Siria, la sorella di padre Dall’Oglio: “Non cada nel silenzio”

ROMA – “Per noi familiari sentire che il messaggio di Paolo è  ancora attuale è un segno importante. Quella che viviamo è un’attesa dolorosa ma che ci ha aperto delle opportunità: ci ha avvicinato a tante realtà associative in Italia, e ci ha fatto scoprire la Siria. A Berlino con mia sorella tempo fa abbiamo conosciuto un gruppo di donne siriane che girano l’Europa in pullman per parlare dei familiari scomparsi nelle carceri siriane. Anche noi continuiamo a chiedere che si continui a lavorare per la verità. Non deve cadere il silenzio. Constatiamo con dolore che le autorità non sappiano dirci nulla, pur sentendo forte la vicinanza delle istituzioni, primo tra tutti il presidente Mattarella”. Così Francesca Dall’Oglio, sorella di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rapito a Raqqa, in Siria, il 29 luglio del 2013.
Francesca è intervenuta alla sede della Federazione nazionale della stampa italiana, che ha organizzato un incontro per ricordare i cinque anni di questa ‘assenza’. “Quella di padre Paolo Dall’Oglio è una figura più che mai attuale in Italia, e si usa la Croce per difendere queste scelte. Ma le parole non sono pietre ma ponti: è questo il filo conduttore della vita di Dall’Oglio”, ha detto Giuseppe Giulietti, presidente Fnsi.

L’inchiesta Rai svela elementi inediti sull’inchiesta

La storia di padre Paolo Dall’Oglio è “un puzzle incompleto ma su cui ancora si può lavorare”, ha detto all’incontro di Roma il giornalista della Rai, Amedeo Ricucci, autore del reportage completo andato poi in onda ieri alle 23.30 su ‘Rai Uno’, su ‘Speciale Tg1’.  Nel corso del viaggio, Ricucci è riuscito a intervistare alcuni amici del gesuita, i quali hanno raccontato che quel giorno padre Dall’Oglio entrò in quello che sarebbe diventato il quartier generale dell’Isis per negoziare la liberazione di un leader delle manifestazioni anti-regime. Secondo i testimoni, Padre Paolo avrebbe incontrato  Abd al-Rahman al Faysal Abu Faysal , l’uomo forte dell’organizzazione che gestiva i prigionieri stranieri, e che oggi sarebbe ancora vivo. 
Quattro ore dopo la sua scomparsa, alcuni giovani sarebbero andati a chiedere notizie. I loro amici riferiscono di , che avrebbe negato l’incontro col gesuita romano. “Ma non videro segni di sangue o segni di colluttazione”.
Una personalità che, secondo Ricucci, “avrebbe molto da dire agli inquirenti”. Ma il giornalista avverte: “Più il tempo passa– ha avvisato- più sara difficile avere informazioni di prima mano. Pochissimi i membri della sua comunità rimasti a Raqqa: alcuni sono morti, altri sono fuggiti e hanno cambiato nome”. Inoltre “tra qualche mese Raqqa potrebbe tornare sotto il controllo del regime di Damasco”, a cui padre Dall’Oglio sarebbe stato inviso.

L’intervista a padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli:

“COSTRUIRE PONTI COME PADRE DALL’OGLIO”

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30 Luglio 2018
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