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DIRE - LE OPINIONI

“populist” e “Populist”, un gioco di parole

di Arnaldo Testi* per www.ytali.com

Il populismo negli Stati Uniti nasce con la P maiuscola. Le parole Populism e Populist si diffondono a fine Ottocento in connessione con la formazione di un partito politico, il People’s Party o Populist Party, attivo fra gli anni 1890s e gli inizi del Novecento. Se si analizzano i milioni di libri in inglese-americano digitalizzati da Google Books (con la sua funzione grafica Ngram Viewer), si vede come ci sia un picco improvviso di loro ricorrenze intorno al 1900, e poi una ri-crescita costante dagli anni 1930s agli anni 1960s. Il fatto che le parole abbiano la maiuscola suggerisce che si riferiscano a quel partito (così, sempre con la maiuscola, si scrivono i nomi dei partiti e gli aggettivi che ne derivano). Probabilmente ricorrono molto in testi giornalistici e poi in testi e manuali di storia e government oltre che di dibattito storico-politico sul lungo periodo dell’esperienza nazionale (penso, per esempio, ai lavori di Richard Hofstadter e alle discussioni che li hanno circondati).

Ricorrenze di “Populist” e “populist” in testi in inglese-americano, 1880-2008


Poi qualcosa cambia

I grafici mostrano come negli anni 1960s e 1970s prenda slancio la ricorrenza delle parole con la minuscola, fino ad allora pochissimo presenti – e come dopo il 1980 esse facciano il sorpasso e diventino nettamente prevalenti. Probabilmente ciò significa che nella letteratura di fine Novecento si cessa di fare riferimento al partito storico, e si discute invece di fenomeni politico-sociali dai significati più ampi, generici, magari contraddittori, e (posso ipotizzare) oggetto di riflessioni sugli sviluppi della società contemporanea. Penso qui ai movimenti popolari della destra conservatrice, spesso definiti (o che si auto-definiscono) populisti. O, in chiave politica opposta, al linguaggio con cui si definiscono (e auto-definiscono) certe politiche liberal democratiche, dove populista equivale a progressista. Che  populist e populism in questo senso abbiano qualcosa a che fare con il Populist Party può sembrare scontato (il nome vorrà pur dire qualcosa!) ma non è detto che (sempre) lo sia.

Ricorrenze di “Populism” e “populism” in testi in inglese-americano, 1880-2008


In ogni caso, la cosa interessante è che, dagli anni 1960s in poi, la curva americana delle ricorrenze di populismo e populista con la minuscola – si sovrappone abbastanza bene a quella ricavabile dai testi in altre lingue europee come il francese (populisme), lo spagnolo (populismo) e l’italiano. Sembra proprio che anche in queste lingue l’attenzione per il populismo come fenomeno complesso e generico decolli dopo la metà del Novecento, e abbia picchi importanti intorno al 1980 in italiano, al 1990 in spagnolo, a metà degli anni 1990s in francese. E’ il caso di precisare che, naturalmente, qui si parla di lingue, non di paesi. Per dire: i testi in spagnolo (castigliano) riguardano anche tutte le Americhe ispaniche – che immagino abbiano parecchio da dire sulla faccenda.

Ngram Viewer di Google Books è una meraviglia, un giocattolo utile e divertente. E tuttavia è solo altamente suggestiva, certo non dimostrativa di nulla. Va presa con le molle, anche perché conviene conoscere meglio come funziona. In particolare per i libri non in inglese può risultare poco affidabile, perché il numero di libri digitalizzati è inferiore al numero di quelli in inglese – e quindi meno rappresentativo. E tuttavia in questo caso i suoi grafici suggeriscono due cose. E’ possibile che le parole “populismo” e “populista” abbiano una storia più lunga e complessa negli Stati Uniti che in altre aree linguistico-culturali comparabili? Ma anche che negli ultimi decenni ci sia stata una convergenza di attenzione e interesse?

E a proposito di giocattoli e giochi di parole: qualcuno vuol provare a fare lo stesso esperimento con i libri in tedesco e, ovviamente e soprattutto, in russo?


*Arnaldo Testi insegna storia americana all’Università di Pisa, e ho scritto qualche libro. I più recenti sono La formazione degli Stati Uniti (per Il Mulino, 2003 e 2013), Il secolo degli Stati Uniti (sempre per Il Mulino, 2008 e, in edizione aggiornata, 2014), Stelle e strisce. Storia di una bandiera (per Bollati Boringhieri, 2003), e Capture the Flag: The Stars and Stripes in American History (per la New York University Press, 2010). Ho anche curato l’edizione italiana del deliziosamente saggio e corrotto Plunkitt di Tammany Hall (per Ets, 2010). Cura il blog https://shortcutsamerica.com/

31 gennaio 2017

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