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Povertà, in centinaia con Sant’Egidio per ricordare Modesta Valenti

sant'egidio_modesta_ valentiROMA – Tante, troppe candele. Accese per ricordare i senzatetto che nelle strade hanno perso la vita. E’ il gesto simbolico scelto dalla comunità di Sant’Egidio per ricordare Modesta Valenti e tanti altri come lei, morti in povertà e tra l’indifferenza.

Modesta, morta il 31 gennaio 1983 davanti alla stazione Termini perche’ nessuno le presto’ soccorso, è diventata nel tempo la ‘santa dei senza dimora’. Era una clochard, trovava spesso rifugio nei locali della stazione. Quella notte si senti’ male, ma gli operatori dell’ambulanza che arrivo’ si rifiutarono di aiutarla perche’ era sporca e piena di pidocchi.

Sant’Egidio negli anni si è caricata di preservarne la memoria. Stamattina a Trastevere, nella basilica di Santa Maria, c’erano centinaia di persone per ricordarla. Una messa a cui hanno preso parte anche tanti senzatetto, che la comunità aiuta e a cui anche oggi, dopo la celebrazione, ha offerto un pranzo.

“Oggi i poveri sono le persone che soffrono per la divisione della famiglia, per la mancanza di lavoro e gli anziani. E anche gli stranieri che vengono nel nostro Paese e non riescono a inserirsi. La povertà aumenta- dice Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio- ci sono molte persone che vivono per strada o in situazioni veramente precarie, a Roma ne abbiamo contati 8mila. Ricordando Modesta Valeri vogliamo abbracciare tutte queste persone, per non farle sentire sole e mandare un messaggio a tutti i cittadini di Roma: quando incontrate un povero date una mano, avvicinatevi, perché purtroppo come nella storia di Modesta l’isolamento può provocare la morte. Noi, invece, vogliamo mandare da questa chiesa un messaggio di vita, di solidarietà e di misericordia”.

Tra i banchi della chiesa c’è anche il viceministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale Mario Giro. “Credo che momenti come questo, che ricordano gli ultimi fra gli ultimi- sottolinea- siano molto importanti perché l’imbarbarimento della nostra società nasce anche dall’indifferenza verso quelli che il papa chiama gli ‘scarti’. Si deve ripartire da qui”.

L’appuntamento di Santa Maria in Trastevere è solo il primo di una lunga serie: nelle prossime settimane, fino alla fine dell’inverno, in altri quartieri di Roma e in numerose città italiane ed europee, si svolgeranno altrettante celebrazioni della memoria, promosse dalla Comunità di Sant’Egidio.

Dei 7.709 senza dimora che vivono a Roma (è una stima del 2014 dell’Istat, del ministero del Lavoro e della Caritas) c’è ospitalità in strutture attrezzate per circa il 25% di loro. Si stima che in 2.500 non trovano riparo per la notte, arrangiandosi a dormire su marciapiedi, porticati delle stazioni, sottopassaggi. Circa 3 mila persone trovano rifugio in alloggi precari e di fortuna. La Comunità di Sant’Egidio ha aperto anche quest’anno per il periodo invernale uno spazio di accoglienza all’interno di palazzo Leopardi che si aggiunge alle altre strutture già attive tutto l’anno a Trastevere. La Comunità negli ultimi anni ha esteso il suo intervento nella periferia di Roma fino a toccare comuni limitrofi, in particolare sul litorale, come Anzio, Nettuno, Ostia, Fiumicino, Ladispoli, Santa Marinella, Civitavecchia. Nel 2015 Sant’Egidio ha distribuito 4,5 tonnellate di cibo a settimana; 12 mila coperte e sacchi a pelo; 110 mila cene per le strade di Roma e dintorni; 90 mila quelle servite nella storica sede di via Dandolo; 5 mila i volontari che hanno lavorato per servire i pasti.

31 gennaio 2016

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