Report del Consiglio grande e generale del 30 maggio

San Marino

Report del Consiglio grande e generale del 30 maggio

In mattinata inizia l’esame dei 13 articoli del provvedimento, esame che si interrompe nel pomeriggio, a conclusione della seduta, fermo all’articolo 5. Numerosi sono gli emendamenti all’articolato presentati dai gruppi di minoranza che incalzano proposte di soppressione o di modifica del testo. Per rafforzare la contrarietà al Decreto, i gruppi di Dim avanzano emendamenti totalmente soppressivi ad ogni articolo. Tutti gli emendamenti presentati oggi dall’opposizione sono rigorosamente respinti dalla maggioranza, eccetto due a firma di Dim: uno di natura linguistica (emendamento all’articolo 5 comma 4), l’altro (emendamento aggiuntivo articolo 4 bis) ammette per i terreni agricoli la destrazione all’80% della rendita catastale nel calcolo dell’imposta nel caso in cui “i titolari adottino un metodo di coltura agroecologico”, in vista del progetto “San Marino Bio”.

Il dibattito della mattina è interamente occupato dall’esame del primo articolo e dei suoi emendamenti. Il Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, su sollecitazione del consigliere Pdcs Stefano Canti, riferisce le stime previste del gettito dell’imposta: complessivamente si attendono 14,2 milioni di euro circa, così ripartiti: 3,6 mld di euro provenienti dal patrimonio netto delle persone giuridiche; 3,5 mln di euro dalla raccolta indiretta detenuta negli istituti di San Marino; 2 mln di euro per gli strumenti finanziari detenuti all’estero; infine l’incidenza della parte legata agli immobili è di circa 5 mln di euro.

Ps e Dim presentano emendamenti totalmente soppressivi dell’articolo 1, volti ad abrogare l’intero Decreto, e così si riapre il dibattito sulle contrarietà su un’imposta patrimoniale ritenuta “non equa”. Al contrario, Celli difende il provvedimento: “C’è stata una scelta politica precisa- puntualizza- di ridurre fortemente l’incidenza dell’imposta sul bene casa, in quanto bene sociale”. Respinti i due emendamenti, l’opposizione prosegue presentando quelli modificativi in subordine all’articolo 1: Ps chiede che l’esenzione dall’imposta per i fabbricati allo stato grezzo, se presentata documentazione che attesti l’ultimazione dei lavori entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto; Pdcs propone di calcolare l’imposta sulla rivalutazione delle rendite catastali e che siano esentati operatori economici titolari di licenza sospesa o cessata e fabbricati in corso di costruzione; Rete-Mdsi chiedono di esentare del tutto la prima casa e di valutare l’imposta in modo progressivo secondo le aliquote calcolata dalla rendita catastale con la definizione di 3 scaglioni. Per il Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, gli emendamenti sono tutti tecnici e non accoglibili. “Apre” solo sull’ultimo emendamento di Dim, relativo al calcolo dell’imposta in modo progressivo, ritenendo l’impostazione interessante, ma “limiti di tempo non consentono il necessario approfondimento”. Celli assicura comunque approfondimenti successivi e si impegna a tenere in considerazione il principio espresso da Dim attraverso decreto delegato. Infine, tra gli emendamenti presentati dal governo e accolti, all’articolo 1, l’aumento della detrazione che passa da un massimo di 350 a 400 euro per prima casa e sedi di attività economiche e professionali.

Segue la presentazione di emendamenti aggiuntivi da 1 bis a 1 novies decies da parte di Pdcs e Dim. Tra questi l’emendamento articolo 1 septies di Dim per prevedere l’introduzione dello strumento Icee “entro e non oltre il 30 settembre 2018”. A riguardo interviene il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Guerrino Zanotti, per annunciare che in ogni caso entro settembre sarà varato il decreto delegato che istituisce l’indicatore Icee. Ma intende precisare che “la sua finalità non è quella di applicare la patrimoniale in modo equo- puntualizza- serve piuttosto a calibrare le politiche di carattere economico e sociale per famiglie e singoli che vivono una situazione di disagio”. Quindi l’emendamento aggiuntivo articolo 1 decies di Dim, per eliminare tassazione sul patrimonio netto delle società, l’1 undecies per ribadire l’esenzione per la “casa di dimora effettiva”, ovvero prima casa, per il governo non condivisibili. Tutti gli emendamenti aggiuntivi all’articolo 1 dell’opposizione sono respinti.

