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A funghi nei boschi? No, nella giungla (della burocrazia)

ROMA – Un ‘mare magnum’ di regole e regolette che differiscono da una regione all’altra, e spesso anche tra province della stessa regione. In questo mondo normativo contorto e complesso deve muoversi l’appassionato di funghi che vuole ottenere il tesserino di abilitazione alla raccolta. A disciplinarne la raccolta, infatti, non esiste una legislazione nazionale omogenea, ma diverse norme regionali che variano senza un perche’ da un posto all’altro. Fino al paradosso per cui, ad esempio, se si entra senza tesserino in un bosco tra Lombardia e Trentino, in una regione non succede assolutamente nulla, nell’altra si rischiano multe salate. Senza contare che in molte regioni le norme si moltiplicano. Perchè c’è il tesserino provinciale, e poi quello della comunità montana, quello del consorzio di comuni, quello del singolo paese in un delirio di cavilli che scoraggerebbe anche il più appassionato dei cercatori.

Partiamo da nord. A Bolzano esistono norme provinciali, trattandosi di una provincia a statuto speciale. Ma solo pochi chilometri più a valle, in Val di Fiemme, è costituito un unico ambito territoriale omogeneo che comprende i Comuni di Predazzo, Ziano di Fiemme, Panchià, Tesero, Cavalese, Varena, Daiano, Carano, Castello e Molina di Fiemme. In questo caso i costi del patentino differiscono, si va dai 12 euro per la raccolta di un giorno fino ai 264 euro per un permesso semestrale, e vari step per chi vuole un’abilitazione di tre giorni consecutivi, una settimana, due settimane, un mese o tre mesi. Ma appena usciti dalla Valle, il castello regolamentare svanisce. Nuove regole, e altre tessere.

Patria dei fungaioli ‘liberali’ e’ la Lombardia, che da alcuni anni non prevede più un tesserino obbligatorio. Una vera e propria pacchia. Peccato che dal primo agosto di quest’anno l’obbligo è stato reinserito da 6 Comuni dell’Alta Val Seriana: Piario, Ardesio, Gromo, Oltressenda Alta, Valgoglio e Gandellino.

Nel Lazio, invece, la ‘corsa’ al patentino sembra non finire mai. La Regione esige infatti un corso d’aggiornamento ‘infinito’: la formazione è prevista sia per chi vuole ottenere il tesserino sia per quanti debbano rinnovarlo. La novita’ e’ del 14 agosto scorso. Formazione continua, come se dai tempi di Biancaneve porcini, ovuli e amanite non siano sempre le stesse.

In Piemonte la Regione richiede solo un versamento di una quota tramite bonifico bancario: 30 euro per l’abilitazione annuale, 60 per quella biennale e 90 per quella triennale, da versare a un copioso numero di enti accreditati. C’e’ poi la disciplina differenziata, perche’ anche tra i fungaioli ci sono i ‘migranti’. I non residenti devono sapere in quali zone sono previste leggi ‘ad hoc’ e dove invece non possono proprio raccogliere. Ma il trend conduce alla proliferazione se non dei funghi dei tesserini, dei bollettini, dei ticket e dei permessi.

Parco dei Nebrodi, Cilento, Basilicata, Molise, nessun luogo sfugge alla burocrazia in salsa fungina.

In Emilia-Romagna si raggiungono le vette: qui cresce il fungo di Borgotaro, IGP, l’unico ad aver ottenuto questa denominazione. Rigide le prescrizioni per la raccolta del prezioso frutto del bosco. Valide, ovviamente, fino alla valle affianco. Li’ le regole cambiano. E anche l’Igp, d’incanto, svanisce.

di Federico Sorrentino, giornalista professionista

30 settembre 2017

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