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Bilancio, verso accordo governo-Ue, ma no a nuove tasse / Infografica


ROMA – Domani il governo italiano rispondera’ alla lettera della Commissione europea che ha chiesto una manovra correttiva da 3,4 miliardi, pari allo 0,2% del pil. Il documento che partira’ da Roma sara’ dettagliato e rispettera’ i tempi: tra ministero e Palazzo Chigi i tecnici sono al lavoro e tutte le opzioni sono sul tavolo per cercare di recuperare le risorse che servono per rispettare gli impegni presi con Bruxelles sul deficit strutturale.

La sensazione, dopo le dichiarazioni del ministro Padoan e del premier Gentiloni, e’ che l’Italia non arrivera’ allo scontro con la Commissione e la procedura di infrazione sara’ evitata. Le conseguenze a livello reputazionale sarebbero troppo rischiose rispetto a una correzione dello 0,2%, con lo spread che ha ripreso a salire e con lo spettro che la Bce possa ridurre il programma di acquisto sui titoli di Stato.

Certo e’ che le misure che propora’ il Tesoro non andranno a impattare sulla crescita nonostante Roma abbia gia’ ricevuto 19 miliardi di flessibilita’ sul risanamento dei conti e un margine per le ‘circostanze eccezionali’ dovute alla ricostruzione post terremoto; questo con un debito pubblico che veleggia oltre il 133% e una crescita stimata all’1%.

La Commissione si aspetta un set di misure strutturali ma il negoziato e’ in corso e non e’ escluso che alla fine si arrivi a un accordo che prevede un mix di interventi strutturali e non. Comunque, il menu di proposte sul quale i tecnici del governo si stanno confrontando va dall’anticipo dei tagli di spesa previsti per il 2018 al rafforzamento delle misure per la lotta all’evasione Iva; l’estensione della Voluntary disclosure e il differimento della rottamazione sulle cartelle di Equitalia. Come sempre quando si va a caccia di coperture si torna a parlare anche del riordino delle agevolazioni fiscali, di tagli al bilancio dei ministeri e magari della rimodulazione di qualche bonus del governo Renzi. Esclusi aumenti Iva o di altre tasse, avrebbero un effetto recessivo sul pil. Come hanno ripetuto ieri Gentiloni e Padoan la correzione non sarà “estemporanea” ma coerente con la politica economica degli ultimi tre anni. L’orizzonte di interventi, dunque, resta il Def di aprile.


31 gennaio 2017

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