Il bullismo si vede, ma l’omertà è forte tra gli studenti

TRIESTE – Il 40% dei ragazzi iscritti alle scuole medie ha visto atti di bullismo e oltre la metà non ha reagito o denunciato perché “non sono fatti miei” e per paura.

Il quadro emerge dall’indagine “Generazione smartphone 2016-2017” svolta dall’associazione Media educazione comunità (Mec) di Aviano su un campione di 2.150 studenti del Friuli Venezia Giulia.

I numeri sono stati presentati al seminario ‘Cyberbullismo e altre sfide’, tenutosi alla scuola secondaria di primo grado Tiepolo, e realizzato dalla Cooperativa Aracon nell’ambito delle proposte migliorative per il servizio di Doposcuola del Comune di Udine a cui hanno preso parte oltre 150 tra educatori, insegnanti e genitori.

Giacomo Trevisan, esperto di sicurezza in rete e di prevenzione del cyberbullismo, nonché coordinatore dell’associazione Mec, ha spiegato che il “dato della mancata denuncia degli atti di bullismo è molto importante perché, anche sulla base di ricerche europee, è proprio l’indifferenza o complicità degli osservatori a permettere lo sviluppo delle dinamiche di cyberbullismo, mentre al contrario proprio la loro responsabilizzazione può rappresentare lo strumento più efficace di prevenzione”.

COME E QUANTO GLI ADOLESCENTI USANO LO SMARTPHONE

L’indagine poi indica che il 79% degli studenti delle secondarie di primo grado ha un cellulare smartphone personale (incremento dell’8% dai dati dell’anno scorso). In terza media si supera il 90%. Il 68% degli studenti (oltre due su tre) può tenerlo in camera durante la notte; il 70% gioca con videogame e di questi il 73% decide autonomamente quali videogiochi utilizzare senza ricevere vincoli dai genitori (utilizzando anche quelli sconsigliati ai minori di 18 anni). Il 32% dei ragazzi dice di ricevere mediamente più di 100 messaggi whatsapp in un pomeriggio, il 20% più di 200.

GLI ADOLESCENTI VANNO TUTELATI: ECCO QUALCHE REGOLA

L’associazione ha presentato un piccolo decalogo per contrastare il fenomeno del cyberbullismo stimolando i ragazzi all’intervento quando riconoscono situazioni di sofferenza on-line. Fondamentale è il dialogo costante con i figli rispetto a interessi, comportamenti e rischi della rete, e l’alleanza tra genitori e tra genitori e scuola.

Le associazioni poi raccomandano di imporre poche, ma efficaci regole di tutela del minore, in particolare per gli under 14 anni: i genitori devono sempre conoscere le password e monitorare periodicamente ciò che fanno i ragazzi on-line, e questo vale anche per i gruppi whatsapp che al momento sono una delle principali fonti di problematiche relazionali tra studenti, nonché di distrazione dallo studio (non tutti sanno che l’età minima per l’utilizzo di Whatsapp è di 13 anni). I genitori devono limitare il tempo di utilizzo degli smartphone e di internet, promuovendo momenti “disconnessi”: in particolare la notte lo smartphone deve restare fuori dalla camera. Infine, le applicazioni devono essere scelte e scaricate in accordo con i genitori (e questo vale anche per la scelta dei videogame).

31 Mag 2017
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