Emilia Romagna

Aziende spolpate prima del fallimento, scoperto business criminale da 11 mln euro

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MODENA – Imprese emiliano-romagnole ormai decotte che, prima di fallire, venivano ‘traghettate’ da professionisti infedeli verso l’estero, Portogallo in primis. L’obiettivo era svuotarle degli ultimi beni rimasti, prima che incombessero le sentenze di fallimento in Italia. È questo il meccanismo alla base dell’attività di un’associazione a delinquere, densa di colletti bianchi, stroncato dalla Guardia di finanza e dalla Procura di Modena. Su disposizione del Gip Eleonora De Marco, sono state eseguite sei misure cautelari (tre arresti in carcere, tre ai domiciliari) ed è stato disposto il sequestro di un patrimonio mobiliare-immobiliare stimato pari a 11 milioni di euro, anche se, considerando tutte le frodi ideate, il danno per l’erario è stato maggiore.

Nei guai è finito dunque un gruppo considerato un’associazione a delinquere e finalizzato alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio internazionale e ad altri vari reati tributari. Spicca il ruolo di un professionista reggiano di fatto residente a Parma: si tratta di un vero stakanovista del crimine, dicono gli inquirenti, con ritmi di lavoro dalle quattro del mattino fino a mezzanotte. L’operazione “Barqueiro”, appunto “traghettatore”, è stata eseguita dalla Finanza di Modena tramite vari blitz alle prime luci di questa mattina, su coordinamento del procuratore Lucia Musti e del sostituto Marco Imperato. L’associazione smantellata era ramificata in varie regioni ma ha operato in questi anni anche a livello transnazionale, trasformandosi appunto in “una vera e propria holding del crimine“, segnalano gli inquirenti oggi in conferenza stampa in Procura.

indagine_mustiAlla rete ‘globale’ si rivolgevano altri professionisti e imprenditori, per finalizzare fittizie delocalizzazioni all’estero ed eludere la normativa fallimentare danneggiando, così, i creditori delle società interessate. Tra i destinatari delle misure cautelari risultano due commercialisti, un’ex dipendente di banca e altri imprenditori: c’è anche un cittadino italiano, collaboratore del collega emiliano, arrestato in Albania nei mesi scorsi dopo una lunga latitanza attraverso una richiesta di estradizione. In particolare, è emersa la pratica di compensare falsi crediti Iva generati da società create ad hoc, ed amministrate dall’associazione, che venivano ceduti a titolo oneroso con formale atto notarile ad altri imprenditori, che li usavano per saldare i propri debiti: il tutto per un danno milionario alle casse dello Stato. Complessivamente, sono state 40 le perquisizioni attuate, anche all’estero, grazie al lavoro di 100 finanzieri e alle loro unità aeree, ma anche alle Forze dell’ordine di Portogallo, Slovenia e Spagna nell’ambito del contributo di Eurojust (L’Aia), agenzia dell’Ue che si occupa della cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri. Lo evidenzia il procuratore Lucia Musti, che riconosce la collaborazione delle autorità straniere di Portogallo, Slovenia e Spagna nell’ambito delle rogatorie internazionali: “Si tratta di una collaborazione inusuale per una Procura medio-piccola come la nostra, siamo tra i primi in questo senso ad aver fatto ricorso a Eurojust. Grazie anche al Gip di Modena- aggiunge il procuratore in conferenza stampa- per la tempestività di tutti i suoi provvedimenti”.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

31 maggio 2016
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