Sputi e schiaffi ai pazienti, la casa famiglia a Bologna era degli ‘orrori’

BOLOGNA – Sputi, strattoni e schiaffi, pazienti legati al letto e, soprattutto, una somministrazione abnorme di sedativi. Il tutto condito da espressioni, utilizzate nei confronti degli anziani ospiti da parte del titolare della Casa famiglia ‘Il fiore’ di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, come “..il modo alla fine lo trovi perché lo riduci come uno ‘zombie’ e il problema è già finito..” (ascolta l’intercettazione), “ci sono i vecchietti che rompono il c…, abbaiano…”, “se campa campa, se muore arrivederci. Un rompic… in meno, faccio l’Istat e abbiamo già risolto il problema”. Per tutti questi motivi il gip di Bologna, Alberto Ziroldi, ha emesso, su richiesta del pm Augusto Borghini, quattro ordinanze di misure cautelari e una di natura patrimoniale nei confronti della struttura, del suo responsabile e di alcuni dipendenti.

In particolare, il titolare della Casa famiglia, il 70enne ex infermiere generico dell’ospedale ‘Bellaria’ di Bologna, Vanes Dani, questa mattina è stato arrestato e portato nel carcere della Dozza, mentre la direttrice della struttura Carla Dessì e l’operatrice socio-sanitaria Giuseppina De Simone sono finite agli arresti domiciliari, e il medico Mario Lunghini è stato colpito dall’interdizione all’esercizio della professione. Altre quattro persone, vale a dire la compagna di Dani e altre tre dipendenti della struttura, sono indagate a piede libero, e la Casa famiglia è stata sequestrata e affidata all’Ausl di San Lazzaro per garantire la continuità assistenziale ai sei ospiti. Gli otto sono indagati per maltrattamenti aggravati da futili motivi in danno di persone di minore difesa e per aver agito con abuso del rapporto fiduciario e lesioni gravi pluriaggravate, mentre per Dani e Lunghini c’è anche l’accusa di esercizio abusivo della professione medica.

Le indagini dei Carabinieri della Compagnia Bologna Centro e del Nas, svolte anche tramite intercettazioni ambientali e telefoniche, sono scattate a febbraio, dopo che, spiega il tenente Emilio Lardieri, “abbiamo raccolto una serie di indizi che arrivavano da varie stazioni, focalizzando l’attenzione sulla Casa famiglia, in particolare sulla somministrazione abnorme di farmaci senza prescrizione medica“. Anche i Nas, prosegue Lardieri, “avevano accertato, in due controlli svolti a settembre e a febbraio, il sovraffollamento della struttura, che ospitava otto persone invece delle sei previste, e le condizioni non ottimali dei pazienti”.

Da lì è scattata l’operazione ‘Fiore velenoso’, che ha confermato tutti i sospetti dei Carabinieri, fornendo anzi un quadro della situazione ancora peggiore. Al centro di tutto c’è la “somministrazione abnorme di sedativi per rendere ‘calmi e mansueti’ i sei ospiti della struttura, di età fra i 60 e i 90 anni”, a cui si aggiungono le altre vessazioni accertate dai militari, tutte “rese possibili dall’esercizio abusivo della professione, quindi con l’applicazione di presidi medici da parte di persone non abilitate a farlo, vale a dire il titolare e i collaboratori”, con la prescrizione e la somministrazione di farmaci da parte del titolare, che si qualificava come medico e “aveva il timbro e il ricettario forniti, in cambio di denaro, dal medico compiacente“, e con la falsificazione delle schede dei pazienti. Proprio per aver fornito timbro e ricettario, quindi “determinando altri a commettere il reato, ovvero dirigendo l’attività delle persone che sono concorse nel reato stesso”, è scattata anche per Lunghini l’accusa di esercizio abusivo della professione.

Un caso emblematico di quanto accadeva all’interno della struttura, le cui rette mensili oscillavano fra i 1.500 e i 3.000 euro (in media 2.500 euro al mese), è quello avvenuto sabato sera, quando Dante, un paziente 90enne che stava per andare in blocco renale, è stato letteralmente salvato dai Carabinieri. I militari, infatti, dopo aver intercettato la frase “Vanes dice che non fa niente, e se è andato in blocco renale fa finta di niente e fa lui la pipì nel pannolone“, sono entrati nella struttura con la scusa di un controllo di routine e hanno fatto portar via l’uomo, ora ricoverato in gravi condizioni al Sant’Orsola, prima che fosse troppo tardi. Da parte loro, invece, i familiari “non si erano accorti di niente, e nei rari casi in cui avevano segnalato delle stranezze, Dani le aveva giustificate come sintomi di quello di cui già soffrivano i pazienti”, ai quali, a volte, i sedativi venivano somministrati di nascosto nel caffè o nel succo di frutta, e venivano anche spenti i campanelli d’allarme dei letti.

I due medici della Tossicologia forense dell’Università di Bologna entrati nella Casa famiglia questa mattina, inoltre, “hanno notato una massiccia presenza di farmaci psicotropi e barbiturici che non avrebbero dovuto essere lì”. Infine, il comandante del Nas di Bologna, Angelo Palmas, sottolinea che i farmaci “venivano prescritti anche a carico del Servizio sanitario nazionale, usando le cosiddette ‘ricette rosse'”. Senza contare, aggiunge, che “mi pare ci fossero anche farmaci di linea ospedaliera, fatto molto delicato perché significa che probabilmente qualcuno li ha sottratti da un ospedale per darli a una struttura non autorizzata a detenerli”.

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31 maggio 2018
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