Ilva, tra Emiliano e Calenda è scontro totale: ecco perchè - DIRE.it

Puglia

Ilva, tra Emiliano e Calenda è scontro totale: ecco perchè

 

ROMA – Continuano gli scambi di accuse tra il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, sul futuro dello stabilimento dell’Ilva di Taranto. Dopo l’apertura del tavolo con il gruppo AncelorMittal, che ha vinto la gara indetta dal ministero, ieri le trattative si sono bruscamente interrotte per il ricorso presentato al Tar di Lecce dalla Regione Puglia.

Un ricorso “incomprensibile” per il ministro Calenda, che invita il governatore Emiliano a “ritirarlo” e a “non fare ostruzionismo, oppure l’investitore se ne andrà”.

Emiliano, però, tiene il punto, schiva gli attacchi che vengono anche dalla Fiom e dal ministero dell’Ambiente e tira dritto: “Rivolgo un invito a non creare panico inutile. Se come noi riteniamo il DPCM in questione non tutela la salute dei nostri cittadini noi abbiamo il diritto e il dovere di impugnare quell’atto perché il mandato elettorale che mi è stato conferito è un mandato elettorale a tutela della salute dei cittadini pugliesi e di Taranto. È il mio compito fondamentale”.

 

LA PROROGA DEI TERMINI PER LE PRESCRIZIONI AMBIENTALI

Al centro dello scontro c’è il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che stabilisce la proroga, fino al 2023, degli interventi per la messa in sicurezza ambientale dell’impianto, compresa la copertura dei parchi minerari. Secondo il presidente Emiliano “il DPCM rinvia senza ragione e senza dare giustificazione, l’adempimento già previsto dall’AIA in moltissime prescrizioni ambientali. Come è noto dal punto di vista giuridico è impossibile prorogare un termine già scaduto con un atto amministrativo”.

Mentre i lavori per la bonifica ambientale vengono rinviati, nel quartiere Tamburi di Taranto, stretto tra lo stabilimento industriale e il ‘Mare Piccolo’, le scuole sono costrette a numerosi giorni di chiusura a causa dell’aria irrespirabile e del pericolo per la salute dei bambini: un giorno di chiusura a settimana nel mese di novembre.

“Questa- dichiara Emiliano- per noi è una violazione di legge molto grave che sta sacrificando il diritto alla salute. Ma un risultato lo abbiamo già avuto: è bastato minacciare questa impugnativa per avere finalmente dal governo l’inizio dei lavori della copertura dei parchi minerari”.

“Immaginate- spiega il governatore- che tutto il necessario, parlo dei pali in acciaio per la copertura dei parchi minerari, è depositato da due anni presso l’azienda Cimolai che è incaricata della realizzazione della copertura. La domanda che farei a Calenda e a tutti coloro che si stanno lamentando in queste ore della nostra impugnativa è ‘Come vi è potuto venire in mente di prorogare il termine dell’adempimento delle prescrizioni ambientali già scadute avendo già predisposto tutto il materiale necessario per la copertura dei parchi già da due anni?'”.

 

IL NODO DELLA DECARBONIZZAZIONE DELL’ILVA

Secondo Emiliano il decreto sarebbe illeggittimo perchè non ha tenuto in considerazione le osservazioni preliminari della Regione Puglia. Nodo centrale su questo tema è la decarbonizzazione totale dell’impianto, definita da Calenda “una fesseria”.

Ma il presidente della Puglia rilancia: “Se c’è qualcuno che si è convinto che la decarbonizzazione non esiste si sbaglia, perchè evidentemente non ha letto l’altra proposta che era stata fatta nella gara dall’altra cordata che appunto invece inseriva i principi di decarbonizzazione”.

La proposta a cui fa riferimento Emiliano è quella presentata dal gruppo indiano Jindal che, puntando sulla conversione a gas, si poneva l’obiettivo di abbandonare totalmente l’utilizzo del carbone. Una proposta che però non è riuscita a vincere il bando, assegnato ad AncelorMittal con un piano che prevede ancora l’utilizzo del carbone.

 

L’INCOGNITA DELL’UNIONE EUROPEA

A mettere a repentaglio la trattativa, comunque, non sarebbe il ricorso della regione Puglia quanto l’indagine della Commissione Europea sulla concentrazione del mercato. “Attualmente- ricorda Emiliano- la vendita non è operativa, l’Unione Europea non ha ancora dato il via libera dopo il controllo sulle concentrazioni industriali”.

Secondo la Commissione Ue, infatti, l’acquisizione dello stabilimento di Taranto da parte di AncelorMittal andrebbe a creare un monopolio nel mercato dell’acciaio che potrebbe alterare la concorrenza.

Spiega ancora Emiliano: “Hanno provato a proporre alla Commissione europea l’uscita dalla cordata della Marcegaglia e abbiamo accertato proprio in questi giorni a Bruxelles, informandoci presso gli uffici competenti, che questa proposta da parte di ArcelorMittal non è stata neanche presa in considerazione dalle autorità europee che, invece, evidentemente chiedono altre dismissioni che attualmente ArcelorMittal non vuole concedere”.

“Allora- conclude- se il ministro Calenda, che era stato ampiamente avvertito dalla Regione Puglia del rischio che l’aggiudicazione ad ArcelorMittal superasse la quota massima possedibile, dovesse tentare di dare la colpa a noi e al sindaco di Taranto per il fallimento dell’aggiudicazione della quale si è reso protagonista, ha sbagliato indirizzo“.

 

 

30 novembre 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»