A fine luglio la Regione diventa socio di maggioranza nel Porto di Venezia - DIRE.it

A fine luglio la Regione diventa socio di maggioranza nel Porto di Venezia

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VENEZIA – Entro la fine di luglio la transizione verrà completata e la Regione, tramite la sua finanziaria Veneto Sviluppo, diventerà socia di maggioranza di Apvs, che ha sua volta controlla Vtp (Venezia terminal passeggeri), ovvero “uno dei gioielli veneti”, quando si parla di flussi turistici. Lo spiega il presidente di Veneto Sviluppo. Massimo Tussardi, oggi a palazzo Ferro Fini, Venezia, in udienza alla commissione regionale Affari istituzionali con la “straordinaria presenza” del presidente del Consiglio veneto, Roberto Ciambetti.

Tussardi ha ripercorso le tappe che hanno portato alla situazione attuale, evidenziando che l’operato della finanziaria regionale ha mirato alla conquista del controllo del terminal passeggeri di Venezia non solo per l’indicazione chiara ricevuta dalla giunta, che ha approvato all’unanimità una mozione in proposito, ma anche perché Vtp è una società che produce molti utili. “Lo scorso anno sono transitati 1,7 milioni di passeggeri” dal porto di Venezia, il che lo rende “il primo home port in Italia e il quinto al mondo”, con tutti gli utili che ne derivano.

La vicenda, ha ricordato Tussardi, inizia il 21 dicembre 2015, con un bando di gara emesso da Apvi, società di investimenti che fa capo all’Autorità portuale di Venezia, che ha stabilito di vendere il totale meno l’1% delle sue quote di Apvs, società di servizi portuali. Allora Veneto Sviluppo deteneva già il 33,2% di Apvs, che ha sua volta controllava (e controlla) Vtp, grazie al possesso del 53% delle quote, e aveva quindi davanti tre opzioni: la covendita (quindi il liberarsi delle sue quote contemporaneamente ad Apvi), rimanere immobile o esercitare il diritto di prelazione. Ovvero, aspettare che il bando di gara si chiudesse e le offerte venissero valutate per poi subentrare al vincitore pagando la stessa cifra da lui offerta. Quest’ultima possibilità era stata prevista al momento della fondazione di Avps e Veneto Sviluppo ha deciso di avvalersene. Ma il percorso per arrivare alla decisione non è stato semplice. Veneto Sviluppo non poteva infatti acquistare semplicemente le quote in vendita al prezzo stabilito dalla migliore offerta, ovvero 24.020.000 euro, perché questo avrebbe voluto dire concentrare più del 15% del capitale totale della finanziaria in un unico investimento, il che è vietato. Contestualmente all’esercizio del diritto di prelazione Veneto Sviluppo doveva quindi vendere le quote in eccedenza di Avps, mantenendo solo il 51% necessario ad averne la maggioranza e di conseguenza il controllo. E, considerando che il termine per far valere il diritto di prelazione era di 30 giorni a partire dall’assegnazione della gara e che prima la finanziaria non si poteva muovere per non turbare l’asta, il tempo a disposizione per fare le dovute valutazioni e prendere una decisione è stato veramente poco.

Per questo, e per la scarsità delle offerte ricevute, la finanziaria ha preso una decisione criticata da alcuni consiglieri regionali Pd: vendere il 48% delle quote di Apvs a Venezia Investimenti, una cordata composta da Msc, Costa Crociere, Royal Carribbean e Global. Ovvero dalle compagnie crocieristiche, che acquisteranno le quote di Avps per 17.474.386 euro. Sulla vendita potrà esercitare il diritto di prelazione l’Autorità portuale di Venezia, ma sembra alquanto improbabile che lo faccia, dal momento che si è appena liberata delle sue quote di Apvs. I termini per esercitare il diritto in ogni caso scadranno il 19 giungo, e allora toccherà ai soci di minoranza di Vtp, ovvero Save e Fimpax, decidere se esercitare il loro diritto di prelazione secondario sull’acquisto. “In ogni caso il 51% di Veneto Sviluppo è blindato”, conclude Tussardi, evidenziando che nella successiva fase di elezione del Consiglio d’amministrazione di Vtp, “su cinque membri uno sarà eletto da Fimpax, uno da Save e tre da Avps, di cui due da Veneto Sviluppo”.

31 maggio 2016
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