro. La piazza vissana, celebre meta turistica per i marchigiani e non solo, piange inoltre la rovina di un valore architettonico unico nel suo genere, con edifici di culto quasi del tutto distrutti.

Pesantissime le perdite dal punto di vista culturale, a due mesi di distanza dal dramma che non ha concesso sufficiente tempo per la messa in sicurezza di opere e beni artistici. Il piccolo ma prezioso scrigno dei Sibillini perde anche un altro pezzo di prestigiosa storia. Sono ben 27, infatti, i manoscritti di Giacomo Leopardi, tra cui quello de “L’Infinito”, custoditi nel Palazzo dei Governatori, che la città di Bologna si è già offerta di ospitare. La struttura, già compromessa dal sisma che ha colpito Amatrice e Accumoli, è sovrastata dalla chiesa di sant’Agostino (XIV secolo), sede del Museo civico diocesano, dove ad agosto rimase gravemente danneggiato il campanile a vela e dissesti c’erano stati anche nei due pinnacoli della facciata, con pericolo di crolli che, dopo le nuove scosse di domenica, si sono inevitabilmente verificati.

Il museo è di proprietà della diocesi camerte, mentre il prezioso patrimonio letterario costituito dagli scritti leopardiani appartiene al Comune. Particolarmente critico risulta attualmente l’accesso alla città ducale di Camerino, sede della storica Università che già mercoledì scorso ha visto scappare i suoi studenti dalle case più antiche e gravemente lesionate. Su tutta la comunità, civile e religiosa, l’attenzione costante e la sincera vicinanza da parte del vescovo Francesco Brugnaro, da ieri ospite in un alloggio alternativo.

“Vivo anch’io da sfollato- racconta- e capisco fino in fondo i disagi di questa gente, stremata dalle continue scosse. Ho appena mangiato con un gruppo di persone raccolte presso l’ostello di San Ginesio prima di trasferirsi verso le zone della riviera. Tutto il territorio diocesano, con la sua gente così provata, è affranto- aggiunge monsignor Brugnaro- alcuni luoghi caratteristici, penso a Caldarola, ad esempio, sono completamente distrutti, le opere artistiche del territorio sono a fortissimo rischio, se non addirittura irrecuperabili. Ora, prima di tutto, siamo chiamati a stare vicino a chi sta soffrendo in questo momento e non ha una casa dove trovare accoglienza”. (www.agensir.it)

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