Basilicata

Referendum, Lacorazza: “Abbiamo sempre cercato un confronto con il Governo”

piero_lacorazza_POTENZA – “Più volte, nei mesi scorsi, i rappresentanti delle Assemblee legislative regionali che hanno promosso il referendum hanno evidenziato la necessità di un confronto con il Governo poiché il nostro obbiettivo era cambiare le leggi e riaffermare il principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni nell’interesse generale del Paese. Abbiamo chiesto più volte al Governo di ragionare insieme, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta”. E’ quanto afferma Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale della Basilicata, capofila delle Regioni referendarie, in risposta “a quanti si chiedono come è stato possibile un referendum promosso da dieci Regioni in conflitto con Governo e Parlamento”.
“Anche sul mio profilo Facebook – aggiunge Lacorazza – c’è la prova di questi tentativi di riaprire il confronto, che peraltro avrebbero dovuto vedere il Governo quantomeno interessato, se non addirittura preoccupato. Dopo l’approvazione dello Sblocca Italia infatti, molte Regioni avevano nel frattempo impugnato alcune parti del decreto perché lesive delle prerogative regionali. Il confronto sarebbe dovuto già partire a febbraio dello scorso anno. Eppure, che io sappia, nessuna riunione ufficiale è stata convocata. Da luglio a settembre, ci sono stati tre mesi di confronto aperto sul territorio, fino all’approvazione dei quesiti referendari in dieci Regioni. Da allora nessuna riunione ufficiale. Ribadisco ufficiale, con tanto di convocazione e documento finale da approvare tra Stato, Regioni e rappresentanze dei Consigli in quanto delegati referendari. E in più la decisione della data del referendum, anche in questo caso senza un minimo di confronto: no election day e consultazione fissata nella prima data utile, il 17 aprile. Insomma le Regioni e o delegati dei Consigli regionali hanno provato a perseguire tutte le strade del dialogo con il Governo. Non hanno proprio nulla da rimproverarsi”.
Lacorazza chiarisce infine che “i Consigli regionali hanno avviato il percorso, ma sono state la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale a valutare i profili di legittimità e ammissibilità del referendum. In particolare, sul quesito riguardante la durata delle concessioni offshore entro le 12 miglia dalla costa, è stata valutata ‘elusiva’ la norma proposta dal Governo e approvata dal Parlamento per evitare il referendum. Un po’ come quando il Governo Berlusconi tentò di modificare la legge per evitare il referendum sul nucleare nel 2011”.

31 marzo 2016
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