Scontrini Renzi, Tar stoppa il M5s: "Dovevano dire quali volevano" - DIRE.it

Toscana

Scontrini Renzi, Tar stoppa il M5s: “Dovevano dire quali volevano”

Luigi Di Maio

ROMA – Stop del Tar della Toscana al ricorso presentato dal Movimento 5 stelle Firenze riguardo l’accesso agli atti sulle spese di rappresentanza, con tanto di scontrini, sostenute dall’ex sindaco Matteo Renzi e dall’attuale primo cittadino, Dario Nardella. Lo ha stabilito la prima sezione del tribunale amministrativo toscano, guidato dal presidente Armando Pozzi, che ha ritenuto “improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse” l’istanza presentata dalle due consiglieri comunali fiorentine, Arianna Xekalos e Silvia Noferi. Nelle motivazioni della sentenza, il Tar sottolinea che nella “nota del 24 dicembre”, firmata dal direttore generale di Palazzo Vecchio, l’ingegner Giacomo Parenti, è “presente l’invito a segnalare le specifiche voci ricavate dai prospetti per accedere alla visione e copia della documentazione sottostante”.

Per i giudici amministrativi, infatti, “la mancata immediata ostensione di tutti i documenti sottesi a ciascuna delle numerosissime voci di spesa esibite e rese note dal Comune (oltre mille) non equivale, infatti, a diniego dell’accesso, ma a un differimento parziale giustificato dalla mole della documentazione potenzialmente interessata e dalla conclamata disomogeneità delle voci di spesa in questione (si va dalle forniture di fiori, all’acquisto di oggetti celebrativi e doni, alle spese per incontri di rappresentanza), delle quali non può obiettivamente presumersi che rivestano tutte pari interesse ai fini del controllo che tramite l’accesso si vorrebbe esercitare”.

Per il Tar, inoltre, “la circostanza che alle ricorrenti sia richiesto di indicare le singole voci di spesa in relazione alle quali avere la documentazione di riscontro è coerente del resto con la regola secondo cui compete al richiedente la selezione preventiva del materiale di proprio interesse, attività propedeutica connaturata alle modalità dell’accesso, che non può avere finalità esplorative, ancorché il diritto sia esercitato da soggetti cui la legge riconosce legittimazione rafforzata”. Nella sentenza, tuttavia, il Comune di Firenze è tenuto a pagare “le spese processuali, che liquida in complessivi euro 3.000, oltre agli accessori di legge”. In un comunicato Palazzo Vecchio precisa che la somma richiesta è da imputare ad un difetto nelle tempistiche della trasmissione degli atti ai giudici: “la nota del direttore generale- spiega il Comune-, che ha risposto in maniera unitaria ed effettuando una analisi e una valutazione complessive alle numerose richieste delle consigliere fatte pervenire in vari momenti e a differenti uffici, è arrivata con alcuni giorni di ritardo quando il procedimento al Tar era già iniziato”.

di Diego Giorgi, giornalista

31 marzo 2016
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