Poesia, bellezza e grazia: il Giappone in mostra a Bologna con lo Ukiyo-e

BOLOGNA – Una celebrazione dell’estetica, la perfezione, la grazia, la natura, ma anche l’edonismo e l’erotismo. Le stampe giapponesi, lo Ukiyo-e, sono piacere e bellezza, persino quando rappresentano i samurai che si suicidano, col sangue che sgorga. E anche quando mostrano scene di sesso, coi personaggi completamente vestiti con pesanti kimono che si esibiscono in contorsioni degne del kamasutra, coi genitali – spesso spropositati –  bene in vista. Stampe che suscitano ironia, ma che pare avessero sia funzione didattica che “sostitutiva” per chi non poteva praticare.

Per i più timidi, però, ci sono le immagini più tradizionali di donne delicate che si muovono con estrema compostezza e sembrano schermirsi o di paesaggi naturali che paiono emanazioni dirette dello shintoismo, 

Chi ama il Giappone, la sua diversità dall’Occidente, la sua concezione di estetica e la sua arte troverà una panoramica di tutto questo a “Giappone, Storie d’amore e guerra“, mostra in corso a Palazzo Albergati a Bologna, fino al 9 settembre. Ci sono le geishe, i samurai e il monte Fuji, che sono a pieno titolo nel nostro immaginario, ma anche le oiran (le cortigiane), le bijin (le belle donne), gli animali, gli attori del teatro e i surinomo, cioè i biglietti “personalizzati” e molto rari che sono, manco a dirlo, piccole opere d’arte.

Nelle xilografie, che attraversano un periodo di tempo piuttosto vasto, partendo dal Settecento e arrivando quasi fino ai nostri giorni, si trovano immagini di danze, di vita quotidiana, di uomini in battaglia, di temporali e mari furiosi. Tutto cristallizzato. Bloccato nel suo accadere. Ed é curioso pensare che, essendo stampe che si vendevano in strada o in libreria, erano già secoli addietro una forma d’arte “di massa”. Basta dire che le celeberrime vedute del Monte Fuji di Katsushika Hokusai (ormai arcinote e usate per poster e biglietti di auguri) in 50 anni videro tre edizioni. E si parla della fine del Settecento.

Dall’Ukiyo-e, che significa non a caso “Immagine del mondo fluttuante” con l’edonismo che la fa da padrone, sono poi derivati tanti tipi diversi di rappresentazioni che cambiano nome a seconda dei soggetti. Le immagini di mostri e certe vedute del monte Fuji e delle case in legno, in chi è cresciuto coi cartoni animati, evocano persino ricordi di robot e fatine. 

La mostra “Giappone, storie d’amore e guerra” è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20 fino al 9 settembre. Per informazioni: http://www.palazzoalbergati.com/giappone-storie-d-amore-e-di-guerra/

31 Marzo 2018
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