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Apple, Bernaudo: “Ue punta il dito su unico Stato membro che galoppa”

appleROMA  – “È preoccupante l’invasione di campo sempre più violenta dell’Ue nelle decisioni di politica fiscale di Stati sovrani, come l’Irlanda, che decidono di fare accordi per favorire e per attrarre investitori e multinazionali e che raggiungono l’obiettivo aumentando la produzione a ritmi vertiginosi, e diminuendo la percentuale di debito pubblico rispetto al Pil”. Così Andrea Bernaudo, presidente di Sos partita Iva, ha commentato la decisione della Commissione europea che obbliga l’Irlanda a richiedere alla Apple 13 miliardi di tasse, considerate – dalla Ue – eluse al fisco irlandese e ai Paesi membri dalla multinazionale di Cupertino.

“Il fatto che l’Irlanda ricorrerà alla giustizia europea per opporsi a questa decisione e per rifiutare di chiedere i 13 miliardi alla Apple è un segnale inequivocabile che dovrebbe indurre tutti ad una attenta riflessione- ha spiegato ancora Bernaudo intervenendo ad Agorà su Raitre- All’Irlanda conviene di più rispettare gli accordi fiscali siglati con la Apple che ottenere 13 miliardi per la fiscalità generale come vuole l’Europa. Salvo comportamenti fraudolenti della Apple, tutti da accertare, rimane il fatto che l’Irlanda, con politiche liberiste e con forti riduzioni della pressione fiscale (12,5% sulle attività produttive) è uscita dal guado e galoppa a gonfie vele, mentre noi annaspiamo nello zero, sperando nello zerovirgola”.

“Fortunatamente la Apple- ha concluso Bernaudo- ha strumenti e forza per difendersi, al contrario dei contribuenti italiani che, invece, una volta raggiunti dal fisco sono considerati dallo Stato dei presunti evasori, e che, ancor prima di potersi sedere a parlare con l’ente impositore, devono pagare subito, finanche se ricorrono al giudice tributario, che poi, in oltre il 50% dei casi, gli darà ragione”.

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