Neonato 'buttato' a Torino, lo psicologo: "Serve più informazione, accudire persone fragili" - DIRE.it

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Neonato ‘buttato’ a Torino, lo psicologo: “Serve più informazione, accudire persone fragili”

Federico Bianchi di Castelbianco

ROMA – Un neonato è morto ieri mattina in un ospedale di Torino dopo essere stato ritrovato all’alba sul selciato del marciapiede di una strada di Settimo Torinese. È seguita una prima ammissione di colpa da parte della madre, ma restano ancora da chiarire molti aspetti di questa tragica vicenda. Non si è certi che il bambino sia stato gettato dal balcone dell’appartamento, non si sa se in quella casa fossero presenti, al momento del delitto, anche altre persone insieme alla madre. A prescindere dai dettagli e dai livelli di responsabilità, colpisce tuttavia l’ipotesi di una madre che si libera del suo bambino subito dopo averlo partorito.

A parlarne su RaiNews24 è Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva:

“È un gesto che colpisce soprattutto perché ormai da diversi anni esiste in Italia la possibilità del parto anonimo (Dpr 396/2000, articolo 30, comma 2) che consente alle mamme di non disfarsi del bambino in modo violento, ma di poter essere accudite in questo passaggio”. In effetti, grazie a questa possibilità “sono diminuiti moltissimo i casi di infanticidio. Le motivazioni- prosegue il direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO)- sono varie: possono dipendere da gravidanze indesiderate, a volte frutto di stupri e incesto. Abbiamo spesso ragazze molto giovani che tengono segreta la loro maternità per motivazioni culturali e religiose- sottolinea lo psicoterapeuta- un problema che si aggraverà con gli immigrati, che vivono un’altra situazione per quanto riguarda i parti. È chiaro che per le mamme come quella di Settimo Torinese si tratta di una situazione di grande disperazione e angoscia, tanto che l’ha spinta a negare sempre la sua gravidanza”.

Anche le vicine di casa della 34enne sostengono che la donna avesse sempre nascosto la maternità. Questa testimonianza può avere una connessione con quanto accaduto dopo?

“Non c’è dubbio, la donna ha vissuto questi mesi con l’angoscia di nascondere un qualcosa che, a suo giudizio, era inaccettabile. Quando la gente dice ‘L’ha gettato fuori dalla finestra’- continua Castelbianco, intervistato su RaiNews24- a prescindere se sia vero o meno, il problema è che lo ha fatto per allontanare da sé, in quel momento di pura follia, la causa del suo malessere. Come se avesse risolto e chiuso il suo periodo di angoscia buttandolo via, ma non si riesce a fuggire in questo modo. Credo che dovremmo fare più campagne di informazione– propone lo psicoterapeuta- ovvero più accudimento. Questa mamma non ha compreso che con il parto anonimo si sarebbe salvata lei, il bambino e l’altro figlio. Adesso la donna andrà incontro a una situazione penale e personale gravissima”. Il direttore dell’IdO spiega che “accudire di più queste donne fragili significa prevenire poi i gesti atroci, facendo in modo che non vengano svolti. Certamente sono diminuiti i casi di madri che uccidono i propri bambini, ma neanche uno deve essere accettabile. Ci vuole maggiore informazione, che si traduce successivamente in più accudimento e più protezione per evitare gesti drammatici che lasciano tutti sconcertati”.

C’è un altro gesto che provoca sconcerto. Dopo quanto avvenuto, la mamma di Settimo Torinese ha accompagnato l’altro figlio piccolo all’asilo. Una mattinata apparentemente normale, è questo un altro segnale di rimozione profonda?

“Esatto- risponde Castelbianco- lei ha ‘fatto finta che’. Tutti i mesi di gravidanza ha fatto finta di non averlo e, quando è nato, ha fatto finta di non vederlo. La vita ha continuato come se i mesi di gravidanza non ci fossero mai stati o perlomeno non dovevano interferire e influire sulla sua vita quotidiana. Dopo un gesto così drammatico, accompagnare l’altro figlio a scuola significava per lei preservare una normalità per l’altro figlio. Questo è l’indice del suo stato mentale”.

Ci sono delle spie, dei segnali di allarme che i familiari o quanti siano vicini a tali persone possano cogliere quali segnali premonitori di tali gesti?

“Tutti coloro che si sono accorti di questa gravidanza, si saranno anche resi conto che la donna rifiutava di ammetterla. Il suo rifiuto doveva accendere nelle persone che la circondavano delle preoccupazioni, avrebbe dovuto portarli a chiedere aiuto. Purtroppo molte persone si vergognano di chiedere aiuto– conclude lo psicoterapeuta- ma farlo non è mai una vergogna, al contrario può essere una soluzione per evitare situazioni come questa”.

Dal 1970 al 2008, secondo l’Istat, si sono consumati 378 infanticidi, circa 10 l’anno. Elaborando i dati, l’Ami (Associazione matrimonialisti Italiani) ha evidenziato che gli autori degli infanticidi (da zero a sei anni) sono nel 90% dei casi le mamme. Dal 2001 al 2008 si sono verificati in media 8 infanticidi l’anno (58), dal 2010 al 2012 sono stati 7. Un numero sempre più in declino da quando è entrata in vigore la legge sul cosiddetto parto anonimo.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

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