All’Art. 3 “Detrazioni di imposta” presentano emendamenti Pdcs, Ps, Dim e l’indipendente Dalibor Riccardi. Quest’ultimo, in particolare, chiede la soppressione del comma 4 che estende le detrazioni di imposta a conventi e proprietà di enti religiosi. Proprio mentre si discute dell’articolo 3, interviene il consigliere Federico Pedini Amati, Mdsi, per esprimere tutto il suo disappunto e comunicare all’Aula e alla cittadinanza che “una parte del Cda di Cassa di Risparmio, su richiesta di Andrea Rosa, ha dato mandato di denunciare il consigliere Elena Tonnini”. Immediatamente si scatena la bagarre in Aula e la Reggenza è costretta a richiamare i capigruppo e a sospendere i lavori momentaneamente. Riprende il dibatto, ma l’esame si interrompe all’articolo 5 e potrà proseguire e concludersi solo nella prossima sessione consiliare, a Giugno.

Di seguito un estratto degli interventi odierni all’articolo 1.

Comma 13. RATIFICA DECRETI LEGGE-DECRETI DELEGATI
Ratifica decreto delegato n.44 “Disposizioni in materia di imposta straordinaria sui patrimoni immobiliari e mobiliari”.

Articolo 1 (Istituzione dell’imposta straordinaria sugli immobili)
Emendamento totalmente soppressivi dell’articolo 1 presentati da Ps e dalla coalizione Dim /Respinti con 31 contrari e 20 a favore.

