Emilia Romagna

Veneto in ritardo su Rems, caos all’opg di Reggio Emilia. “Internati veneti non dovrebbero stare lì”, e il giudice toglie le guardie

REGGIO EMILIA – Il fatto che nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia restano ancora una ventina di internati con residenza fuori dall’Emilia-Romagna (perchè nelle loro regioni non sono state allestite le Rems) non sarebbe legittimo. E questo potrebbe pregiudicare la presenza della Polizia penitenziaria nella struttura reggiana. E’ la nuova “tegola” segnalata dalla garante delle persone private della libertà personale dell’Emilia-Romagna, Desi Bruno, in visita giovedì scorso all’Opg.

La vicenda nasce dalla decisione del magistrato di sorveglianza che, accogliendo i reclami presentati dagli internati a Reggio residenti in Veneto (una quindicina) ha stabilito che “l’attuale internamento sta avvenendo in violazione di legge, con un pregiudizio grave e attuale dei diritti degli internati che hanno il pieno diritto all’esecuzione delle misure di sicurezza operata esclusivamente mediante il ricovero nelle Rems”. Ma nelle regioni da cui provengono, dove però non sono pronte.

opg_reggio2Tanto che il magistrato, ha ordinato al presidente della giunta regionale veneta di “porre rimedio al pregiudizio degli internati adottando i necessari provvedimenti nel termine di 15 giorni”. Una situazione a cui la Regione Veneto non può far fronte perchè, come ha fatto rilevare in udienza, è in fase di attuazione una Rems a Nogara che potrà ospitare 40 pazienti, pronta però non prima dell’ottobre 2016. In questo quadro il magistrato ha però ordinato all’amministrazione penitenziaria di esonerare il personale della Polizia penitenziaria dal servizio nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio, sempre nel termine di 15 giorni.

opg_reggio3E così, nell’attesa dell’attivazione della Rems veneta, questa disposizione, in particolare, “rischia di mettere a dura prova l’attuale organizzazione del lavoro negli spazi detentivi dell’ospedale psichiatrico giudiziario”, spiega Desi Bruno, secondo cui “non è pensabile, infatti, che negli attuali spazi possa declinarsi una gestione esclusivamente sanitaria degli internati perché la struttura non è autonoma dal resto dell’istituto in cui l’amministrazione penitenziaria sovrintende a tutta una serie di attività, dai colloqui alla cucina, dal controllo esterno agli ingressi, che non possono essere svolte dal personale sanitario che, peraltro, è del tutto insufficiente in termini numerici”. E il tutto mentre nella struttura risultano essere presenti anche 19 condannati con infermità psichica sopravvenuta durante l’esecuzione della pena e 27 minorati psichici.

A bruciare di più è poi il fatto che la Regione Emilia-Romagna, sottolinea la garante, “ha ottemperato agli obblighi di legge, entro il 31 marzo 2015, istituendo due Rems, una a Casale di Mezzani, nel parmense, e l’altra a Bologna, in cui sono stati trasferiti tutti quegli internati residenti nel territorio emiliano-romagnolo, che non potevano essere dimessi”. La situazione, infine potrebbe ancora peggiorare, perchè nelle prossime settimane saranno decisi i reclami giurisdizionali presentati contro l’illegittimo internamento anche degli altri internati residenti in Regioni che non hanno ancora attuato le Rems. In particolare cioè cinque detenuti con residenza in Lombardia e uno in Toscana.

di Mattia Caiulo, giornalista

30 novembre 2015
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