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Scienza e Fede, linea diretta con il Papa

Da una parte il rigore scientifico degli astronauti, dall’altra la spiritualità del Capo della Chiesa Cattolica. Due mondi non inconciliabili, a giudicare dal cordiale e denso scambio di battute tra Papa Francesco e l’equipaggio della missione 53 sulla Stazione spaziale internazionale, tra cui il nostro Paolo Nespoli.

Il collegamento giovedì 27 ottobre tra una sala dell’Aula Paolo VI e la stazione orbitante a 400 km sopra la Terra, ha mostrato il Pontefice entusiasta del lavoro di ricerca scientifica svolto nello Spazio, con qualche risvolto romantico. E non è la prima volta che un Papa parla con la Stazione Spaziale esprimendo un profondo apprezzamento per il lavoro svolto dagli equipaggi di astronauti.

IL PRECEDENTE

Era già successo il 22 maggio del 2011, quando Papa Ratzinger, Benedetto XVI, chiamò la Stazione, che vedeva, anche quella volta, la presenza di Paolo Nespoli. Da Ratzinger arrivarono i migliori auguri “per il vostro lavoro e per il successo della vostra grande missione al servizio della scienza, della collaborazione internazionale, del progresso autentico e della pace nel mondo”.

LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO

Sei anni dopo, Francesco, nei 25 minuti di conversazione con l’equipaggio, arriva a paragonare la Stazione a un ‘piccolo Palazzo di Vetro’, come se si trattasse di una sede extraterrestre dell’Onu.

Tra le domande del Pontefice una delle più delicate è per Nespoli. Gli chiede infatti quale, secondo lui, è il posto dell’Uomo nell’Universo, Astro Paolo chiarisce subito di essere un ingegnere e di sentirsi a proprio agio tra le macchine, e quando si chiede ‘Da dove veniamo?’ anche lui resta perplesso. Ma l’obiettivo di un astronauta è conoscere, spiega Nespoli, “e più conosciamo più ci rendiamo conto di conoscere poco”.

L’astronauta italiano sogna un futuro in cui tutti, dal Papa stesso ai poeti, possano avere accesso allo Spazio, per pote esplorare e capire anche loro cosa vuole dire avere un essere umano fuori dai confini della Terra.

Francesco ha parlato anche di amore con l’equipaggio 53.



Richiamando il verso conclusivo della Divina Commedia, che ispira l’arazzo dell’auletta dell’Aula Paolo VI, ‘L’amor che move il sole e le altre stelle’, il Pontefice aveva chiesto: “Che senso ha per voi ingegneri e astronauti chiamare ‘amore’ la forza che muove l’universo?”. A rispondere l’ingegnere russo Alexander Misurkin, che cita ‘Il piccolo principe’, la storia del “ragazzo che darebbe volentieri la propria vita per tornare e salvare piante e animali sulla Terra. L’amore è quella forza che ti da la capacità di dare la tua vita per qualcun altro”, spiega il cosmonauta, con soddisfazione del Pontefice.

“Senza amore non è possibile dare la propria vita per qualcun altro, lei ha capito quel messaggio spiegato tanto poeticamente da Saint-Exupéry e che voi russi avete nel sangue, tanto nella vostra tradizione umanistica tanto in quella religiosa”.

Il Papa chiede ancora quali siano le motivazioni che li hanno spinti a divenire astronauti e che cosa dia loro gioia. Sintetizzando la risposta del russo Segey Ryazanski, Nespoli- che ha fatto da traduttore- spiega che la sua ispirazione nasce da suo nonno, uno dei primi pionieri dello Spazio e uno dei responsabili della costruzione del satellite Sputnik.

Randolph Bresnik (Usa), comandante della Nasa e dell’equipaggio, spiega che gli dà gioia guardare la Terra “un po’ con gli occhi con i quali la vede Dio” e anche “l’indescrivibile bellezza di questo pianeta”.

La velocità orbitale di dieci km al secondo “ci fa vedere una terra senza confini, con un’atmosfera fine e fragile” e “ci fa vedere come tutti dovremmo collaborare insieme per un futuro migliore”. Anche queste parole sono molto apprezzate dal Papa: “Il primo è andato alle proprie radici, è andato dal nonno, e lei che viene dall’America è riuscito a capire che la terra è troppo fragile, è un momento che passa” ed è “tanto capace di fare del male, di distruggersi, e lei è andato a guardare con gli occhi di Dio: il nonno e Dio, le radici e la nostra speranza e forza”.

Mai – è il monito di Francesco – dimenticare le radici, questo mi fa bene sentirlo da voi, grazie”.

Le ultime parole di Francesco prima di chiudere il collegamento in diretta sono di profondo e convinto apprezzamento. “La totalità è più grande della somma delle parti. Questo è l’esempio che voi ci date. Vi sentiamo come rappresentanti di tutta la famiglia umana nel grande progetto di ricerca che è la Stazione Spaziale. Il colloquio mi ha molto arricchito”.

30 ottobre 2017

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