Afghanistan, Lo Presti: mine e bombe, così si muore a Kabul - DIRE.it

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Afghanistan, Lo Presti: mine e bombe, così si muore a Kabul

ROMA – “La strage di oggi e’ anche un messaggio per l’Europa, perche’ da noi la perdita di un soldato e’ ormai un prezzo che la politica non puo’ piu’ permettersi”: Luca Lo Presti, presidente della onlus Pangea, parla con la DIRE pochi giorni dopo essere rientrato in Italia da Kabul.

La premessa, confermata dall’esplosione dell’autobomba nel quartiere delle ambasciate, 80 morti e oltre 300 feriti, e’ che la situazione nella capitale afgana sta peggiorando da tempo. Un dato di fatto che Lo Presti ha accertato missione dopo missione, mentre si occupava dei progetti di sostegno ai bambini sordomuti, 596 quelli assistiti oggi da Pangea, una onlus in prima fila anche nel micro-credito e per il diritto allo studio.

“Dell’attentato di oggi si parla perche’ i morti sono tanti- sottolinea il cooperante – ma la realta’ e’ che in Afghanistan le autobomba esplodono di continuo, provocando ogni giorno uno o piu’ vittime”. Secondo Lo Presti, questa mattina in contatto con i suoi collaboratori afgani a Kabul, a testimoniare il deteriorarsi della situazione e’ anche il diffondersi di nuove tecniche di attacco: “La minaccia principale adesso sono le mine magnetiche, collocate sotto il pianale delle automobili in sosta oppure anche sul retro dei pick-up dei militari da attentatori che si avvicinano in motocicletta”.

Tra i possibili responsabili dell’esplosione di oggi ci sarebbero guerriglieri talebani o cellule locali del gruppo Stato islamico. Secondo Lo Presti, pero’, e’ necessario allargare lo sguardo al contesto internazionale. “All’ultimo G7 gli Stati Uniti hanno chiesto alla Nato di partecipare a un nuovo sforzo con l’invio di piu’ truppe” sottolinea il cooperante. Convinto che pero’, anche a fronte di una missione dell’Alleanza atlantica a guida americana “finora fallimentare”, le resistenze nelle capitali europee sono destinate a crescere.

A oggi la Nato schiera 13 militari, 8400 dei quali americani. Il presidente Donald Trump, pero’, starebbe valutando di inviarne altre 5 mila. Un azzardo, sottolinea Lo Presti, che evidenzia il rischio di un gioco a somma zero: “Volendo immaginare scenari e ragionare su interessi geopolitici non bisogna dimenticare la Russia, l’altra grande potenza, decisa a non lasciare la presa sull’Afghanistan e contraria a un ‘surge’ targato Nato”.

31 maggio 2017
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