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Falcomatà: “L’Italia non riparte se non riparte il Sud”

REGGIO CALABRIA – Prima fu il sindaco Giuseppe Scopelliti, l’inventore del ‘Modello Reggio’, che ha sospeso la sua carriera politica con sei anni di condanna in primo grado per abuso d’ufficio e falso. Poi il successore Demetrio Arena, rimandato a casa dopo un anno e mezzo perché il Comune era infiltrato dalla ‘ndrangheta. Infine i commissari prefettizi per due anni. Ora a Reggio Calabria c’è un sindaco di 31 anni, che non ha un euro in cassa. Si chiama Giuseppe Falcomatà, è il figlio di Italo, e a testa alta porta la croce cercando di rialzare il destino del Comune che ha preso in mano: “Alla luce di quello che noi abbiamo ereditato, dopo due anni di gestione commissariale e dieci anni di gestione amministrativa allegra- racconta all’agenzia Dire- c’è da ricostruire prima di tutto un rapporto sociale, e anche personale, con i cittadini, per ripresentarsi credibili agli occhi della cittadinanza. Si può fare solo essendo chiari e dicendo la verità”.

Ed è la prima cosa che ha fatto Falcomatà, ha detto la verità “sulle casse comunali di Reggio”. Ovvero: “Senza alcun fine strettamente politico ma solo per dire che abbiamo trovato questa situazione, con un piano di riequilibrio che ci costringe a dover restituire allo Stato quasi 12 milioni di euro l’anno per dieci anni, e dobbiamo far gravare tutto questo sulle spalle dei cittadini, con tributi locali altissimi a fronte di servizi pressocché inesistenti. E’ chiaro che non ci possiamo rassegnare. Ed è per questo motivo che la prima cosa che abbiamo fatto è stato presentare un dossier con delle proposte di correttivo di questo piano al Governo. Non andiamo a Roma a pietire aiuti. Ma presentiamo una proposta alternativa”.

Il punto che è che il fondo è già stato toccato, non si può che migliorare. “Non ci dimentichiamo- continua il sindaco di Reggio- che veniamo da uno scioglimento per mafia, e quindi siamo impegnati non soltanto a cancellare la macchia di essere il primo comune sciolto per infiltrazione mafiosa, ma anche ad eliminare ogni possibile alone che possa restare su questo comune, attraverso una gestione trasparente e leale dei cittadini che abbracci tutti i settori”.

“Un percorso di legalità e trasparenza- continua Falcomatà- che deve spiegare i suoi effetti tanto sul piano interno che esterno, con gli strumenti che ci sono consentiti dalla legge, come la riorganizzazione degli uffici e delle competenze, ma anche sul piano culturale con il recupero della memoria delle persone che hanno perso la vità combattendo la ndrangheta. Abbiamo deciso per esempio di creare un osservatorio anti-ndrangheta, un ente terzo che ha il compito, attraverso iniziative che coinvolgano la cittadinanza, di controllare quello che avviene nelle stanze di Palazzo di San Giorgio, che non ci sia nessun elemento che possa rendere il nostro comune permeabile ad interessi mafiosi”.

Nel frattempo anche la Regione ha cambiato governo, ma è presto per tirare qualche somma: “La Giunta Oliverio è parziale, composta solo da tre elementi su sette alla luce della modifica dello statuto che porterà solo ora a poter nominare gli altri elementi. E’ chiaro che alla Regione bisogna dare il tempo che serve, siamo in una fase del tutto organizzativa. In Calabria il grande problema è il lavoro, soprattutto per i giovani. L’ha detto anche Papa Francesco che l’unica via per uscire dal problema mafia è dare un lavoro onesto e trasparente ai giovani. L’amministrazione comunale non ha tra i priopri doveri quello di creare occupazione, ma sicuramente quello di creare le condizioni affinché chi abbia un’idea, un progetto per investire nella città in cui è nato o cresciuto, lo possa fare. A livello regionale Garanzia giovani potrebbe essere un modo non per dare un sussidio o un sostegno, ma diventare la possibilità per tanti giovani calabresi per inserirsi nel mondo del lavoro. Abbiamo bisogno di investimenti, che si torni a credere nel Sud e sulle capacità che la Calabria ha. L’Italia non può ripartire- conclude- se non ripartono il Sud e la Calabria. Dimentichiamoci che qualsiasi percorso di risanamento e di sviluppo del nostro Paese possa essere fatto a compartimento stagni”.

di Mario Piccirillo

31 marzo 2015

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