A Roma il lettore e’ in via di estinzione, eppure basterebbe “aprire” la Casa delle Letterature

libricome

A Roma il lettore è una figura in via di estinzione. E’ rimasto solo il lettore forte, che però spesso corrisponde a un addetto ai lavori. A questo pensavo una decina di giorni fa mentre mi spostavo da una sala all’altra dell’Auditorium per seguire gli incontri in programma a ‘Libri come’, la festa del libro e della lettura, giunta alla settima edizione. La manifestazione, nonostante il budget ridotto e un giorno di programmazione in meno, ha registrato 20 mila presenze. Siamo lontani dalle 40 mila della prima edizione o dalle 35 mila degli anni successivi, ma lo zoccolo duro dei lettori forti non ha tradito le aspettative. A colpo d’occhio, però, era evidente l’assenza di lunghe file alle biglietterie – memorabili quelle per Umberto Eco, Roberto Calasso, Emmanuel Carrère – o di code per farsi autografare il libro. Dov’erano finiti gli adolescenti, che l’Istat ci ha detto essere i maggiori consumatori di libri, o le signore che un tempo seguivano i dialoghi con gli scrittori e poi si fermavano a discuterne al bar? Ho sentito qualcuno dare la colpa alla paura del terrorismo, ma la realtà era un’altra. Quei lettori non c’erano a causa dell’atteggiamento che la città ha rispetto alla cultura.

A Roma il lettore ha smesso di girare per librerie perché molte di quelle che frequentava sono state chiuse; quando compra un libro sa già che difficilmente potrà ascoltare chi l’ha scritto perché le presentazioni di libri – soprattutto quelle delle maggiori case editrici – avvengono principalmente nelle città del Nord Italia; attende l’organizzazione di una fiera o di un festival, ma non è detto poi che ci partecipi perché la comunicazione degli eventi, per mancanza di fondi, è sempre più scarsa in questa città. Così, piano piano, se ne dimentica. Trascura la passione della lettura così come trascura la città in cui vive. Nella Roma travolta dalle inchieste giudiziarie, dove il degrado sembra ogni giorno avere la meglio e i soldi hanno smesso di girare, la cultura non può che soccombere. Lo dicono i dati: per la Confcommercio il 54% delle imprese culturali registra un peggioramento dell’andamento economico nell’ultimo triennio. Lo dicono le chiusure: 50 librerie in quattro anni, 42 cinema in dieci anni e il fallimento dei teatri. Come si è arrivati a questo punto? Le cause sono molteplici: la crisi economica, il caro affitti, la riduzione degli investimenti. Il motivo principale, però, resta sempre lo stesso: l’assenza di volontà politica.

borromini2Roma soffre della mancanza di un progetto culturale di ampio respiro, condiviso dalle istituzioni, in cui i cittadini possano riconoscersi. L’ultimo risale ai tempi di Gianni Borgna. Emblematico è il caso della Casa delle Letterature, ospitata nel complesso borrominiano dell’ex Oratorio dei Filippini a Piazza dell’Orologio. La struttura è guidata dal 2000 da Maria Ida Gaeta, che dirige anche ‘Letterature. Festival internazionale di Roma’. Un luogo simile dovrebbe avere una programmazione quotidiana di alto livello, come avviene al Circolo dei Lettori di Milano e Torino, fatta di presentazioni, corsi, dialoghi con gli autori italiani e stranieri, gruppi di lettura, mostre, co-working, ristorazione. In poche parole dovrebbe essere il cuore pulsante della cultura a Roma. Invece basta consultare il sito internet per rendersi conto del suo scarso utilizzo e di un programma qualitativamente inferiore a Milano e Torino. Si potrà ribattere che a Roma, rispetto alle città del Nord, mancano gli investimenti da parte delle Istituzioni e questo è senz’altro vero. Ma la città ha al suo interno una comunità letteraria composta di gruppi di lettura, piccoli festival, corsi e concorsi di scrittura: energie che potrebbero non soltanto rianimare il panorama culturale, ma far conoscere la Casa delle Letterature al pubblico romano. E’ cambiando gli atteggiamenti che si ottengono risultati a volte incredibili, come quello raggiunto dal Teatro Piccolo che quest’anno ha registrato più abbonati di Inter e Milan. Spetterà invece al futuro sindaco di Roma tornare a investire sulla cultura e lavorare affinché si torni a una dimensione ravvicinata, che alimenti la passione e la curiosità dei lettori che oggi, sentendosi smarriti, hanno smesso di frequentare la città.

di Alessandro Melia

31 Mar 2016
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