Alessandro Mancini,Ps
Contestiamo questo provvedimento, dovevano essere altri i modi. L’esercizio del 2019 non potrà inoltre beneficiare in alcun modo delle riforme strutturali, mi chiedo perché si dice che questo provvedimento sia straordinario, le riforme annunciate non potranno nel migliore dei modi portare benefici sul prossimo bilancio. L’unica cosa che poteva fare il governo era ridurre la spesa, ma per scelta politica il governo di Adesso.sm non ha voluto assolutamente incidere sulla spesa corrente e oggi tutte le famiglie sammarinesi dovranno pagare la patrimoniale. Per questi motivi abbiamo presentato l’emendamento abrogativo all’art. 1.
Gian Matteo Zeppa, Rete
Era un atto dovuto da parte di Dim presentare l’emendamento abrogativo all’art. 1. Il nostro movimento ha espresso ieri la sua idea che questa imposta straordinaria è completamnte farlocca perchè manca un progetto Paese e manca l’equilibrio di cui si è sciacquato la bocca ieri il Segretario. Manca la volontà di colpire le sacche di richezza. Più facile è colpire ad ampio spettro, più facile imporre un’imposta straordinaria dove già ci sono difficoltà nel reperire risorse.
Elena Tonnini, Rete
Gli abrogativi esprimono contrarietà al provvedimento a partire dal metodo con cui è stata portata avanti questa patrimoniale che non ha permesso il confronto. L’impostazione non contiene elementi di equità necessari per andare a stabilire che ognuno debba poter partecipare a seconda del proprio reddito. In più si aggiunge a un momento di crisi economica conclamata e ad altri sacrifici richiesti, sanatoria, minimum tax… . Inoltre esprime il fallimento del governo per l’incapacità di controbilanciare con strumenti che possano ridare slancio alla nostra economia. In questa situazione una patrimoniale va a comprimere la capacità di spesa delle famiglie e di investimento nelle imprese. E’ vero che si va a sanare con qualche milione in più il bilancio dello Stato, ma se d’altra parte si comprime ancora di più l’economia, si va a incancrenire una situazione di crisi già esistente. E’ una pezza ad un pareggio di bilancio che esiste solo su carta.
Stefano Canti, Pdcs
Noi Dc non abbiamo presentato emendamento abrogativo dell’articolo, ma mi associo a nome del mio gruppo a sostegno degli emendamenti portati dai colleghi di opposizione per le motivazioni già espresse ieri. E’ un provvedimento che manca di equità, con una serie di emendamenti abbiamo fatto proposte per andare incontro a questo principio che non abbiamo riscontrato nel provvedimento del governo.
Iro Belluzzi, Psd
Non abbiamo presentato emendamenti perché è un decreto inemendabile, perché non ratificabile e non lo condividiamo. Condividiamo gli emendamenit abrogativi. Occorreva da parte della maggioranza una ammissione di responsaiblità politica per gli errori compiuti sul settore bancario e finanziario, lo abbiamo urlato fin da giugno 2016 che quell’impostazione avrebbe generato frutti velenosi. E per il paese questo è un primo frutto e non è altro che una pezzuola bagnata per quello che avverrà poi. Dovevano comparire cavalieri bianchi che sono scappati, c’è un peccato originale in tutte le politiche di governo e maggioranza, aver messo il Paese nelle condizioni di doversi indebitare in maniera esagerata.
Davide Forcellini, Rete
Noi consideriamo abrogabile l’intero provvedimento perché questa patrimoniale di equo non ha nulla. Per dirsi equa si doveva preventivamente avere uno strumento fondamentale che è l’Icee. Una patrimoniale senza avere uno strumento che vada a definire in modo scientifico i contributi di ogni nucleo familiare non ha senso. Questo il motivo principale per cui noi siamo contrari al provvedimento. E non ha senso nemmeno che non si preveda alcun progetto di sviluppo, questa patrimoniale serve solo a coprire un buco dovuto ai passati governi e all’attuale.
Marianna Bucci, Rete
L’emendamento non è una provocazione, ma un segnale da cogliere. Le priorità del governo non devono essere il pareggio di bilancio, dovrebbe invece assicurarsi che non leda diritti dei cittadini. Poi nel bilanco mancano 430 mln di euro di copertura finanziaria dei debiti di Cassa, allora il bilancio non è veritiero. In tutto quest’anno il governo non si è meritato la fiducia dei cittadini, stiamo ricalcando le stesse modalità del 2013.
Teodoro Lonfernini, Pdcs
In questo provvedimento le incongruenze sono enormi, colleghi di maggioranza, ed evidenti. Questo provvedimento diventerà legge, lo rispetterò, non farò campagne per dire ai cittadini di non pagare la patrimoniale, ma avrei avuto piacere di lavorare su un provvedimento straordinario in modo che si potesse avere nei suoi confronti un sentimento diverso rispetto una norma non piacevole. E sarebbe stato così se avessimo lavorato a un provvedimento più equo e giusto socialmente. Non lo avete fatto e ci ritroviamo invece un provvedimento straordinario incomprensibile nel momento in cui la piazza e la gente vi stanno dicendo che il Paese non sta bene anche a causa di provvedimenti che nell’ultimo anno e mezzo avete fatto voi.
Grazia Zafferani, Rete
Non vogliamo che questo decreto venga portato avanti. Questa patrimoniale è assolutamente iniqua, pericolosissima perché metterà ancora più in difficoltà le famiglie del ceto basso e le piccole e medie imprese e non andrà a colpire gli speculatori. Finchè non verrà istituito un misuratore delle capacità economiche di ogni famiglia, ogni provvedimento fiscale non sarà equo.
Sandra Giardi, Rete
Questa patrimoniale servirà solo al pareggio di un bilancio che non è in equilibrio. Si toccheranno anche i risparmi dei cittadini e il malcontento è dovuto alla politica che non è stata in grado di definire interventi diversi che potevano colpire chi i danni li ha creati e chi evade.
Giovanna Ceccheti, Ps
Per noi è un provvedimento iniquo che va a colpire soprattutto il ceto medio e si va ad accavvallare con sanatoria e minimum tax e insieme alla debolezza del sistema bancario e alla mancanza di sviluppo del sistema paese porterà a una contrazione economica. È un provvedimento che va ritirato, e la dice lunga il silenzio della maggioranza.
Simone Celli, Sds per le Finanze
I consiglieri hanno ribadito le perplessità espresse in sede di discussione generale. Sul tema di maggiore o minore equità del provvedimento è necessaria uan premessa: parlare di equità quando si ragiona su tassazione straordinaria è difficile, diventa aleatorio fare una disquisizione sull’effettiva equità del provvedimento. Tuttavia, rispetto all’imposta straordinaria del 2013, è stata compiuta una scelta politica, certamente discutibile, che a nostro parere deve essere analizzata un po’ meno superficialmente. Partendo dal presupposto che il bene casa per la realtà sammarinese è un bene fortemente sociale, c’è stata una scelta politica precisa di ridurre fortemente l’incidenza dell’imposta sul bene casa, in quanto bene sociale. Questo il punto su cui il governo ha impostato l’imposta. Al consigliere Canti, ecco i dati in termini previsionali sulle stime dell’ammontare del gettito dell’imposta per lo Stato:

– sul patrimonio netto delle persone giuridiche si ragiona potenzialmente di un gettito di 3,6 mln di euro alla luce dati a disposizione;

– riguardo alle attività finanziarie come raccolta indiretta detenuta a San Marino la stima è di 3,5 mln di euro;

– per gli strumenti finanziari detenuti all’estero si stimano 2 mln di euro;

– l’incidenza della parte legata agli immobili è di circa 5 mln di euro;

per un gettitto complessivo di 14,1- 14,2 mln di euro.

Repliche

Gian Matteo Zeppa, Rete
Ha dato dati previsionali, ma il problema è che si va a colpire la prima casa ed è un problema.

31 maggio 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»