Servono 4mila euro per salvare il piccolo Musaab, è corsa contro il tempo - DIRE.it

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Servono 4mila euro per salvare il piccolo Musaab, è corsa contro il tempo

MusaabROMA – Una corsa contro il tempo per salvare la vita di Musaab, rifugiato siriano di 13 anni affetto da anemia aplastica, ricoverato in Libano.

L’ultima speranza di guarigione resta il trapianto di midollo in Italia. L’agenzia DIRE segue il caso da due settimane e si schiera al fianco della famiglia e di quanti si stanno mobilitando per la raccolta fondi.

“Bisogna portarlo a Genova, prima possibile”, spiega Alberto Capannini, presidente di Operazione Colomba, corpo non violento dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), che con i giovani che lavorano nel campo profughi informale di Tel Abbas, nel Nord del Libano, e prossimo al confine siriano, stanno cercando di accelerare il trasferimento in Italia di Musaab.

La meta è appunto Genova, dove lo attendono i medici specialisti dell’Ospedale pediatrico Gaslini, che si è offerto di coprire tutti i costi dell’operazione e delle cure. Dalla Farnesina invece, insieme a Sant’Egidio, stanno collaborando alle pratiche per portarlo nel nostro Paese. Ma ci potrebbe volere ancora qualche giorno. E più tempo passa, più le condizioni dell’adolescente peggiorano, e i costi aumentano: circa 4mila euro.

“Abbiamo appena saputo, dopo una mattinata trascorsa all’ambasciata italiana a Beirut, che avrà bisogno di più di una trasfusione di sangue”, ha spiegato telefonicamente Capannini alla DIRE. “Qui le cure per i siriani che fuggono dalla guerra sono completamente a carico dei malati, quindi anche il sangue si paga: dovremo trovare almeno 350 euro”.

Musaeb ha inoltre bisogno di medicinali molto costosi, indispensabili a evitare o contenere le infezioni, a cui dovrà aggiungersi anche una Tac: il costo potrebbe superare i 2.500 euro.

Come se non bastasse, dal momento che Musaab – come tutti i siriani fuggiti in Libano in questi sei anni di guerra – è un immigrato irregolare, pertanto dovrà pagare una multa prima di lasciare il Paese.

“Ancora non sappiamo la cifra esatta, potrebbe aggirarsi intorno ai 500 dollari. Una associazione libanese per i diritti umani ci sta aiutando a trattare con le autorità”, spiega ancora.

Infine, c’è anche il costo dell’accompagnatore italiano, che dal Libano seguirà il minore a Genova. “Questi giorni sono sfiancanti- confessa Capannini- oltre ai soldi da trovare, dobbiamo provvedere a tanti documenti, che potrebbero prevedere altri costi… Non solo il visto d’ingresso, già complesso in sé – Muasaab non ha il passaporto ma solo i documenti di registrazione presso l’Alto commissariato Onu per i rifugiati – dobbiamo raccoglierne anche altri, come ad esempio l’autorizzazione a partire firmata dalla madre del bambino, dal momento che si tratta di un minore, e non sappiamo chi dovrebbe rilasciare questo foglio. La situazione dei siriani residenti in Libano è molto confusa, dal momento che non è riconosciuto loro lo status di rifugiati”.

Infine, bisognerà sostenere anche le spese di viaggio di un accompagnatore italiano. “Musaab non può assolutamente viaggiare da solo. Oltre ad avere bisogno di assistenza, non parla una parola né di italiano né di inglese, come i suoi fratelli”.

COME AIUTARE MUSAAB

Come riferisce la Comunità Apg23, “l’Ospedale Gaslini di Genova, insieme alla Regione Liguria e per mezzo di altre Associazioni”, copriranno tutte le spese relative “alle cure mediche del bambino, del viaggio e dell’accoglienza dei due fratelli che con lui dovranno partire: Mohammed, di 22 anni, e Sbeih, di 17, che è risultato compatibile al 100% per la donazione del midollo”. Per coprire i costi aggiuntivi è possibile fare una donazione alla Comunità Papa Giovanni XXIII (codice Iban: IT 06 E 06285 24201 CC0017057554), intestato a ‘Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – Condivisione fra i Popoli Onlus’, via Valverde 10 – 47923 Rimini, causale ‘Sostegno a Musaab in Libano’. L’Apg23 lancia anche l’Hashtag #salviamomusaab.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

31 maggio 2017
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